ZONA ROSSA ISTITUITA DA MARSILIO FA SALVE LEZIONI IN PRESENZA FINO A PRIMA MEDIA, MA PRESIDENTE, E PARTE DELLA GIUNTA VOLEVANO SOSPENSIONE TOTALE IN LIA CON INDICAZIONE ESPERTI, DECISIVA IMPOSSIBILITA' A GRANTIRE A GENITIROIR BONUS BABY SITTER E CONGEDO PARENTALE,

SCUOLE APERTE O CHIUSE? PARERE CTS IGNORATO, IN ABRUZZO VINCE LINEA SOSPIRI E SINDACI

19 Novembre 2020 07:43

L’AQUILA – Scuole aperte o scuole chiuse per limitare la diffusione del covid 19? Anche e soprattutto su queste due opzioni da applicare nella “zona rossa” auto-dichiarata dall’Abruzzo su tutto il suo territorio, alla luce del dilagare della pandemia, si è consumato uno scontro, sia tecnico-scientifico, che politico. Alla fine è prevalsa l’opzione scuola aperta, fino alle prime medie, con buona pace del parere  dei tecnici, ovvero del direttore del dipartimento Sanità, Claudio D’Amario, e all’unanimità del comitato tecnico scientifico regionale, guidato da Alberto Albani,  favorevoli alla chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, argomentando, in posizione “eretica” rispetto ai convincimenti governativi, che le scuole sono focolai di contagio, e un alunno positivo può infettare 600 persone. Allineati al Cts il presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fdi e, dello stesso partito, l’assessore Guido Liris e il capogruppo Guerino Testa, l’assessore Emanuele Imprudente, della Lega, favorevoli alla sospensione delle lezioni in presenza. Contro la chiusura delle scuole si sono però schierati il presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, e un buon numero di sindaci, a cominciare da quello dell’Aquila, Pierluigi Biondi, di Fratelli d’Italia. E non per motivi scientifici ma pragmatici: con le scuole chiuse e le fabbriche e uffici aperti i genitori non sarebbero stati in gradi di prendersi cura dei figli. Alla fine è prevalsa la linea politicamente meno conflittuale con il governo, e con il ministro dell’Istruzione, la pentastellata Lucia Azzolina, di adeguarsi al dpcm del premier Giuseppe Conte che ha istituito le zone rosse, e che prevede però che restino aperte le scuole dell’infanzia, le primarie e le classi prime delle scuole medie. Per le classi seconde e terze delle secondarie di primo grado e per tutte le classi delle secondarie di secondo grado si prevede invece la didattica a distanza. Ha spiegato Marsilio, “ci siamo consultati a lungo, abbiamo ritenuto di non poter accogliere la richiesta del nostro Cts di chiudere le scuole di ogni ordine e grado. Le famiglie non hanno gli strumenti per affrontare questo problema, non ci sono congedi parentali e bonus baby sitter. Per questo riteniamo che sia sufficiente un atto di responsabilità“. Ha prevalso insomma la posizione pragmatica di Sospiri: “Oggi non siamo nelle condizioni strutturali per pensare di chiudere le scuole primarie, ovvero scuole d’infanzia-asili, elementari e prima media – ha detto il presidente del consiglio -. Fino a quanto l’indice di contagio RT resterà al dato attuale, 1,34, non ci sono le condizioni per chiudere fabbriche o aziende, quindi i genitori devono poter lavorare tranquillamente, sapendo che i propri bambini sono in aula a svolgere le proprie lezioni, e le mamme non possono essere costrette a lasciare il lavoro per occuparsi dei più piccoli che attraverso uno schermo tentano di fare lezione a distanza e non possono materialmente farlo da soli”. A pensarla diversamente il Cts, come ha riferito ad Abruzzoweb Giustino Parruti, direttore della Uoc malattie infettive della Asl di Pescara,  componente della task force. “C’è stata piena convergenza – spiega il medico  – sulla necessità di chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado, almeno per 15 giorni. E questo perché esse rappresentano un volano di trasmissione del contagio, ci sono tutte le basi di evidenza scientifica per affermare questo. Non è un caso che l’impennata di contagi in Abruzzo è coincisa con il ritorno alle lezioni in presenza. Gli studenti che sono diventati veicolo del virus, portandolo nei nuclei familiari. Del resto, durante la pausa pranzo nella mensa, e durante gli intervalli, è estremamente difficile, se non impossibile, garantire il mantenimento del distanziamento fisico e il rispetto delle norme convenute per prevenire le infezioni”.

