SAN GABRIELE, INIZIA L’ANNO GIUBILARE: OGGI L’APERTURA DELLA PORTA SANTA

27 Febbraio 2021 00:26

Teramo: Cultura

ISOLA DEL GRAN SASSO – Si apre la Porta Santa, inizia l’anno giubilare di San Gabriele.

Dopo il rinvio, causato dall’emergenza Covid-19, delle celebrazioni per il centenario della canonizzazione del santo (1920-2020), che si sarebbero dovute svolgere lo scorso anno, sabato 27 febbraio, festa liturgica di San Gabriele, inizieranno le celebrazioni per il centenario e anche l’anno giubilare che si concluderà il 27 febbraio 2022.

Il santuario intende far memoria, nonostante il perdurare dell’emergenza sanitaria, di quel 13 maggio 1920 quando, nella Basilica di San Pietro in Roma, papa Benedetto XV dichiarava santo Gabriele dell’Addolorata. Alla celebrazione assisteva Michele Possenti, il medico fratello maggiore del santo, insieme ad altri parenti; partecipò l’unico compagno superstite del santo, fratel Silvestro Polidori. Alla cerimonia erano presenti 40 cardinali, più di 300 vescovi da ogni parte del mondo e migliaia di fedeli. Durante l’anno giubilare centenario del santo dei giovani, che ha come slogan “Con i giovani, protagonisti nella storia”, sono previste celebrazioni e manifestazioni.

Tra i giubilei in programma nel 2021-2022 ci saranno il giubileo dei movimenti ecclesiali, il giubileo del motociclista, il giubileo delle forze dell’ordine e istituzioni, il giubileo della famiglia laicale passionista, il giubileo del pellegrino, il giubileo dei giovani, il giubileo degli ammalati, il giubileo delle confraternite, il giubileo degli artisti, il giubileo degli sportivi, il giubileo degli studenti, il giubileo dei bambini, il giubileo del volontariato, il giubileo degli universitari, il giubileo dei lavoratori, il giubileo degli alpini.

Oggi sono in programma: la celebrazione del transito del santo (ore 6.30); sante messe (ore 7, 8, 9, 10, 11, 16, 17, 18), l’apertura della Porta santa (indulgenza plenaria) e inizio dell’anno giubilare centenario alla presenza del vescovo di Teramo Atri Lorenzo Leuzzi. L’inizio dell’anno giubilare sarà trasmesso in diretta facebook e youtube “Santuario di San Gabriele dell’Addolorata”. Sarà anche possibile collegarsi al sito del santuario (www.sangabriele.org), a quello della diocesi di Teramo-Atri (www.diocesiteramoatri.it), oppure al nuovo sito dedicato al giubileo (www.giubileosangabriele.it).

Anche il presidente della Regione, Marco Marsilio, alle 11 sarà al Santuario di San Gabriele per l’apertura della porta Santa e l’inizio dell’anno Santo.

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La Provincia di Teramo ha aderito al comitato per l’organizzazione.

“Compatibilmente con i limiti imposti dalla pandemia questo anno Giubilare sarà comunque ricco di significati e contenuti e certamente rappresenta un evento di grande importa per i credenti e per il turismo religioso  – commenta Lanfranco Cardinale, consigliere delegato della Provincia – la Provincia ha assicurato la propria collaborazione anche per la sistemazione della rete viaria e sarà a fianco degli organizzatori, il Vescovado e la Congregazione dei Passionisti, per contribuire alla divulgazione delle manifestazioni che verranno realizzate. In questo contesto si inserisce anche la riscoperta del Cammino Teramano, un percorso di storia e fede che partendo dal Santuario dell’Addolorata di Giulianova arriva fino a San Gabriele. Una vecchia via di pellegrinaggio ricca di suggestioni storiche e ambientali che proprio la Provincia ha contribuito a riscoprire”.

