“SEMPRE SOLI CON QUALCUNO”, MATERNITA’, CARRIERA E SOGNI: IL NUOVO ROMANZO DI ANNALISA DE SIMONE

di Valeria Ferri

3 Maggio 2021 07:59

L’AQUILA – “Come la mia protagonista avverto non tanto il desiderio della maternità, quanto il timore di fare scelte di cui un giorno potrei pentirmi, l’incubo del tempo che scorre, la paura di invecchiare. E quella dell’infelicità. È qualcosa di più profondo rispetto al desiderio di un figlio, ma che ha molto a che fare con esso”.

Desiderio di maternità, carriera e ambizioni, una riflessione che è parte di un viaggio interiore, quello della scrittrice aquilana Annalisa De Simone, già presidente del Teatro stabile d’Abruzzo: ad Abruzzoweb la giovane donna di cultura ormai un nome di livello nazionale, svela passaggi molto intimi del suo terzo libro “Sempre soli con qualcuno”, Marsilio Editore, e partendo dalla figura della protagonista che definisce “fragile e stupida quanto me”, racconta “ciò che accade quando si sceglie di vivere, invece di portare avanti una vita che non ci corrisponde più”.

Il romanzo, da tempo in vendita in tutte le librerie italiane e in ebook già presentato a livello nazionale, è la storia di una giovane donna che vive a Roma e ha origini abruzzesi, somiglia in qualche modo alla sua autrice, e che si trova a doversi confrontare con una nuova vita e a dover fare i conti con il desiderio di maternità, che tanto per la protagonista del racconto quanto per l’autrice, nasconde qualcosa di ancora più profondo.

L’intervista è l’occasione per una dichiarazione di amore verso la sua città, L’Aquila. “È un verso d’amore bellissimo. Il posto dove siamo nati e cresciuti segna, incide, dice di noi”.

Tornando alla sua ultima fatica, De Simone rivela: “Ho terminato il romanzo e anch’io, come la protagonista, ho scelto di preservare la possibilità di diventare madre, un giorno, attraverso il congelamento degli ovociti. Su questo strumento della scienza non ho pensieri, mentre ho dubbi sul fatto di fare un figlio da sola. Non sono dubbi etici, più che altro pensieri legati alla paura di compiere una scelta difficile per me e per un figlio”.

“Ciò che narro non è accaduto nella realtà, eppure io ho condiviso con la protagonista le paure e i suoi desideri. Ogni autore – aggiunge – conosce il limite fra eventi realmente accaduti e fantasia, ma vivere una vita che per gran parte del tempo è vita immaginaria, come quella di chi si sveglia e inizia a scrivere, confonde i perimetri”.

La protagonista ha una bella casa, un uomo che la ama e con il quale, grazie al quale, ha costruito una vita piacevole, agiata, e di grandi ideali di sinistra. La giovane donna protagonista, soprattutto, ha ambizioni. La prima è di tipo culturale: vuole lavorare in un mondo e per un mondo nel quale le parole diventino cose che, come oggetti e strumenti, rallegrino, costruiscano e arredino la vita di chiunque. La seconda ha a che fare con i sogni, con una rappresentazione di sé, con un’ansia di futuro: vuole un figlio. E poiché vive in coppia, lo vuole con il compagno. Che nicchia, che non dice no, che antepone questioni riguardanti il suo lavoro di avvocato di successo. A questo punto la donna, che dirige un festival di letteratura, incontra per lavoro un deputato abruzzese con il quale dovrebbe lavorare per L’Aquila. Non è esattamente il suo prototipo di uomo ma cominceranno una storia che porterà ciascuno dei due a doversi confrontare con una nuova vita. Se questa nuova vita si realizzerà o resterà potenziale non è importante, è interessante osservare come quello che sembrava stabilito si riveli provvisorio.

“Si tratta di personaggi di pura finzione – spiega De Simone – Mi interessava indagare la paternità dell’uno e la mancanza di desiderio d’essere padre dell’altro. Credo che entrambi si direbbero favorevoli alla criogenesi. Come spero di aver trattato entrambi con uno sguardo privo d’ogni giudizio, uno sguardo laico. Non so consigliare alcunché al riguardo. La letteratura non offre risposte, semmai dà nutrimento ai dubbi. Come i sogni, le storie sono testimonianze di una presenza. E io spero che la mia protagonista porti a questo, a pensare: lei è fragile e stupida quanto me”.

Come la protagonista, tra l’altro, De Simone è una donna che si occupa di cultura e, a tal proposito, impossibile non parlare  dell’esperienza del Tsa: “Sono diventata presidente del Tsa convinta di poter lasciare un segno indelebile nella gestione l’ente, e tante cose sono state fatte, ma non tutto ciò che avrei voluto. All’inizio ero immersa in uno spirito d’onnipotenza sciocco e infantile, non ottenere ciò che credevo necessario era motivo di frustrazione. Nel tempo ho imparato che lavori di questo genere si declinano sempre al plurale e che i pesi corrono insieme ai contrappesi. Funziona così”.

Ricorre poi a Guccini per parlare del suo legame con L’Aquila: “Per anni ho guardato chi provava un senso d’appartenenza verso i propri luoghi con sospetto e invidia. Non capivo. Finalmente anch’io posso dire di essere legata alla mia terra. C’è un verso di una canzone di Guccini che fa: vorrei conoscere l’odore del tuo paese, camminare di casa nel tuo giardino. È un verso d’amore bellissimo. Il posto dove siamo nati e cresciuti segna, incide, dice di noi”.

Annalisa De Simone è nata a L’Aquila nel 1983 e vive a Roma, si è laureata in Scienze umanistiche e in Filosofia. Ha esordito con il romanzo Solo andata (Baldini&Castoldi 2013). Sempre con Marsilio ha pubblicato Non adesso, per favore (2016), Le mie ragioni te le ho dette (2017), e nella collana PassaParola Le amiche di Jane. La carriera di scrittrice per Annalisa nasce dietro il suo tavolo da lavoro, in “Una stanza tutta per me”.

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