SCOPERTA MAXI TRUFFA SU ECO SISMA BONUS: PERQUISIZIONI ANCHE IN ABRUZZO, SEQUESTRATI 110 MILIONI

20 Gennaio 2022 10:58

Regione: Abruzzo

PESCARA – L’idea era quello di approfittare delle “pieghe burocratiche“ del superbonus 110% per mettere a segno una maxi frode. Sono 18 le persone perquisite dalla Guardia di Finanza di Napoli che ha sequestrato complessivamente quasi 110 milioni di euro accumulati in 13 mesi, a partire dal dicembre 2020, grazie proprio ai crediti d’imposta che sarebbero poi stati ceduti a terzi.

L’inchiesta coinvolge anche l’Abruzzo,  dove sono avvenute perquisizioni assieme a Calabria, Campania, Friuli Venezi Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto.

Passate al setaccio le abitazioni degli indagati ma anche le sedi delle società e degli istituti finanziari ritenuti coinvolti. A dare impulso alle indagini è stata un’analisi di rischio sviluppata dall’Agenzia delle Entrate, precisamente dal settore Contrasto illeciti sulla spettanza del bonus in materia edilizia previsto dal Decreto “Rilancio”.

In totale il passaggio del credito d’imposta avrebbe prodotto oltre 95 milioni di guadagni illeciti. Tutto fatto dall’associazione a delinquere scoperta senza che venisse sistemato un infisso, installata una caldaia o sanata una facciata di casa. Tutte operazioni fittizie, sulla carta, in cui sarebbe coinvolto il Consorzio Sgai a cui migliaia di cittadini si sono rivolti per i lavori di ristrutturazione previsti nel “Decreto Rilancio”.

Adesso, con la Finanza alle porte, tutti i componenti del consiglio di amministrazione, i cessionari finali dei crediti, gli intermediari e anche i tecnici accusati di avere rilasciato i visti di conformità per interventi di ristrutturazione “fantasma” sono stati indagati.

“Il Consorzio – sostengono gli inquirenti che hanno chiesto e ottenuto la convalida del sequestro dal gip di Napoli Giovanna Ceppaluni – grazie a una rete di procacciatori si proponeva ai privati cittadini interessati ai lavori con il superbonus. Il contratto d’appalto però doveva assolutamente contemplare la cessione del credito d’imposta. Dopo la consegna della documentazione necessaria i rapporti tra il Consorzio e il committente cessavano“.

Così una volta incassati i contratti, il Consorzio emetteva fatture per operazioni inesistenti nei confronti dei committenti in cui si faceva riferimento a uno stato di avanzamento lavori per una percentuale non inferiore al 30% (la minima prevista per vantare la cessione del credito d’imposta). E per questi lavori “fantasma” emettevano fatture.

Le certificazioni tecniche sui lavori svolti dal Consorzio, che sarebbero state rilasciate da professionisti abilitati, presentavano rilevanti anomalie peraltro evidenziate dall’Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile (Enea).

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