IL DOCUMENTO SARA' VAGLIATO DA MINISTERI E TAVOLO DI MONITORAGGIO: LE FUNZIONI DI SUPER OSPEDALI AI NOSOCOMI DEI CAPOLUOGHI

SANITA’: REGIONE VARA RIORGANIZZAZIONE A COSTO ZERO, SCELTE CRUCIALI RINVIATE

13 Novembre 2019 00:23

L’AQUILA – Un piano a costo zero, senza stravolgimenti rispetto allo stato dell’arte, con i quattro ospedali dei capoluoghi di provincia a svolgere funzioni proprie dei cosiddetti “Dea di secondo livello“, i super presidi individuati dal decreto Lorenzin.

Emergono le prime indiscrezioni sulle volontà della Regione, in particolare dell’assessore alla Salute Nicoletta Verì, della Lega,  in merito alla riorganizzazione della rete ospedaliera.

Il documento è stato trasmesso nei tempi richiesti, ovvero entro il 31 ottobre, ai Ministeri, e sarà oggetto del confronto nel tavolo di monitoraggio che si terrà entro novembre. È probabile che i contenuti vengano svelati dall’assessore Verì, nel corso di una prossima audizione nella competente commissione consiliare regionale.

Nel frattempo emerge una strategia molto al ribasso, cauta, ovvero tesa alla conservazione dell’esistente senza apportare grandi stravolgimenti. Un modo per chiedere al governo ulteriore tempo prima di operare scelte di programmazione più incisive.

La novità principale dell’atto riguarda, come detto, i super ospedali. Nel documento si dice chiaramente che saranno i quattro capoluoghi di regione a svolgere queste funzioni, abbandonando dunque l’idea dei due poli L’Aquila-Teramo e Chieti-Pescara, per cui erano state attivate anche due commissioni speciali in modo da restituire studi di fattibilità.






Il quadro complessivo prevede dunque quattro Hub di secondo livello (L’Aquila, Chieti, Teramo, Pescara) e ospedali di primo livello (Avezzano, Sulmona, Lanciano, Vasto).

Ci sarebbero poi gli ospedali sede di pronto soccorso (Popoli, Penne, Giulianova, Atri, Sant’Omero) e ospedali di area disagiata (Castel di Sangro e Atessa). Se la riorganizzazione dovesse confermarsi in questi termini diverrebbe plastico il potenziamento del presidio di Sulmona e dunque la conferma del punto nascita di cui più volte il governo ha chiesto la chiusura.

La sensazione è che un piano del genere possa incontrare una certa resistenza da parte del tavolo di monitoraggio, facendo slittare i provvedimenti concreti di alcuni mesi. Anche perché la partita vera si giocherà sulla ripartizione delle Unità operative semplici e complesse nei vari presidi.

Resta da sciogliere anche il nodo dei fondi per l’edilizia sanitaria: proprio in virtù della riorganizzazione congelata la Regione ha bloccato centinaia di milioni di euro destinate alla costruzione di nuovi ospedali o al riammodernamento degli assistenti.

Scelte, cruciali, che appaiono destinate al rinvio.

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