Posizione sostenuta anche dal capodipartimento D’Amario, non certo l’ultimo arrivato, che prima di tornare in Abruzzo, è stato direttore della prevenzione del Ministero della Salute, e poi da febbraio alla fine di aprile, componente task force costituita proprio su fronte dell’emergenza coronavirus.

Allineato sulla chiusura totale il capogruppo Fdi Testa: domenica sera, terminata la riunione del cts ha spiegato “si pensa a chiudere tutte le scuole a partire anche dagli asili, e questo perché ci ha spiegato D’Amario, un positivo in una scuola può generare fino a 600 contagi.  Stiamo facendo una scelta di grande portata, occorre comunicare bene la decisione che le scuole debbano essere tutte chiuse, per poter riaprire il 3 o 4 dicembre”.

L’assessore Liris, anche lui di Fdi, ha sottolineato non a caso che il Comitato tecnico scientifico regionale, a maggioranza, ritiene che oltre alle misure già previste dalla ‘fascia rossa’, si debba “procedere anche a una chiusura totale dell’attività scolastica, per ogni ordine e grado. L’obiettivo della Regione è anticipare i tempi rispetto a scelte nazionali che oggi appaiono inevitabili, in modo tale da contribuire alla tutela della salute pubblica e provare a garantire una ripartenza quanto più ampia possibile, soprattutto in vista del periodo natalizio”.




Del partito scuole chiuse anche Imprudente: “A volte si deve fare anche ciò che non si vuole fare, perché è giusto ed opportuno. Nessuno può sfuggire alle responsabilità, questi non sono momenti per fare giochi politici e propagandistici ma sono momenti in cui prendere posizione e anticipare scelte. L’Abruzzo deve essere zona rossa con chiusura scuole“, ha detto al termine dell’incontro con la task force.

Poi però lunedì nel confronto on line con il presidente Marsilio, molti sindaci si sono detti contrari alla chiusura delle scuole, a cominciare dal sindaco dell’Aquila Biondi, questa volta sul fronte opposto rispetto agli esponenti del suo partito. Biondi ha evidenziato che quello delle scuole è “un aspetto molto delicato che solo nella città dell’Aquila interessa oltre 5mila ragazzi con le relative famiglie, quindi serve una comunicazione chiara, lineare ed univoca. Anche alla luce delle intervista rilasciata al Corsera da Agostino Miozzo, il quale invita a non sottovalutare le ricadute sociali e psicologiche della chiusura delle scuole, in particolare nei bambini svantaggiati. Segnalo anche un altro importante intervento dal titolo ‘l’economia della scuola tradita’ nel quale si mette in guardia sulla prospettiva di queste generazioni interessate dalla chiusura”. In ogni caso Biondi ha chiesto che “qualunque sia la decisione del presidente, che comunque rispetteremo consapevoli della problematica e della delicatezza delle responsabilità del nostro governatore, serve un confronto col Governo per chiarire quali sono i ristori e il sostegno che va assicurato alle famiglie, come bonus baby-sitter e congedi parentali”.

E alla fine Marsilio ha dovuto cedere sulle scuole parzialmente aperte, approvando una ordinanza che ricalca quella il dpcm del governo, in linea con la convinzione che le lezioni in presenza non sono significativo veicolo di contagi, propria del governo e delle sue task force di esperti. Contro la posizione a questo punto non solo eretica, ma non presa in considerazione dall’esecutivo regionale, del Cts abruzzese.

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