SANITA’ ABRUZZO: IL TAVOLO DI MONITORAGGIO ROMANO, IL COCOMERO E I MISTERI

di di Angelo Orlando

7 Marzo 2022 08:17

Chieti - Abruzzo, Politica

PESCARA –  Il calvario del commissariamento della sanità abruzzese, e la “tutela” del tavolo di monitoraggio del Ministero, segnato da zone d’ombra e incongruenze.

Questo il tema al centro dell’intervento che Abruzzoweb ospita a firma di Angelo Orlando, ex senatore di Rifondazione comunista nel primo governo di Silvio Berlusconi e poi consigliere regionale ai tempi del centrodestra di Giovanni Pace, e il centrosinistra di Ottaviano Del Turco, dove ha ricoperto la carica di presidente della prima commissione Bilancio.

Il tavolo, il cocomero, i misteri.

Agli inizi del 2007 la Regione Abruzzo, per il suo pesante disavanzo sanitario, è condannata all’Inferno. Il Governo decide allora di sottoporre a tutela stretta e giudizio continuo i colpevoli per evitare la reiterazione del delitto.

Ora, mentre nella mitologia greca giudici erano Minosse, Eaco, Radamanto, o Radamante, nella Bibbia gli ultimi erano Samuele e i suoi figli, Gioele e Albia (a dimostrazione del fatto che certe cattive abitudini erano presenti pure nel giardino della religione), nella Commedia dantesca strumenti di giudizio di Satana “ Caron dimonio dagli occhi di bragia” e il cane Cerbero, per l’Abruzzo, presto, i giudici, inflessibili, hanno i nomi di Francesco (…) e Silvio (…).

Nel testo dell’accordo del 6 marzo 2007, firmato con il Governo per uscire dalle nebbie, all’articolo 2, si legge : “ Il Ministero della Salute, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, assicura il monitoraggio del piano, oggetto del presente accordo, nell’ambito del sistema nazionale di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria. Il monitoraggio dell’attuazione del piano di rientro di cui al comma 3, lettera a) e b) dell’articolo 1, presentato dalla Regione, è affidato, ai fini dell’istruttoria tecnica e per gli aspetti di competenza, al Tavolo di verifica degli adempimenti di cui all’articolo 12 dell’Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005 e al Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza di cui all’articolo 9 della suddetta Intesa”.

E ancora: “La verifica del raggiungimento degli obiettivi intermedi indicati nel piano, anche sulla base dei relativi indicatori e fonti di verifica, avviene ordinariamente con cadenza trimestrale, sulla base della documentazione fornita dalla Regione al Ministero della Salute e al Ministero dell’Economia e delle Finanze ed in relazione agli specifici obiettivi intermedi per ogni stato di avanzamento previsto secondo il seguente calendario… Restano ferme le verifiche trimestrali di cui all’articolo 6 dell’Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005 e le verifiche dei tavoli di cui agli articoli 9 e 12 dalla medesima Intesa”.

Già al punto 4. dell’articolo 1 era scritto: “al fine di provvedere alla quantificazione esatta e definitiva del debito regionale ed implementare corrette procedure contabili e gestionali la Regione si impegna ad attivare, con la consulenza del supporto tecnico di un advisor indicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, le attività utili allo scopo”.

Accanto all’ advisor, immediatamente e gentilmente indicato in KPMG dal Ministero delle Finanze, all’articolo 3 si stabiliscono le modalità di affiancamento, all’articolo 4 la regione Friuli Venezia Giulia è definita come “ partner “della Regione Abruzzo nel processo di risanamento, fino ad arrivare all’articolo 6, laddove è scritto: “gli interventi individuati dal piano allegato al presente accordo sono vincolanti, ai sensi dell’articolo 1, comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per la Regione Abruzzo e le determinazioni in esso previste comportano effetti di variazione dei provvedimenti normativi ed amministrativi già adottati dalla medesima regione in materia di programmazione sanitaria “.

A questo punto, quindi, abbiamo il Tribunale di sorveglianza individuato nel romano “Tavolo di monitoraggio”, con il suo Collegio giudicante! Peccato però che dei verbali che raccontano le trimestrali riunioni i comuni mortali abruzzesi non abbiano mai potuto avere contezza piena, costretti, come sono stati e sono, a leggerli attraverso, nel pirandelliano gioco delle parti, il filtro delle maggioranze e opposizioni che si sono alternate dal 2007, meglio dal 2009, fino ad oggi.

