SANITA’ ABRUZZO, TORNA IPOTESI ASL UNICA. MOSSA LEGA PER CACCIARE DG NON GRADITI?

di Filippo Tronca

20 Agosto 2021 07:52

Regione: Abruzzo

L’AQUILA – Nelle settimane in cui già agita le acque della politica regionale il piano di riordino della rete ospedaliera, al vaglio del Ministero, una nuova ed esplosiva bozza sta per essere data alle stampe: è quella che prevede la costituzione di una Asl unica regionale, al posto delle attuali quattro. Un progetto annunciato e mai attuato da anni, e che ora è portato avanti con determinazione dalla Lega, nettamente la prima forza della maggioranza di Marco Marsilio, Fratelli d’Italia, in consiglio regionale, entrata in carica a febbraio 2019 e fino al 2024.

Con l’obiettivo certamente di razionalizzare la governance e ridurre i costi delle quattro aziende sanitarie, a beneficio di una sanità abruzzese che dopo l’uscita dal commissariamento del 2016 è ancora convalescente con i conti fortemente a rischio.

Ma anche,  da fonti bene informate, emerge che la mission sarebbe quella di mettere a segno una machiavellica mossa del cavallo e liberarsi, di manager attualmente in carica, e non più graditi, o divenuti problematici in particolare agli occhi della Lega. Senza la possibilità di ricorsi e richiesta di risarcimenti per la risoluzione anticipata del contratto.

Dopo la rimozione di Roberto Testa,  alla Asl provinciale aquilana, sostituito dal direttore generale l’ex docente all’università D’Annunzio Chieti-Pescara ed ex direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, Ferdinando Romano, problemi di “fedeltà” e “compatibilità” permangono con Thomas Schael nella Asl chietina, nominato a settembre 2019 in quota Fdi, e con Vittorio Ciamponi, manager pescarese, dato in quota Lega, ora però indagato per presunta corruzione.  Gode invece della fiducia piena della maggioranza è Maurizio di Giosia a Teramo.

Da quanto si apprende all’ipotesi del nuovo e rivoluzionario assetto stanno lavorando il direttore dell’Agenzia sanitaria regionale (Asr) , Pierluigi Cosenza, primario in aspettativa del reparto Degenza breve dell’ospedale dell’Aquila, membro della commissione dell’Istituto superiore di sanità (Iss) sul tema del “Long Covid” e tecnico di area salviniana, l’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì,  e il consulente legale del gruppo regionale della Lega, Benigno D’Orazio, consigliere regionale per tre legislature e prima ancora giovanissimo direttore generale della Asl di Chieti.

Secondo quanto si è appreso, la Lega avrebbe già fatto riunioni interne sul tema. Ora si cerca la difficile convergenza del resto della coalizione.

La bozza, da quello che trapela, prevede da subito la nomina di un manager unico con sub dirigenti nelle quattro Asl da accorpare, al posto degli attuali dg, al fine  di accompagnare la riforma epocale, che presuppone l’unificazione dei bilanci, della tecnostruttura, dell’eliminazione dei “doppioni”,  e la centralizzazione degli acquisti, in un  settore dove passa  l’80 per cento del budget regionali Acquisti che già dovrebbero essere affidati quasi interamente all’Agenzia regionale per informatica e la committenza (Aric), ma in una situazione in cui le Asl tendono a non mollare l’osso delle gare e degli affidamenti.

Di Asl unica se ne parla già dai tempi del presidente della Regione socialista Ottaviano Del Turco, prima del 2008, divenne poi un cavallo di battaglia del centrosinistra all’opposizione del centrodestra di Gianni Chiodi, ma il tema fu poi accantonato quando lo stesso centrosinistra è salito al potere nel 2014 e fino al febbraio 2019 con Luciano D’Alfonso, ora senatore del Partito democratico e presidente commissione Finanze e Tesoro. Del resto la sanità abruzzese è rimasta commissariata fino al 2016 e per dieci anni, e procedere alla unificazione delle aziende sanitarie, non è stato possibile.

