“SEMPLIFICARE NON E’ DARE APPALTO A MIO CUGINO”, REALFONZO, “TANTI CONTENZIOSI EVITABILI”

INTERVISTA A PRESIDENTE TAR ABRUZZO, "MENEFREGHISMO DEI COMUNI CHE NON CONSENTONO ACCESSO AGLI ATTI GENERA RICORSI", "GARE CON CRITERI FANTASIOSI E FRAZIONATE, OCCORRE FORMAZIONE PROFESSIONALE PER DIPENDENTI PUBBLICI"

di Filippo Tronca

1 Marzo 2021 07:00

L’AQUILA – Da una parte c’è un Tribunale amministrativo regionale abruzzese con soli tre magistrati deve far fronte a quasi 2mila ricorsi arretrati, e che per di più nel 2020 ha dovuto rallentare l’attività a causa del coronavirus.

Dall’altra si registra “un atteggiamento intollerabile delle amministrazioni pubbliche” che fanno aumentare il contenzioso ingolfando ancor di più  l’attività degli uffici, non consentendo l’accesso agli atti da parte dei cittadini, “per semplice menefregismo”, per “favorire un amico”,  “per evitare grane”. Oppure  frazionano gli appalti, stabilendo criteri di aggiudicazione “fantasiosi”, moltiplicando anche qui le occasioni di ricorso. E basterebbe evitare tutto ciò per ottenere una velocizzazione della giustizia e una semplificazione che non può come vorrebbe qualcuno “dare l’appalto a mio cugino”.

Lo scenario certo non lusinghiero lo ha illustrato ad Abruzzoweb il presidente del Tribunale amministrativo regionale (Tar) dell’Abruzzo, Umberto Realfonzo che assieme a Paolo Passoni, presidente della sezione staccata di Pescara,  ha mercoledì  scorso illustrato al Tar dell’Aquila, il bilancio dell’attività del 2020, fatalmente segnata dall’emergenza coronavirus che ha costretto a rinviare ben 43 cause, impedendo procedere nel programma di smaltimento dell’arretrato, che si attesta oggi a 1.914 ricorsi, ma solo perché si è registrata una riduzione drastica di cause depositate, in ambiti come appalti e affidamenti rallentati o congelati dall’emergenza pandemica.

Realfonzo modenese classe 1952, luminare del diritto amministrativo, ex componente dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato e del Consiglio superiore  dei Lavori pubblici, si lancia nell’impietosa disamina a partire da una domanda del cronista su cosa ne pensasse sul mantra intonato dai politici sulla sburocratizzazione e sull’imperativo di semplificare le gare di appalto, anche riferendosi alla “jattura” dei ricorsi al Tar, e alla “necessità di abbattere i contenziosi” per spendere subito e in somma urgenza i fondi del Recovery plan.

“Semplificare? Possiamo dare i lavori a mio cugino, che è facilissimo. La mia è ovviamente una boutade, in realtà ci sono altre strade da percorrere”, risponde con una battuta Realfonzo, che poi passa ad illustrare come si potrebbe ridurre il contenzioso nei tribunali amministrativi, accelerando le cause a beneficio di tutto il sistema sociale ed economico del Paese.

Innanzitutto, evidenzia Realfonzo,  enorme ed evitabile è il contenzioso per il “silenzio” delle amministrazioni che negano l’accesso agli atti ai cittadini, previsto dalla legge.

Realfonzo individua tre fattispecie di questa omissione.

“La prima è quella del menefreghismo: del tipo  ‘ma Pasquale che vuole’,  ‘ma  non mi scocciare’, come accade in piccole realtà dove ci si conosce tutti.  Va però a finire che il povero cittadino alla fine si arrabbia e presenta ricorso”.

Seconda tipologia: “l’amministrazione ha qualcosa da nascondere e il rifiuto dell’accesso agli atti è il tentativo di non avere un ricorso, con il risultato che poi spesso i ricorsi sono due:  per il silenzio  e nel merito della questione”.

Infine, terza tipologia, “il tentativo di favorire qualcuno, o di non danneggiare qualche amico, purtroppo siamo nel mondo e queste cose avvengono”.

Le amministrazioni chiosa  Realfonzo, “non rispondono neppure alle domande più banale e il loro silenzio è spesso interpretato come colpevole”. A tal proposito il presidente ha annunciato mercoledì “sanzioni progressive” nei confronti degli enti inadempienti.

Anche perché ricorda il presidente del Tar, “una amministrazione pubblica avrebbe l’obbligo di pubblicare sulla sezione del sito istituzionale ‘Amministrazione trasparente’ tutti gli atti, ma questo spesso non avviene, spesso resta solo qualche giorno e poi scompare, non è per nulla trasparente”.

Non a caso un Comune abruzzese, si legge nella relazione è stato segnalato all’Autorità nazionale anti corruzione (Anac) in quanto “non aveva attivo nessun collegamento ipertestuale, rinviando invece alla pagina iniziale, a atti e documenti che dovevano essere pubblici”.

Un’altra importante mole di contenzioso potrebbe essere evitata, spiega poi Realfonzo, se solo le gare di appalto fossero indette secondo i crismi.

“Molti Comuni fanno gare frazionate, ad esempio una per la sistemazione della piazza, una per il rifacimento della fognatura e un’altra ancora per la nuova illuminazione pubblica. E così si moltiplica il rischio di contenzioso, perché poi accadere che faranno ricorso le ditte escluse che volevano rifare la piazza, la fognatura e l’illuminazione. Sarebbe invece opportuno che la strategia delle stazioni appaltanti sia quella di accorpare gli interventi per quanto più possibile”.

Ci sono poi i criteri “fantasiosi” di aggiudicazione delle gare.

“L’appalto si blocca perché è completamente sballato. C’è un ricorso che non è stato deciso perché andato in perenzione, nato per un sistema di aggiudicazione che dava tutti zero, quale che fosse l’offerta. Non dico un ingegnere, ma anche un perito industriale, sarebbe stato capace di evitare criteri così fantasiosi”.

Eppure osserva Realfonzo, “l’Anac ha elaborato i bandi tipo, basterebbe copiare quelli e adattarli alla situazione specifica per non sbagliarsi…”

E’ evidente la giustizia lenta contro cui tuonano gli scherani della semplificazione non dipende solo dalla macchina giudiziaria, drammaticamente sotto organico, ma anche dalla preparazione della pubblica amministrazione.

“Sarebbe davvero importante aumentare la formazione da parte della Regione delle piccole stazioni appaltanti – suggerisce Realfonzo -.  Una volta erano le Province che svolgevano questa attività meritoria a favore dei Comuni, ma le Province sappiamo la fine che hanno fatto.  Forse è  un’iniziativa che andrebbe ripresa anche a livello dell’Associazione nazionale comuni italiani”.
​E rivela, “anche il Tar offre momenti di formazione professionale, e anch’io ho fatto molte lezioni per le pubbliche amministrazioni, e posso dire che ai livelli meno alti c’è partecipazione, i dirigenti e direttori sono sempre pochi, tra gli amministratori normalmente non viene nessuno. Forse sanno già tutto e non ne hanno bisogno”, ironizza Realfonzo.

Infine Realfonzo allargando lo sguardo spiega che “è importante che le norme non vengano modificate ogni anno, si devono anzi sedimentare, perché se si applicano sempre le stesse norme è ragionevole sperare tutti quanti, più o meno, impareranno a farlo”​.

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