SANITA’ DISUGUALE, PIU SOLDI A NORD CHE A SUD: ABRUZZO PENALIZZATO DA TRASFERIMENTI STATALI

FOCUS SU DATI CPT E OSSERVATORIO CONTI PUBBLICI: PER REGIONE IN ULTIMI ANNI INVESTIMENTI PARI A 33 EURO PRO CAPITE, RISPETTO A 89,9 EURO VAL D'AOSTA, E DECIMA IN DISUGUALE RIPARTIZIONE FONDO NAZIONALE DOVE A PRIMEGGIARE E' LA LIGURIA.

di Filippo Tronca

25 Gennaio 2021 08:21

PESCARA – Hanno provocato una bufera politica le parole della neo-vicepresidente e assessore al Welfare della Regione Lombardia, Letizia Moratti, Forza Italia, che avrebbe suggerito di collegare l’approvvigionamento di vaccini anti covid al prodotto interno lordo espresso dalle varie regioni, con evidenti vantaggi per la Lombardia e le regioni del Nord, più ricche rispetto a quelle del Sud.

Di fatto l’ex ministro all’Istruzione, nulla si è inventato, a leggere le risultanze dell’analisi condotta dal  Sistema conti pubblici territoriali (Cpt), che si occupa di misurare e analizzare le entrate e le spese pubbliche a livello regionale: lo Stato ha investito in sanità dal 2000 al 2017,  più al Nord che al Sud, Abruzzo compreso, lasciando che l’Italia si spaccasse in due.

Utile la lettura anche dell’analisi dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani (Cpi), che dimostra che nel corso degli anni è stato il Nord ad aver goduto di incrementi maggiori nel riparto tra regioni del Fondo sanitario regionale, dove l’Abruzzo riceve pro-capite molto meno di Liguria e Molise e altre otto regioni e in generale anche qui le regioni del Sud hanno goduto di incrementi di trasferimenti inferiori a quelle del Nord.

Evenienza che non può non avere avuto un peso quando da febbraio è esplosa l’emergenza coronavirus.

Per quanto riguarda gli investimenti monitorati da Cpt emerge che se l’Abruzzo ha ricevuto 33 euro pro capite,  la Valle d’Aosta ha potuto fruire per i suoi ospedali 89,9 euro, l’Emilia Romagna 84,4 euro, la Toscana 77 euro, il Veneto 61,3 euro, il Friuli Venezia Giulia 49,9 euro, Piemonte 44,1, Liguria 43,9 euro e Lombardia 40,8 euro.

Ancora peggio dell’Abruzzo le altre regioni del Sud: la Campania ha avuto 22,6 euro, la Puglia 26,2 euro, il Molise 24,2 euro. La  Calabria ha dovuto accontentarsi di appena 15,9 euro pro-capite.

Insomma dei  47 miliardi totali impegnati dallo Stato in 18 anni, calcola Cpt, oltre 27,4 sono finiti nelle casse delle regioni del Nord, 11,5 in quelle del Centro e 10,5 nel Mezzogiorno.

E questo riguarda gli investimenti per le strutture ospedaliere, la situazione complessivamente non cambia per quanto riguarda la ripartizione tra le regioni le risorse del Fondo sanitario nazionale.

Occorre in questo caso affidarsi a dati  dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani. Per il 2020 lo stato ha trasferito 113,3 miliardi circa.




Si va da un massimo di 18,8 miliardi di euro per la Lombardia, che ha 10,1 milioni di abitanti, e per il Lazio, 10,9 miliardi di euro per 5.8 milioni di abitati, ad un minimo per la Val d’Aosta, 237,4 milioni di euro per 125mila abitanti. L’Abruzzo ha ricevuto, con 1.305.770 abitanti, 2,4 miliardi di euro

Solo in apparenza un sistema salomonico di distribuzione delle risorse.

Se infatti andiamo a vedere quanti soldi pr0-capite, che è il dato decisivo, sono stati erogati in ogni Regione, si scopre che in vetta ci sono la Liguria, con 1.952 euro, seguito dal Molise 1.952, la Basilicata con 1.933, e ancora Friuli Venezia giulia (1.927), e a seguire Piemonte, Umbria e Toscana.

L’Abruzzo lo troviamo in decima posizione, con 1.897 euro pro capite, più o meno appaiato alla citata Val d’Aosta, che però ha un decimo della popolazione, e molto lontano dal Molise, che ha un quinto della popolazione abruzzese, e dalla capolista Liguria, che ha una popolazione superiore di 2oomila abitanti.

Clamoroso il dato della Campania, che con i suoi 5,7 milioni di abitanti ottiene appena 1.837 euro pro capite.

Come è possibile che avvenga questo? La risposta è nei criteri previsti dal decreto legge 68 del 2011, in virtù del quale vengono individuate tre regioni benchmark dalla Conferenza Stato-Regioni che hanno garantito i livelli essenziali di assistenza (Lea) in condizioni di equilibrio economico ed efficienza. Si stabilisce dunque il costo standard e si calcola la ripartizione in base alla popolazione e, qui il punto cruciale, anche in base all’età anagrafica, fattore che anzi risulta determinante, e fa sì che dove è alta l’età media, come in Liguria, arrivino molti più soldi rispetto a regioni come la Campania, dove la popolazione è più giovane.

A non essere presa in considerazione, come invocato da molti governatori, in particolare del Sud, è invece il fattore “deprivazione sociale”, che comprende incidenza di patologie infantili e giovanili (obesità, problemi alimentari, alcolismo e tossicodipendenza), ma anche lo svantaggio in termini di istruzione, lavoro, abitazione e condizioni familiari. Che come conferma la letteratura medica all’unanimità, ha una incidenza sulle patologie, sulla domanda di cure, e dunque sui costi per il sistema sanitario locale.

Andando a ritroso e guardando le ripartizioni che hanno goduto di incrementi negli anni passati, dal 2012 al 2017 Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana hanno ricevuto quasi un miliardo in più rispetto ad Abruzzo, Puglia, Molise, Basilicata, Campania e Calabria.

Ed è dunque aumentato il divario tra le due aree del Paese: mentre al Nord sono stati trasferiti 1,629 miliardi in più nel 2017 rispetto al 2012, al Sud sono arrivati soltanto 685 milioni in più.

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