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IL SANTUARIO E I GIOVANI

L’aspetto che più colpisce chi arriva al santuario è la massiccia presenza dei giovani. San Gabriele è innanzitutto il santo dei giovani. Sono centinaia di migliaia i giovani che vanno da lui ogni anno per una sosta di preghiera. Ogni anno, ai primi di marzo, migliaia di studenti delle scuole medie superiori dell’Abruzzo e delle Marche arrivano al santuario per una giornata di spiritualità a “cento giorni dagli esami di maturità”.

Ogni anno, a fine agosto, migliaia di giovani da tutta Italia si accampano per cinque giorni al santuario per la Tendopoli-Festa dei giovani, dando vita ad un meeting religioso fatto di incontri, conferenze, preghiera, testimonianze. In particolare, la Tendopoli, arrivata alla 19° edizione, si è imposta a livello nazionale come una delle principali manifestazioni giovanili. Il raduno si conclude con la Festa dei giovani che vede circa 7 mila presenze. Ogni mese gruppi di ragazzi e ragazze in ricerca vocazionale si radunano al santuario per riflettere sul loro futuro.

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LA STORIA DEL SANTO

San Gabriele nasce da famiglia aristocratica ad Assisi (Perugia) il 1° marzo 1838, da Sante Possenti, governatore della città, e Agnese Frisciotti. Lo battezzano lo stesso giorno con il nome dell’illustre concittadino, Francesco. Nel 1841 Sante è nominato assessore al tribunale di Spoleto (Perugia), dove si trasferisce con tutta la famiglia.

A tredici anni Francesco affronta gli studi liceali nel collegio dei gesuiti. E’ intelligente, esuberante, vivace, gli piace studiare, riesce ottimamente soprattutto nelle materie letterarie. Compone poesie in latino, le recite scolastiche lo vedono sempre protagonista. Vince numerosi premi scolastici. Elegante, vivace, spigliato, diventa un punto di attrazione per la sua allegria. Gli piace seguire la moda, veste sempre a puntino. Vuole primeggiare in tutto, “la bella vita non gli dispiace”.

Organizza partite di caccia, partecipa a passeggiate e scampagnate, va volentieri a teatro col padre e le sorelle, va a ballare (in città è anche conosciuto come “il ballerino”), anima le serate nei salotti di Spoleto, legge i romanzi e lo attirano gli autori del tempo, il Manzoni, il Grossi, il Tommaseo. Ma è anche di animo buono, generoso, sensibile alle sofferenze dei poveri, ama la preghiera. Sprizza vita da tutti i pori. Niente di strano se qualche ragazza fa sogni su di lui. Lui si presenta sempre più ricercato nei vestiti e sempre più raffinato nelle sale da ballo e nei salotti.

E’ un bel ragazzo e ne è consapevole. Alto (circa m.1,70), snello, moro, viso rotondo fragile, occhi neri vividi, labbra ondulate con finezza sempre in sorriso, capelli castano scuri dal ciuffo ribelle. Checchino della vita è innamoratissimo, ma sul futuro sembra ancora indeciso. Egli “aveva sortito da natura un carattere molto vivace, soave, gioviale, insinuante, insieme risoluto e generoso, ed aveva un cuore sensibile e pieno d’affetto…  di parola pronta, propria, arguta, facile e piena di grazia, che colpiva e metteva in attenzione”.

I ripetuti lutti familiari e alcune brutte malattie in cui è incappato gli hanno fatto apparire le gioie umane brevi ed inconsistenti; come l’ultimo dramma, la morte dell’amatissima sorella Maria Luisa, il 17 giugno 1855. Segue un anno tribolato senza riuscire a fare una scelta. Le cose non sono più quelle di prima, l’idea del convento torna con più insistenza. Il 22 agosto 1856, durante la processione, quando  l’immagine della Madonna del duomo passa davanti a lui, gli risuonano nel cuore chiare parole: “Francesco, cosa stai a fare nel mondo? Segui la tua vocazione!”.

