SCI, TUTTO PRONTO NEGLI IMPIANTI ABRUZZESI: “C’E’ TANTA NEVE, RINVIO APERTURA UNA BEFFA”

11 Gennaio 2021 20:03

L’AQUILA – “Abbiamo avviato l’innevamento artificiale nei primi giorni di dicembre, poi non è servito più perché c’è stata e c’è moltissima neve tanto che si scierà fino a Pasqua inoltrata, se non oltre. Ma sarà difficile che si riapra il 18 gennaio, tanto che ci sono già le anticipazioni sul Dpcm che parlano di rinvio”.

Così Gennaro Di Stefano, direttore della stazione invernale di Campo Felice, a Rocca di Cambio (L’Aquila), che con i suoi 1.434 metri è il comune più alto dell’Appennino, facendo il punto sull’attività preparatoria della riapertura, dopo lo stop dal marzo dello scorso anno per la pandemia covid, degli impianti, prevista per il prossimo 18 gennaio. Il centro montano, nel parco Sirente – Velino, domina l’Altopiano delle Rocche.

“Siamo pronti da tempo, dobbiamo solo battere le piste perché nevica continuamente – spiega ancora Di Stefano che è anche sindaco di Rocca di Cambio – Certo che è una beffa, con tanta neve siamo chiusi per il covid che ha messo in ginocchio tutto il sistema turistico invernale”. Nella stazione sciistica, ci sono circa due metri di neve che hanno innevato perfettamente circa 35 chilometri di piste e 12 impianti di risalita, più una sciovia e due per bambini: si stanno facendo le prove generali della riapertura ospitando gli sci club e gli atleti di interesse nazionale, come permette la legge. “Siamo aperti per sci club ed atleti di interesse nazionale: ieri abbiamo avuto 400 atleti, dai più piccoli ai più grandi, provenienti dall’Italia centrale, in particolare Abruzzo, Lazio e Marche”.

Attualmente sono nove i dipendenti al lavoro nella stazione invernale di proprietà della famiglia Lallini, ma se la stagione parte “nel giro di due giorno assumeremo 40 persone a tempo indeterminato per arrivare a 60 a stretto giro – chiarisce Di Stefano – Certo, i conti sono drammaticamente in rosso, visto che siamo chiusi e fermi dal marzo scorso, così come ristoranti, servizi e scuole sci, cioè l’indotto, che rischiano di non riaprire. Stiamo aspettando ristori e cassa integrazione, peraltro non arrivati, ma che non risolvono il problema. La nostra speranza è limitare i danni riaprendo nei mesi di febbraio e marzo che non salverebbero la stagione ma ci darebbero almeno una speranza di poter continuare a credere in questa attività”, conclude lo storico direttore della Campo Felice.




C’è il rischio concreto di saltare la stagione e, in caso contrario, “sarebbe talmente corta, per di più senza weekend, che non consentirebbe di ripagare i costi sostenuti per adeguare le strutture”. Non è ottimista Francesco Iubatti, socio amministratore di “Majelletta We”, ex Mammarosa (https://www.facebook.com/majellettawe), che gestisce gli impianti sciistici nella parte alta della Majella, dai 1650 ai 2000 metri, località Majelletta, territorio di Pretoro (Chieti).

“Il picco delle festività è saltato. E poi dobbiamo considerare i tempi di reazione quando usciranno le linee guida per riaprire. Senza dimenticare che in montagna si è sempre cercato di convogliare le persone”, il contrario di quello che ora si dovrebbe fare per garantire il distanziamento in considerazione dell’emergenza sanitaria. La pianificazione, ricorda Iubatti, avviene con una stagione di anticipo, “abbiamo sostenuto tutti i costi nel periodo estivo per prepararci. Allo stato attuale non possiamo pianificare l’apertura, le politiche di assunzione delle maestranze. Abbiamo 25 persone, impiegate stagionalmente, in attesa di risposta, ma non sappiamo cosa dire loro”.

“Siamo una piccola stazione a pescaggio regionale – continua Iubatti – non possiamo ancora destagionalizzare”. Avere una continuità stagionale permetterebbe di accedere a contributi e ammortizzatori sociali, ma in questo caso neanche questo è possibile. E anche tutto l’indotto è bloccato. “È vero che stanno emergendo nuove forme di godimento della montagna anche senza bisogno di impianti, ma per sci alpinismo, fondo e ciaspole non tutti si rivolgono a guide alpine e accompagnatori. E un conto è godere della montagna in un luogo presidiato, altro è farlo autonomamente; quando ci si muove da soli anche un banco di nebbia può rappresentare un pericolo”.

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