“SANITÀ NON SI GESTISCE CON GLI ALGORITMI”, BIONDI, “LEGGE LORENZIN SUPERATA DAI FATTI”

SINDACO DELL'AQUILA SU NORMA DEL 2015 CHE IMPONE RAZIONALIZZAZIONI E ACCORPAMENTI OSPEDALI. "DEVONO ESSERE LE ASL A DECIDERE CON MAGGIORE AUTONOMIA IN BASE A SPECIFICITÀ TERRITORIALI ED ESIGENZE CITTADINI"

di Filippo Tronca

11 Novembre 2022 07:57

Regione - Cronaca

L’AQUILA – “La sanità, come in generale la pubblica amministrazione, non può essere gestita con gli algoritmi: il riordino della rete ospedaliera deve essere una piattaforma su cui poi le singole Asl fanno girare i software delle organizzazioni, e l’attuale legge è superata dai fatti, non tiene conto delle specificità territoriali”.

Quale sarà con il nuovo governo di centrodestra di Giorgia Meloni, di Fdi, il destino della famigerata legge Lorenzin, che impone anche all’Abruzzo di rivedere ruoli e vocazioni degli ospedali, in base a diversificate specializzazioni e bacini di utenza e anche con dolorosi tagli di reparti e accorpamenti ?

Un sentore di quello che potrebbe verificarsi, ovvero una sua profonda revisione, per non dire accantonamento, lo si legge in controluce,  da quanto ha dichiarato a questa testata il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, di Fratelli d’Italia, nonché presidente del Comitato ristretto dei sindaci della provincia dell’Aquila, che si occupa di materia sanitaria nel territorio di competenza della Asl Avezzano, Sulmona e L’aquila.





Parole in linea con quelle dei vertici regionali, ovvero del presidente Marco Marsilio, e dell’assessore Nicoletta Verì, che non hanno mai nascosto l’antipatia, per usare un eufemismo, per una riforma varata nel 2015, a firma del ministro Beatrice Lorenzin, e imposta all’Abruzzo dal Ministero della Salute,  anche tenendo conto che la sanità regionale dopo il lungo commissariamento terminato nel 2016, è ancora “sotto tutela”. E la Regione, costretta a fare “i compiti a casa”, seppur obtorto collo, e con salti mortali per evitare levate di scudi dei territori, ha approvato il suo piano nel luglio del 2021, approntato dal direttore dell’Agenzia sanitaria regionale (Asr), Pierluigi Cosenza. In esso si prevedono 4 ospedali con funzioni di Dea di II livello per le reti tempo dipendenti (L’Aquila e Pescara per la rete stroke e per la rete politrauma/trauma maggiore, Chieti e Teramo per la rete emergenze cardiologiche estese), 4 ospedali di primo livello (Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto), 6 ospedali di base (Ortona, Popoli, Penne, Atri, Giulianova e Sant’Omero), 2 presidi di area disagiata, sedi di pronto soccorso (Castel di Sangro e Atessa). Reinterpretando per così dire la norma, senza prevedere un unico ospedale di secondo livello a tutti gli effetti, con il top delle eccellenze, che in base ai criteri della Lorenzin, quello della popolazione e del bacino di utenza, poteva essere localizzato solo a Pescara.

Poi però a febbraio il tavolo di monitoraggio del Ministero ha bocciato la proposta nei punti nei quali  non rispetta gli standard previsti dal decreto, ad esempio sulla tempistica per l’assorbimento degli scostamenti delle discipline in esubero rispetto ai bacini di utenza, il cronoprogramma relativo alla riduzione delle Centrali operative, o l’indicazione esatta delle emodinamiche e la riduzione dei reparti di emodinamica in eccesso.

Da quel giorno in poi tutto fermo, mentre agli atti sono le prese di posizione di Marsilio e Verì contro lo stesso impianto “ragionieristico” del riordino. Ed ora l’aspettativa è che il governo di centrodestra intervenga per cambiare decisamente rotta.

Osserva dunque a questo proposito Biondi: “Il ministero, con cui c’è stato indubbiamente un braccio di ferro, ha finora ragionato con i parametri di non sono sono più in linea con le esigenze territoriali, soprattutto dopo l’emergenza del covid, Un riordino deve essere concepito come una piattaforma su cui poi le singole Asti fanno girare, per così dire, i software dell’organizzazione, in riferimento ad esempio alle reti di tempo dipendenti, all’individuazione degli  hub e spoke, degli   ospedali di primo e secondo livello. E’ giusto e opportuno lasciare autonomia delle Asl, e anche alle Università in caso di presenza e attività negli ospedali, come avviene nei quattro capoluoghi abruzzesi”.





Insomma, ragiona il sindaco: “credo che si debba trovare il giusto punto di equilibrio. La sanità non può essere certo una voragine  che ingoia risorse, è giusto la spesa, allo stesso modo però bisogna mettere nelle condizioni gli operatori sanitari di poter lavorare al meglio. Certe forzature creano un circolo vizioso: se si tagliano le prestazioni infatti aumentano le liste  d’attesa, e si crea un disincentivo a curarsi, si fa danno sul fronte determinante della prevenzione, ed accade dunque che si aumenta l’ospedalizzazione, che invece la legge vorrebbe ridurre, ed anche la mobilità passiva, ovvero sempre più cittadini andranno a curarsi fuori regione, con consti che aumentano per le nostre Asl”.

Per Biondi la priorità è piuttosto un altra, quella delle assunzioni di personale, problema sollevato al San Salvatore con forza dai primari in rivolta, e gli investimenti nell’edilizia sanitaria e il nosocomio aquilano attende che si proceda finalmente alla realizzazione, ad esempio della centrale del 118, per cui i fondi sono già disponibili.

A questo proposito,  ricorda infine il sindaco, “denunciamo da tempo che la ripartizione dei fondi  della sanità a livello nazionale e regionale non è equa: non si può tenere conto solamente del numero degli abitanti,  ma anche della localizzazione dei presidi, della fragilità territoriali,  dell’età media della popolazione. Se i criteri fossero più congrui, una provincia estesa e montuosa come quella dell’Aquila dovrebbe ricevere molte più risorse, rispetto alle attuali”.

 

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