SANITÀ ABRUZZO: BUCO DA 90 MILIONI DI EURO, “TORNA LO SPETTRO COMMISSARIAMENTO”

MAGGIORANZA DI CENTRODESTRA IN DIFFICOLTÀ A RIVELARE LA CIFRA MONSTRE E LA PREVISIONE NEGATIVA E’ DEL CAPOGRUPPO PD ED EX ASSESSORE AL COMPARTO PAOLUCCI, "CARTEGGI ALLARMANTI TRA I DIPARTIMENTI, SI FACCIA CHIAREZZA". INTERLOCUZIONE REGIONE CON TECNICI MINISTERO PER POTER ATTINGERE DA 108 MILIONI DI TRASFERIMENTI AGGIUNTIVI, MA NON E' DETTO CHE POTRANNO COPRIRE INTERO DEFICIT

di Filippo Tronca

22 Febbraio 2021 07:55

L’AQUILA – Nove lunghi anni di commissariamento della sanità abruzzese e di tagli lacrime e sangue per riportare i conti in pareggio. Ed oggi si scopre, a quattro anni dall’uscita dalla cura da cavallo, che le quattro Asl provinciali abruzzesi registrano un disavanzo monstre che potrebbe aggirarsi intorno ai 90 milioni di euro. Spendono cioè molto più di quanto hanno in cassa, aumentando così il debito complessivo, e sarà decisivo capire quanto potrà essere rimborsato dal governo come spesa straordinaria, che effettivamente c’è stata, per fare fronte alla drammatica pandemia del covid-19.

Anche se il disavanzo che dovrà essere coperto dai soldi correnti del bilancio ordinario e non dal trasferimento statale alla Regione Abruzzo per circa 2,5 miliardi di euro, è cominciato ad emergere già prima dell’esplosione della pandemia, e già con il centrodestra al governo dell’ente regionale.

Comunque, secondo molti, anche all’interno della coalizione che amministra la Regione, il rischio resta quello di vedersi nuovamente applicare le ganasce del commissariamento governativo che per l’eccessivo debito era scattato nel 2007 e concluso nel 2016. E intanto sulla scottante questione impazza la polemica con la opposizione di Centrosinistra che attacca duramente e con il centrodestra che smentisce.

Comunque, non solo sul debito, ma anche su tanti altri fronti, il comparto della sanità che è sotto la responsabilità dell’assessore alla Salute Nicoletta Verì, della Lega, è nell’occhio del ciclone, come del resto lo stesso assessore. E a maggio c’è la verifica dei primi due direttori nominati dal centrodestra, Roberto Testa, nella bufera all’Aquila per la scelta di 4 direttori sanitari in meno di 18 mesi non concordati con la politica, e Thomas Schael, di Chieti.

Il drammatico numeretto legato al debito viene rivelato ad Abruzzoweb da Silvio Paolucci, capogruppo in consiglio regionale del Partito democratico ed ex assessore alla Salute e al Bilancio. La fonte sarebbe quella di un carteggio tra i dirigenti del dipartimento Salute e di quello del Bilancio, che fotografa la situazione al quarto quadrimestre, che presenta uno scenario ben più drammatico del terzo quadrimestre, quando il disavanzo si attestava intorno ai 40 milioni, la somma che è stata chiesta al settore Bilancio, che fa riferimento all’assessorato di Guido Liris, Fratelli d’Italia, poco prima dell’approvazione a dicembre del bilancio di previsione.

“Ho notizia di carteggi interni agli uffici regionali – tuona Paolucci – che parlano di situazione a dire poco drammatica, si rischia davvero di tornare nel regime commissariale. Ho già chiesto di ottenere tutta la documentazione, e informazioni esaustive e aggiornate sulla reale situazione finanziaria delle nostre quattro Asl, e di portarle soprattutto all’attenzione del consiglio regionale, giocando a carte scoperte”.

La polemica sta per esplodere quando già il clima politico è incandescente: il centrosinistra sabato ha lanciato strali contro la Regione di centrodestra di Marco Marsilio, Fratelli d’Italia, per i ritardi che si registrano nella campagna vaccinale:  in base ai numeri forniti, il rapporto tra dosi somministrate e popolazione  ad oggi in Abruzzo è pari al 4,28%, mentre quello tra persone vaccinate e popolazione è pari all’1,55%, dati che collocano l’Abruzzo rispettivamente al penultimo e ultimo posto tra le regioni italiane, con appena 20.000 vaccinati su una popolazione di circa 1.300.000 persone.
Cifre e accuse sdegnosamente smentite da Veri’ e Marsilio che assicurano che non c’e’ alcun ritardo.

Il Movimento 5 stelle attacca invece a testa bassa, con il consigliere Domenico Pettinari, sull’ l’insufficienza del covid hospital di Pescara, costato 12 milioni, per fare fronte all’esplosione di contagi nelle province pescaresi e chietine, ora in “zona rossa”, e questo per i mancati investimenti su tutta la rete ospedaliera provinciale, in particolare per il personale, ad oggi ancora “drammaticamente insufficiente”. Altre polemiche sono innescate in Provincia dell’Aquila contro il manager Roberto Testa, caduto in disgrazia dopo la nomina a direttore sanitario dell’ex parlamentare e consigliere regionale dell’Italia dei Valori direttore sanitario Alfonso Mascitelli, medico pescarese ex direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, di area centrosinistra.