Questa volta non riesce a resistere. Il 6 settembre parte da Spoleto e va a Morrovalle (Macerata) per iniziare il noviziato. Lui, il ballerino elegante, il brillante animatore dei salotti di Spoleto, ha scelto di entrare nell’istituto austero dei passionisti, fondato nel 1720 da San Paolo della Croce con lo scopo di annunciare, attraverso la vita contemplativa e l’apostolato, l’amore di Dio rivelato nella Passione di Cristo.

A 18 anni dunque Francesco volta pagina, affronta una nuova vita e cambia anche nome: d’ora in poi si chiamerà Gabriele dell’Addolorata, perché sia chiaro che il passato non esiste più. La scelta della vita religiosa è radicale fin dall’inizio: si butta anima e corpo, da innamorato, per sempre. Ha trovato finalmente la pace del cuore e la felicità.

Non gli fanno certo paura le lunghe ore di preghiera, le penitenze e i digiuni, perché ha trovato quello che cercava: Dio che gli riempie il cuore di gioia. Lo scrive subito al papà: “La mia vita è una continua gioia…La contentezza che io provo è quasi indicibile… Non cambierei un quarto d’ora di questa vita”. Il 22 settembre 1857 emette la professione religiosa.

Il 10 luglio 1859 arriva nel conventino dei passionisti a Isola del Gran Sasso (Teramo) per prepararsi al sacerdozio con lo studio della teologia. A fine 1861 si ammala di tubercolosi; ogni cura risulta vana. Non riesce a diventare sacerdote anche perché difficoltà politiche impediscono nuove ordinazioni. Gabriele si rende conto che non c’è niente da fare. Il viaggio è già finito. Ma non si sconvolge. E’ proprio quello che aveva chiesto qualche anno prima. Quel che conta è solo la volontà di Dio. “Così vuole Dio, così voglio anch’io”, scrive. La mattina del 27 febbraio 1862 “al sorgere del sole” Gabriele saluta tutti, promette di ricordare in paradiso, chiede perdono e preghiere. Poi muore confortato dalla visione della Madonna che invoca per l’ultima volta: “Maria, mamma mia, fa’ presto”.

La sua è ritenuta da tutti la morte di un santo. Tutti ricordano i suoi brevi giorni, all’apparenza comuni. Il quotidiano è stato il suo pane, la semplicità il suo eroismo. Le piccole fragili cose di ogni giorno che diventavano grandi per lo spirito con cui le compiva. Lo ripeteva spesso: “Dio non guarda il quanto ma il come; la nostra perfezione non consiste nel fare le cose straordinarie ma nel fare bene le ordinarie”. Tutti ricordano la sua vita trascorsa all’ombra del Crocifisso e di Maria Addolorata, che è stata la ragione della sua vita. Il suo direttore, padre Norberto Cassinelli, rivela a tutti il segreto della sua santità: “Gabriele ha lavorato con il cuore”. Nel 1866 la comunità passionista di Isola è costretta ad abbandonare il conventino ai piedi del Gran Sasso, in forza del decreto di soppressione dei religiosi. La tomba di Gabriele sembra abbandonata per sempre, ma non è così. Qui si chiude solo la prima fase della storia del giovane passionista.

La seconda fase inizia nel 1892, a trent’anni dalla morte di Gabriele, quando sulla sua tomba accadono i primi strepitosi prodigi. Il 17 e 18 ottobre 1892 si procede alla riesumazione sotto stretta sorveglianza della gente che non vuole sentire parlare di trasferimento delle ossa. Sono presenti dalle quattro alle settemila persone. In quella stessa giornata si parla di “almeno sette prodigi di rilievo”. Così Gabriele resta definitivamente in Abruzzo e da allora ha inizio una catena ininterrotta di prodigi, grazie e miracoli operati per sua intercessione. Gabriele viene dichiarato beato da san Pio X il 31 maggio 1908 e in suo onore viene innalzata la prima basilica. Il 13 maggio 1920 Benedetto XV lo proclama santo e nel 1926 diventa compatrono della gioventù cattolica italiana.

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