SALUTE MENTALE E DISABILITA’, “MANCA UN PIANO”: ABRUZZO TRA REGIONI CON MAGGIORI CRITICITA’

19 Ottobre 2021 07:53

L'Aquila: Abruzzo

L’AQUILA – “Fragilità e marginalità sono spesso espulse dal confronto pubblico, a un serio dibattito sulle problematiche emergenti e sulle soluzioni necessarie, spesso viene preferito un approccio episodico ed estemporaneo, in cui gli interventi spot non aiutano ad affrontare queste esigenze sociali in maniera strutturale”.

A spiegarlo ad AbruzzoWeb è Silvia Marinelli, psicologa e psicoterapeuta, nonché consigliera comunale di Castel di Sangro (L’Aquila): “Il Tavolo Tecnico Sulla Salute istituito al Ministero della Salute ha evidenziato le carenze di alcune regioni relative al Piano d’Azione Nazionale Salute Mentale (PANSM). Emerge un quadro preoccupante, sia in termini quantitativi che qualitativi. L’Abruzzo è tra le regioni che non hanno portato a compimento più di 6 punti programmatici”.

Perché è importante agire sul piano regionale?

“Tutto parte dalla riforma del Titolo V avvenuta con la legge costituzionale n. 3 del 2001 con cui lo Stato ha affidato alle Regioni e alle Province autonome l’organizzazione e la gestione dei servizi sanitari – sottolinea Marinelli – Chi ha ideato questa norma ha di fatto creato 20 diversi sistemi sanitari. Di conseguenza, i disabili devono considerarsi fortunati o sfortunati a seconda del luogo di residenza, un fatto già di per sé inaccettabile. Inutile dire che si riscontrano notevoli differenze tra le varie regioni, solo per fare un esempio, l’Abruzzo risulta al diciottesimo posto per spesa dei comuni per i servizi sociali (Dati ISTAT relativi al 2018). Quando parliamo di disabilità, dobbiamo ricordarci che è lo stato a determinare i livelli essenziali di assistenza che devono essere garantiti a tutti i cittadini, a maggior ragione se disabili. In Italia abbiamo un’ottima legislazione in materia, ma come spesso capita non viene applicata, o lo è solo parzialmente”.

“Come sappiamo – aggiunge – la nostra è una regione caratterizzata da una geografia che costringe larghe fasce della popolazione in luoghi bellissimi ma remoti dai grandi centri. La logica imporrebbe dunque di dotare i territori di strutture capillari in grado di seguire i pazienti quotidianamente senza costringerli a lunghi spostamenti. In alcune aree si nota un procedimento opposto, chiusura di reparti nei piccoli centri in base a logiche puramente ragionieristiche”.

“Il documento del Ministero di cui sopra fa emergere infatti come la prima difficoltà sia intercettare gli individui che manifestano disturbi per la prima volta. Viene citata espressamente l’importanza della medicina territoriale, argomento poco discusso ma, centrale per ‘accogliere’ i nuovi pazienti e curare al meglio quelli già inseriti in un percorso. Il documento del Tavolo Tecnico divide l’analisi dell’operato delle regioni in tre settori: salute mentale degli adulti, neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza e integrazione. È proprio il secondo punto, quello relativo alle face d’età più a rischio, a presentare le maggiori criticità. Dei 6 punti programmatici, la Regione Abruzzo ne ha raggiunto solo uno. Per quanto questi dati siano solo un check del ministero sullo stato attuale, non sorprendono chi da anni monitora il tema della salute mentale sul territorio”.

“Per citare un esempio: Castel di Sangro, 7.000 abitanti e un centro di igiene mentale che dovrebbe ‘coprire’ tutto l’alto Sangro. La struttura negli ultimi anni è stata oggetto di un lento, silenzioso, ma inesorabile impoverimento di risorse con un conseguente calo della qualità del servizio offerto, e quando il servizio in questione è la tutela della salute mentale non ci si possono permettere errori”.

“Questo è solo uno dei tanti presidi sanitari che soffrono un costante impoverimento di risorse da anni – osserva – Ciò avviene per tutti gli ambiti sanitari, ma in particolar modo per quello della tutela della salute mentale e per l’assistenza ai disabili. Sono proprio loro, i disabili, le prime vittime di questo disimpegno dalla medicina territoriale”.

“Sono mesi che parliamo di, covid-19, ora che l’emergenza sanitaria è entrata in una nuova fase, è giunta l’ora di portare l’attenzione delle nostre amministrazioni verso i più fragili, ma soprattutto verso tutti coloro che purtroppo sono usciti fragili da questo ultimo anno e mezzo. I fondi ci sono, ed altri ancora arriveranno grazie al PNRR, ultima chiamata per la Regione Abruzzo”, conclude Marinelli.

 

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