SCIOPERO AMAZON: MELOZZI, ‘LORO ALMENO PRENDONO 1.600 EURO, ADDETTI SPETTACOLO ALLA FAME DA UN ANNO’

22 Marzo 2021 11:24

TERAMO – “Leggo in prima pagina ovunque dello sciopero dei lavoratori di Amazon, che con uno stipendio base di 1600 euro si sentono frustrati dalla ripetitività del loro lavoro, dopo 3 giorni ti fanno male le mani, dopo tre mesi i polsi. Accusano dolori alla schiena e alle gambe. Lamentano la ripetitività del lavoro. Chi ha un lavoro oggi, per pur duro che sia, non si lamenti quantomeno in pubblico. Tenga le sue lamentele per sé e i suoi cari. Rischia seriamente di offendere milioni di italiani, artisti e lavoratori dello spettacolo forzatamente disoccupati dopo anni di investimenti pesanti in termini di studio e di spese di acquisto strumenti, di pagamento insegnanti, scuola, viaggi, visite mediche, etc etc. Chi ha un lavoro oggi sia felice perché lo sciopero in questo momento può essere solo di chi un lavoro non lo ha più”.

Va controcorrente, il direttore d’orchestra teramano Enrico Melozzi, che ha appena condiviso l vittoria con i Måneskin, alla 71esima edizione del festival di Sanremo, commentando lo sciopero di oggi dei lavoratori di Amazon.

“Sono a dir poco sorpreso che si cerchi solidarietà quando noi musicisti siamo costretti a casa da centinaia di giorni – scrive su facebook Melozzi -, e loro che non hanno mai smesso di lavorare e possono garantire alla propria famiglia un pasto e un tetto ultra dignitoso, si permettono addirittura di scioperare dicendo che “in fondo non è così male” ma protestano perché si può migliorare. Gli farei prendere un vìolino in mano, con quel bozzo che ti nasce sul collo manco fossi don Rodrigo prima di morire di peste. Gli farei sentire i calli di noi violoncellisti, anni e anni a scorrere su quelle corde metalliche, gli farei provare i dolori che provano i percussionisti, e il senso di ripetitività che proviamo quando da bambini iniziamo a fare le scale tutti i giorni su e giù, gli farei sentire il dolore alle gambe di un contrabbassista, il dolore alle labbra di un trombettista che suona note troppo acute.

“Gli farei provare il dolore che si prova quando ti chiudono il teatro dove hai lavorato per anni. Gli farei provare la frustrazione di aver studiato 10/15/20 anni per poi trovarsi a casa con tutti i teatri chiusi – prosegue Melozzi -.  Almeno loro un teatro lo hanno e possono esprimersi con il loro lavoro, che sicuramente non sarà bello come il nostro ma è, a quanto pare, molto più utile e forse anche redditizio.  Quindi per piacere, teniamo lontani questi pensieri sindacali, ma soprattutto risolvetevi le vostre questioni in privato senza invadere la stampa delle vostre inutili lamentele, oggi come oggi talmente fuori luogo da avermi praticamente tirato per la giacchetta a scrivere un post apparentemente contro i lavoratori, che non avrei mai voluto scrivere.

“Chi ha un lavoro oggi, per pur duro che sia, non si lamenti quantomeno in pubblico. Tenga le sue lamentele per sé e i suoi cari. Rischia seriamente di offendere milioni di italiani, artisti e lavoratori dello spettacolo forzatamente disoccupati dopo anni di investimenti pesanti in termini di studio e di spese di acquisto strumenti, di pagamento insegnanti, scuola, viaggi, visite mediche, etc etc.Cui ha un lavoro oggi sia felice perché lo sciopero in questo momento può essere solo di chi un lavoro non lo ha più”, conclude Melozzi.

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