SCOPPITO, AGENTE INVESTITO E UCCISO: ARRESTATO PIRATA DELLA STRADA

24 Agosto 2022 08:37

L'Aquila - Cronaca

L’AQUILA – Tragico incidente ieri sera, intorno alle 22, a Scoppito (L’Aquila): un uomo di 54 anni, Giuseppe Colaiuda, assistente capo della Polizia penitenziaria, è morto dopo essere stato investito da un’auto pirata guidata da un 38enne, Roberto Maurizi, risultato positivo ai test di alcol e droga.

Colaiuda è stato investito frontalmente mentre passeggiava con il suo cane sul ciglio della strada nei pressi della sua abitazione nel comune dell’Aquilano ed è morto sul colpo per i gravi traumi riportati.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Nucleo operativo e della stazione di Sassa per i primi rilievi, insieme ai sanitari del 118 che non hanno potuto fare altro che constatare la morte del 54enne. Sulla vittima il Pm ha disposto l’autopsia che dovrebbe essere effettuata domani.

I militari sono riusciti in poco tempo a rintracciare l’uomo alla guida dell’auto, che si è dato alla fuga dopo aver investito la vittima. Si tratta di un 38enne di Sassa, sotto l’effetto di cocaina, oppiacei ed alcol, già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati al consumo e spaccio di droga.

I carabinieri, dopo aver rivenuto sul luogo pezzi dello specchietto, scoperto il tipo di macchina e verificato negli ambienti dei consumatori di sostanze stupefacenti, lo hanno rintracciato nella sua abitazione intento a cercare di rimettere a posto l’auto che ha riportato danni importanti.

Maurizi è in carcere con l’accusa di omicidio stradale ed omissione di soccorso nell’ambito della inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica dell’Aquila e condotta dai carabinieri guidati dal capitano Michele Massaro. L’investitore si è reso già responsabile in passato del reato di guida in stato di ebrezza e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Dolore e sconcerto nella comunità, dove Colaiuda era molto conosciuto e stimato.

“Ho lavorato spesso e volentieri con Giuseppe e saperlo morto mi riempie di tristezza e rabbia. La tristezza nasce dal fatto che Giuseppe era una una persona mite e davvero squisita. Non perdeva occasione per condividere dibattiti ed emozioni seppur in un contesto lavorativo non certo foriero di esperienze positive”.

È il ricordo di Mauro Nardella, della UIL PA polizia penitenziaria.

“La rabbia la provo, invece – aggiunge -, per l’eccessiva facilità con la quale in Italia si mandano in giro persone che la patente non dovrebbero neanche possederla. Guidare un auto non è uno scherzo. È causa di morte così come lo può essere un fucile o una pistola e come tale va considerata. La patente non può essere equiparata ad un semplice documento. Dovrebbe essere, invece, posta sullo stesso piano di un porto d’armi”.

“I tanti morti che si stanno avendo sulle strade italiane spesso riguardano persone che i requisiti per guidare non ce l’hanno affatto e per tale motivo estremamente pericolosi per tutta la società. Pericolosi tanto quanto lo è uno che utilizza un’arma senza conoscere perfettamente le modalità attraverso le quali andrebbe utilizzata”.

“La morte di Giuseppe, insieme a quella di molte altre vittime innocenti, mi auguro porti a far riflettere lo Stato italiano in merito. Alla famiglia intanto giungano le mie più sentite condoglianze”, conclude Nardella.

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