Chi, invece, ha avuto la possibilità di leggere i verbali è, ad esempio, una funzionaria, con contratto dal 2010 al 2017 presso il dipartimento Salute e Welfare della Regione Abruzzo , che nel corso degli anni ha pubblicato articoli sul Quotidiano Sanità, “L’Abruzzo e il piano di rientro. Se la sanità può ripartire puntando sulle eccellenze”, il 17 settembre 2012, su Mecosan, “ I piani di rientro nei processi di turn round in sanità: il caso della Regione Abruzzo” -2013-, fino alla pubblicazione, nel 2016, del libro “La Regione Abruzzo-Dal piano di rientro alla fine del commissariamento”, presentato a Roma alla presenza del Presidente D’Alfonso e dell’assessore Paolucci, tutti testi celebrativi delle meraviglie del “ riscatto “ di un nuovo corso, comunque colorato!

Grazie al web, che è una fonte documentaria inestimabile, scopriamo che questi studi e i verbali del tavolo di monitoraggio, insieme con altri dati forniti dal Ministero della Salute, hanno rappresentato il presupposto , nell’anno accademico 2016/2017, di una ulteriore riflessione, tradotta in tesi, sul “Piano di rientro come strumento di riorganizzazione dei servizi sanitari.

Il caso della Regione Abruzzo”, tesi discussa in uno dei Sancta Sanctorum della cultura italiana.

Nelle pagine di questa tesi si legge ( pp.20-21, “ passim “ ) : ” …L’attività di monitoraggio si esprime in due sensi: il monitoraggio formale e il monitoraggio sostanziale. Il primo è tipico della fase iniziale, incentrato sulla verifica dei provvedimenti volti alla definizione degli interventi attuativi e all’avvio dei processi di riorganizzazione; il secondo tipo di monitoraggio, quello sostanziale, guarda invece ai risultati conseguiti. Nella fase di monitoraggio un ruolo importante è svolto dall’Agenas… Il primo tavolo tecnico, quello del 5 febbraio 2008, rileva la distrazione di quote di finanziamento vincolate… La riunione del 26 marzo 2008, registrata l’impossibilità per la regione di ripristinare il finanziamento, stabilisce che l’addizionale Irpef e l’aliquota Irap si applichino oltre i livelli massimi previsti dalla legge… A luglio il presidente del Consiglio dei Ministri diffida la Regione Abruzzo… Il Commissario ad acta viene nominato l’11 settembre 2008, nella persona del Dottor Gino Redigolo…”.

Nel frattempo, la Regione comincia a lavorare con decisione allo scopo di coprire il disavanzo: questo passa dai 294,3 milioni dell’anno 2007 ai 33,6 milioni accertati nel tavolo del 10 novembre 2009.

Inoltre il commissario Redigolo prima di lasciare l’incarico al nuovo presidente della Regione Giovanni Chiodi dispone la riorganizzazione territoriale delle Asl stabilendone la diminuzione da sei a quattro”.

E qui, il mistero.

Fatti i dovuti i complimenti a chi in pochi mesi avrebbe ridotto il disavanzo da circa 295 milioni a 37 milioni di euro-performance degna di migliori palcoscenici!-qualcosa non torna. A meno che non si tratti di un lapsus memoriae, forse condizionato da un istinto collettivo di damnatio memoriae dell’Amministrazione regionale precedente, non si spiega perché si attribuisca al Dottor Redigolo la “riorganizzazione territoriale delle Asl stabilendone la diminuzione da sei a quattro,” quando è ( dovrebbe, meglio, doveva essere!) noto a tutti che questa riorganizzazione è frutto e conseguenza esclusivamente dell’articolo 5 della legge regionale 17/2009, legge approvata nella seduta di Consiglio regionale del 22 settembre 2009.