A chiedere la sua rimozione in primis la Lega, con il deputato e coordinatore Luigi D’Eramo, che a proposito di conti, ha denunciato tra le altre cose, che in un anno e mezzo ad un solo avvocato sono state concesse dalla Asl cause per 690.000 euro”  e del” mancato anticipo di fondi di bilancio per iniziare i lavori rispetto a quelle che sono necessità che il covid impone”.  Da parte sua il consigliere regionale del Partito democratico Pierpaolo Paolucci attacca Testa e chiede il commissariamento della Asl denunciando i mancati lavori all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, in primis al Pronto Soccorso e Laboratorio analisi” e che “il processamento dei tamponi viene effettuato all’Istituto Zooprofilattico di Teramo ad un costo esorbitante”.

Ad influire sull’esplosione del disavanzo è stata ovviamente anche l’emergenza covid-19 che ha fatto esplodere la spesa sanitaria su tutti i fronti. Sarà però decisivo capire in che misura ammonterà questo surplus di spesa determinato dalla pandemia: l’obiettivo della Regione Abruzzo con in testa l’assessore Veri’, è infatti quella di coprire le perdite utilizzando quota parte del trasferimento straordinario del governo centrale di 108 milioni, che che si aggiunge ai 2,4 miliardi strutturali.
Fondo extra che però è vincolato alle spese legate direttamente all’emergenza pandemica, di cui 30 milioni per interventi strutturali, 20 milioni per forniture e materie prime sanitarie, 78 milioni per personale, assunzioni e prestazioni di varia natura. Non è detto insomma che il disavanzo delle Asl possa essere coperto tutto o in parte con questi 108 milioni.
In tal senso era in corso un’interlocuzione con i tecnici del ministero della Salute per valutare la praticabilità e consistenza di questa soluzione. Ma ponendo come base un disavanzo di 40 milioni, non di 90.

I numeri esatti e certificati si avranno in ogni modo solo con l’approvazione dei bilanci da parte delle quattro Asl previsti per marzo.

“Una cosa è certa – commenta a questa testata Paolucci -, al netto della situazione straordinaria rappresentata dall’emergenza covid-19, la spesa corrente delle Asl è tornata a correre. E pensare che nel 2018, due anni dopo l’uscita dal commissariamento avvenuto nel settembre 2016, il disavanzo era stato azzerato, ed anzi si era registrato un utile di 200 mila euro”, ricorda Paolucci.

“Il governo regionale deve venire in consiglio regionale e correre ai ripari proponendo atti programmatori, come il Piano operativo il Riordino della rete ospedaliera, ancora al palo”, ribadisce.

Tra i passaggi più controversi della partita del debito sanitario, va ricordata una delibera di giunta del 25 maggio che ha ritirato il finanziamento pubblico di 30 milioni di euro destinati nel maggio 2018 al project financing del nuovo ospedale di Chieti, al fine di utilizzarli per coprire con “somma urgenza” parte della voragine che si era aperta già allora sui conti della sanità.
Questa somma è stata poi utilizzata dalla Regione però 12 milioni di euro e il resto è stato ripristinato a fine luglio, anche a seguito della minaccia di guerra legale da parte delle imprese Icm, del gruppo veneto Maltauro, e Nocivelli.
La Regione ha poi revocato il 25 gennaio la dichiarazione di pubblica utilità nel luglio 2018 dal precedente esecutivo di Luciano D’Alfonso, senza che però abbia fatto seguito la gara europea, con diritto di prelazione delle proponenti. E ora la Regione rischia risarcimenti milionari, visto che ha fatto ricorso al Tar chiedendo di dichiarare illegittima “la perdurante inerzia” della Regione Abruzzo e della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, nell’indire la gara.

I giudici amministrativi, nell’udienza del 27 gennaio, hanno rinviato il giudizio al 23 giugno prossimo per entrare nel merito della intricata questione.

A maggior ragione Nocivelli sta preparando un altro ricorso per impugnare, con contestuale richiesta di risarcimento danni milionario, la delibera di giunta del 25 gennaio scorso.

L’assessore al Bilancio Liris, Fratelli d’Italia,  nella nota che ha dato notizia dell’approvazione nella giunta del 12 dicembre del bilancio di previsione triennale ( una manovra che ha movimentato circa 4,8 miliardi di euro per il 2021, 4,6 per il 2022 e altrettanti nel 2023), non ha nascosto le difficoltà, spiegando che sono crollate le entrate fiscali di ben 49 milioni,  e che i debiti fuori bilancio ammontano a 70 milioni di euro, di cui 44,3 milioni relativi ancora una volta alle quattro Asl.

Liris ha così spiegato che sarà necessario ridurre del 50% la quota delle entrate correnti destinate a finanziare investimenti e sempre del 50%, anche quella di cofinanziamento ai progetti programmati per il 2021.

Si dovrà poi comprimere la spesa corrente obbligatoria dell’8% in attesa di reintegrare le somme non appena si renderanno disponili ulteriori trasferimenti erariali.

In attesa insomma di tempi migliori.  

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