Uno degli ostacoli, ieri come oggi, lo scontro di campanile tra i i diversi territori abruzzesi, che non rende certo facile stabilire dove localizzare la sede centrale e gli uffici “pesanti” dell’ipotetica Asl unica. Per non parlare che intorno a ciascuna Asl si scatenano enormi interessi economici e politici, e questo favorisce ovviamente la strenua difesa dello status quo.

Stesso scenario del resto si è verificato davanti alla bozza della nuova rete ospedaliera, a cui ha lavorato anche qui Cosenza,  e che non prevede più i  due “Dea funzionali” di secondo livello, policlinici con tutte le eccellenze, a L’Aquila-Teramo e Chieti-Pescara, nella problematica  formula “diffusa” e dell'”accoppiamento”,  bensì quattro “dipartimenti d’emergenza e accettazione (Dea) di secondo livello”, con specifiche vocazioni a Pescara, L’Aquila, Chieti e Teramo, i cui ospedali saranno presidi di primo livello assieme a quelli di Lanciano, Vasto e Avezzano. Ed ancora sette ospedali di base: Sulmona, Ortona, Popoli, Penne, Atri, Giulianova e Sant’Omero, e due in zone particolarmente disagiate: Atessa e Castel di Sangro, che manterranno comunque i rispettivi pronto soccorso.

Un piano studiato per evitare levate di scudi da parte dei territori, e che ora dovrà essere approvato dal tavolo di monitoraggio, e poi essere approvato in consiglio regionale. Intanto si è innescata la polemica sui conti della sanità, con la maggioranza che assicura che sono a posto, e l’opposizione del centrosinistra, con il capogruppo Pd Silvio Paolucci, ex assessore alla Sanità, che “disavanzi non coperti”.

A maggior ragione sarà un percorso lastricato di incognite quello che dovrà portare alla Asl unica.

Ma per la Lega in primis rappresenterebbe la mossa vincente per azzerare o quasi gli attuali vertici delle Asl.

Dando il ben servito, dopo Testa, anche a Schael, detto il “tedesco”, nominato in quota Fdi, indicato da Marsilio, contro il volere della Lega, che  vive da mesi un rapporto burrascoso con l’esecutivo regionale che lo ha nominato, in particolare con l’assessore salviniano Verì, con cui avrebbe anche litigato, per la suo essere poco avvezzo a prendere ordini dalla politica,   Ripetuti gli attacchi dalla Lega chietina, ma il fronte a lui contrario non è compatto.

Schael dovrà affrontare la valutazione di metà mandato prevista a settembre, ma non è detto che sia facile rimuoverlo, anche con l’attribuzione di brutte pagelle, senza il rischio contenziosi e risarcimenti per l’ente. La Corte di Appello ha infatti respinto il ricorso della Regione Abruzzo, confermando la decisione del Tar che ha dichiarato illegittima la decadenza anticipata a ottobre 2019, dell’ex dg in quota centrosinistra Armando Mancini, a seguito della bocciatura del Nucleo di valutazione. La Regione Abruzzo ha fatto ricorso in Cassazione, ma rischia pesanti risarcimenti.

E lo stesso rischia ora di avvenire con il già rimosso Testa, dg romano nominato in quota Fratelli d’Italia,  caduto in disgrazia dalla mancata nomina definitiva a gennaio di Sabrina Cicogna a direttore sanitario, vicina alla Lega, e della successiva nomina a metà febbraio di Alfonso Mascitelli, medico pescarese, ex direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, valente e stimato tecnico, ma di area centrosinistra ed ex senatore e consigliere regionale dell’Idv.

C’è infine il caso Vincenzo Ciamponi, dato in quota Lega, ora indagato per corruzione nell’inchiesta della Procura di Pescara su presunti appalti truccati a favore della cooperativa La Rondine, come pure in una altra inchiesta è accusato assieme al direttore sanitario, Antonio Caponetti, per presunte omissioni nella gestione dell’emergenza covid e di avere una qualche responsabilità per la crescita esponenziale di contagi registrata nella seconda ondata nel capoluogo adriatico e nell’area metropolitana. Politicamente affidabile, ma diventato scomodo.

 

 

 

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