Qualcuno dovrebbe spiegare per quale motivo il dottor Redigolo, nella narrativa della delibera 62 09 del 5 agosto 2009, prima osservi “che, dal verbale della riunione congiunta del tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali con il comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza. Regione Abruzzo (riunione del 1 aprile 2009), è emersa la necessità di manovre ai fini del perseguimento dell’equilibrio economico di bilancio per il 2009 ricalcolato in 76,5 milioni di euro”, e poi scriva: “Risulta opportuno addivenire, al fine di reperire le risorse necessarie per lo sviluppo delle attività territoriali, ad una revisione del piano sanitario regionale vigente con particolare riguardo alla rete ospedaliera, che, dall’esame delle proposte di riorganizzazione avanzate, appare essere ancora sovradimensionata in particolare per quanto riguarda il numero dei punti di erogazione; approvare comunque i piani industriali limitatamente alle azioni di contenimento della spesa…, prevedendo la verifica dell’efficacia attraverso un monitoraggio mensile da svolgersi parte della “ Cabina di regia” istituita presso la regione Abruzzo… rinviare le azioni di sviluppo che con particolare riguardo alla funzione ospedaliera, saranno subordinate all’esito delle verifiche mensili …..”.

Tutto ciò premesso il commissario deliberava: 1) di approvare i piani industriali… , 2) di approvare il risultato economico previsionale…, 3) di impegnare i direttori generali a fornire una descrizione dettagliata e relativo crono programma delle azioni da intraprendere…, 4) di impegnare i direttori generali a declinare le azioni, rimodulando la rete ospedaliera e verificando mensilmente l’effetto degli interventi.

Ora, se a questo si aggiunge il fatto che nella deliberazione 65/09 del 10 settembre 2009, pubblicata sul Bura speciale n. 51 del 2 dicembre 2009, il Commissario ritiene semplicemente di correggere gli errori materiali relativi al piano di rientro previsionale 2009, confermando tutto il resto della precedente deliberazione, questo può essere lo stesso Commissario che taglia le Asl e licenzia ope legis quegli stessi direttori generali ai quali indicava la strada, solo pochi giorni dopo?

E il Tavolo di fronte a tutto questo? E’ strano che, nel riunione del 10 novembre 2009, quella che doveva essere un’attività di monitoraggio formale, incentrato sulla verifica “ dei provvedimenti volti alla definizione degli interventi attuativi e all’avvio dei processi di riorganizzazione”, proprio quelli scritti nell’Accordo del 6 marzo 2007, il Tavolo non abbia riscontrato le modalità e, soprattutto, la legittimità di questa modifica.

Ammettiamo pure che nella verifica trimestrale del novembre 2009, nella verifica trimestrale e annuale del gennaio-febbraio 2010 il Tavolo abbia guardato un “ cocomero “ che al suo interno racchiudeva i dati relativi all’organizzazione in 6 Asl del Sistema Sanitario Regionale.

Ammettiamo pure, per quanto questo risulti incredibile, che almeno nella prima verifica trimestrale del 2010 nessuno, né il tavolo stesso né l’Agenas, né altri abbiano rilevato che il Piano di rientro non era più lo stesso dell’Accordo, ma il mistero rimane, comunque, irrisolto.

Anzi, sembra quasi che, vista anche la continua difficoltà di tenere sotto controllo i conti, il Tavolo non voglia adottare, nel momento in cui riceve il “ cocomero “ da esaminare, una procedura semplice ed efficace, la tecnica tradizionalmente praticata quando si acquista un cocomero, quella che volgarmente viene definita la tecnica del “callecchio”, cioè di quel taglio che consente di vedere all’interno del frutto. Ad esempio, con il “ callecchio “ dinamiche e costi del personale, risulterebbero molto più chiari se opportunamente confrontati con costi ed elementi della voce di spesa in “ beni e servizi “.

Ancora, se invece di guardare i risultati di una Asl nel suo complesso, ad esempio la Asl di Chieti prima del 2009, l’advisor avesse chiesto, usando il “ callecchio”, che si considerassero nel corso del tempo i risultati di ogni singolo presidio ospedaliero, probabilmente sarebbe stato molto più semplice scoprire quelli che erano i punti deboli del sistema e porvi rimedio, magari con una diversa strategia di riorganizzazione.

Ma, evidentemente, forse per un eccesso di fiducia nelle tecniche di produzione del cocomero, una prassi consolidata burocraticamente, e perciò non scalfibile, è più importante di una certosina ricerca di importanti elementi della realtà.

Così il cocomero, esternamente ed esteticamente ben confezionato dal “venditore”, continua ad essere sempre indigesto e indigeribile per gli abruzzesi.

P.S. Le verifiche, e, conseguentemente, i verbali dovrebbero obbligatoriamente avere cadenza trimestrale. Perché dal 5 agosto 2021 non c’è traccia di verbale?

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