IL PARERE RESO DALL'ORGANO OFFRE ''UNO STRUMENTO DI PRESSIONE AL CENTROSINISTRA IN VISTA DEL RIORDINO DELLA RETE OSPEDALIERA''

SANITA’, DIKTAT DEL COLLEGIO DELLE GARANZIE: ”SU PROGRAMMAZIONE DECIDE IL CONSIGLIO”

29 Luglio 2020 08:08

L'AQUILA – L'urgenza dettata dall'eccezionale emergenza legata all'epidemia da coronavirus giustifica l'approvazione della rete ospedaliera Covid-19 da parte della giunta regionale senza il ricorso al consiglio. Al contrario, però, in tempi ordinari e normali, gli atti di programmazione, in particolare quelli sanitari, devono essere necessariamente sottoposti al vaglio della massima assise regionale. 

È destinato a segnare una svolta nell’attribuzione dei poteri delle competenze e dei poteri tra gli organi della Regione, il parere-diktat emesso dal Collegio regionale per le Garanzie statutarie sulla richiesta formulata dai consiglieri del centrosinistra: il capogruppo, Silvio Paolucci, Antonio Blasioli, Marianna Scoccia, Sandro Mariani, Dino Pepe, Americo Di Benedetto e Pierpaolo Pietrucci di Pd, che hanno sollecitato l’organo a esprimersi sul documento, una delibera regionale, con cui è stata approvata la riorganizzazione della rete ospedaliera così come modificata dalle esigenze del coronavirus.

Questo consente al centrosinistra di poter affilare le armi in vista dell'autunno quando, come è stato annunciato di recente dall'assessore regionale alla Sanità, la leghista Nicoletta Verì, dovranno essere approvati i piani di riordino, in particolare quello della rete ospedaliera su cui si gioca la vera partita.

Anche perché la principale critica mossa finora dall'opposizione, in particolare dal centrosinistra, all'operato della Veri, è stata proprio quella di non aver portato a compimento veri e propri atti di programmazione, ma solo bozze documentali di indirizzo.

E invece la partita sugli ospedali sta per entrare nel vivo e il centrosinistra ha intenzione di mettere sotto pressione la maggioranza.

Lo si è visto anche per quanto riguarda il riordino della rete Covid, che non è altro che una presa d'atto rispetto alle misure, molte delle quali obbligate da direttive nazionali, con cui la Regione ha cercato di affrontare la grave emergenza. Compresa la realizzazione, rapida, del nuovo ospedale pescarese dedicato al coronavirus. Un documento che è stato redatto velocemente, sottoposto rapidamente commissione Sanità e poi varato dalla giunta per la trasmissione al Ministero, necessaria per ottenere i finanziamenti, circa 10 milioni di euro.




Il parere formulato dal Collegio per le Garanzie statutarie arriva a dire che l'iter è stato corretto proprio in ragione “delle eccezionali condizioni di necessità e urgenza sottese al disposto del decreto legislativo 34 del 2020”, pur evidenziando che la delibera regionale conseguente, la 334 del 15 giugno, è di per sé “un atto invasivo della sfera di attribuzioni del Consiglio”.

Insomma, la Rete Covid solo come un antipasto e, sul fronte del centrosinistra, “grimaldello” per mettere la maggioranza nella condizione di dover superare le forche caudine del consiglio, in una fase autunnale che si annuncia caldissima.

Nel documento emesso dal Collegio c'è un passaggio nodale: si richiama la necessità, “al di fuori delle condizioni di eccezionalità dovute all’emergenza”, della “rapida riassunzione in capo al consiglio” della competenza nella materia di cui si tratta, ovvero la sanità, “sia in un'ottica approvativa-ratificatoria del tassello medesimo sia, in maniera più aderente alle competenze legislative di programmazione in senso proprio dell’Organo legislativo regionale, di valutazione dell’intero mosaico della programmazione”.

“Cessata l’emergenza – prosegue ancora il documento – il consiglio deve porre mano al riordino della rete ospedaliera e alle altre misure che hanno inciso sulle norme regionali vigenti, anche al fine, eventualmente, di rendere permanenti” quelle assunte. Concetto ulteriormente rafforzato laddove si dice che: “In periodi emergenziali è opinione comune che la generalità degli ordinamenti costituzionali nelle crisi conosca una normale accentuazione dei poteri dell'esecutivo, in quanto meglio caratterizzato per capacità decisionale e disponibilità sia di mezzi sia di risorse informative. Se, per un verso, l'emergenza è il tempo degli esecutivi, per altro verso, non è meno certo che negli ordinamenti liberal democratici il tempo dell'urgenza (obiettivamente fondato) non può che essere una parentesi definibile con precisione e l'eccezione o la deroga devono il più presto possibile restituire tutto il campo alla regola e alla norma (con effetti ripristinatori, laddove ragionevolmente possibile).

Ma c’è di più: “Non pare possa aver pregio – recita ancora il parere – l'ipotesi di protrarre a tempo indeterminato o, al limite, di rendere permanente l'effetto di spiazzamento nei confronti dell'organo legislativo”. Il messaggio è evidente: stop alla temporaneità delle misure e ai provvedimenti assunti in urgenza.

Il documento allegato alla delibera regionale 334, viene considerato dalla “natura incerta”: “Non appare atto autonomo o distintamente programmatorio”, sebbene si qualifichi come tale, e all'interno del quale “paiono risaltare, piuttosto, i profili attuativi di scelte predeterminate – si legge nella lunga disamina del Collegio, ricostituito il 23 giugno scorso e composto da Romano Orrù (Presidente), Isidoro Malandra (Vice-Presidente), Antonio Iulianella, Pasquale Minunni e Nicola Sisti.

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA

Download in PDF©






Ti potrebbe interessare:


Gli articoli più letti in queste ore: