PRIVATIZZAZIONI: ORLANDO, “PER ACQUA E RIFIUTI LA SITUAZIONE È GRAVE MA NON E’ SERIA”

INTERVENTO DELL'EX SENATORE E CONSIGLIERE REGIONALE SULLE CONSEGUENZE ANCHE IN ABRUZZO DELLE MODIFICHE LEGISLATIVE PREVISTE NEL DDL CONCORRENZA

28 Gennaio 2022 09:29

Regione - Abruzzo, Politica

CHIETI – “I moderni decisori a tutti i livelli, Parlamento, Regione, province, comuni, penseranno a contrastare il rischio incombente della privatizzazione dei servizi pubblici locali?”

Da questo interrogativo prende le mosse la serrata e documentata analisi a firma di Angelo Orlando, che Abruzzoweb riceve e ospita, sulle incombenti modifiche legislative e del rischio privatizzazioni del servizio idrico e rifiuti, nelle pieghe del disegno di legge “ Concorrenza” del ministro Giancarlo Giorgetti.

docente di lettere e filosofia in pensione, classe 1949 di Guardiagrele, in provincia di Chieti, ex senatore di Rifondazione comunista nel primo governo di Silvio Berlusconi e poi consigliere regionale con il centrodestra di Giovanni Pace, e il centrosinistra di Ottaviano Del Turco, dove ha ricoperto la carica di presidente della prima commissione Bilancio.

PER ACQUA E RIFIUTI LA SITUAZIONE È GRAVE MA NON E’ SERIA

Molti secoli fa i crociati partivano alla conquista di Gerusalemme al grido: “Dio lo vuole”. Da qualche decennio capitani coraggiosi e finanza spregiudicata partono all’assalto del patrimonio pubblico al grido: “l’Europa lo vuole”! Quando, però, tutti i gioielli sono scomparsi, rimane ancora qualcosa per poter riaffermare con forza la necessità, per razionalizzare, modernizzare, abbattere il debito pubblico, di tutelare il totem “concorrenza”, e quel che rimane sono i Servizi pubblici locali!

Così, mentre la politica, fatta più di agonisti che di cultori.., e l’opinione pubblica sono distratte da questioni metafisiche o da problemi esistenziali legati a scelte elettorali, allegato alla manovra di bilancio, immediatamente prima del disegno di legge sull’autonomia differenziata, appare il disegno di legge “ Concorrenza” del ministro Giancarlo Giorgetti.

L’articolo 6 di questo disegno di legge (AS 2469) recita: “ Criteri e principi direttivi per l’esercizio della delega legislativa di cui all’articolo 6 del presente disegno di legge e quelli di cui all’articolo 19 della legge numero 124 del 2015”.

Ora, secondo l’articolo 70 della Costituzione della Repubblica italiana “la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”.

Con l’articolo 76, poi, si dice che l’esercizio della funzione legislativa può essere delegata al governo”, con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti”.

Qui si innesta un elemento decisamente grottesco.

In sostanza il Governo chiede al Parlamento una delega per il riordino della materia dei servizi pubblici locali, ma, nello stesso tempo, nel decreto delegato che dovrebbe essere approvato dal Governo stesso entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, non è contemplato alcun coinvolgimento del Parlamento delegante.

Questo disegno di legge è stato presentato in Senato il 3 dicembre 2021 e adesso è stato incardinato nell’ordine dei lavori.

A questo punto il meritorio Servizio studi di Camera e Senato ha approntato il dossier che spiega ai parlamentari, in dettaglio, il contenuto del provvedimento proposto-

Per fortuna, la retribuzione dei funzionari del Servizio Studi non è commisurata al numero di letture da parte dei parlamentari, come fossero influencer, altrimenti …. dovrebbero chiedere il reddito di cittadinanza!

A dimostrazione della schizofrenia strabica della politica contemporanea, giova ricordare che da tempo alla Camera dei deputati sono stati presentati e discussi, per ora senza esito, due disegni di legge di iniziativa parlamentare che toccano il problema, generale, dell’acqua pubblica e quello, particolare, del servizio idrico integrato.

Il 24 ottobre 2018 il Servizio studi ha redatto le Note di lettura relative a questi due progetti e con l’inizio della discussione in commissione sono stati auditi tutti i soggetti coinvolti, a partire dalla dall’onnipresente Confindustria, che ha stroncato le velleità utopistiche dell’AC 52, di ispirazione grillina, e si è dimostrata molto più disponibile nei confronti dell’AC 773, di ispirazione piddina.

Naturalmente, l’iter si è perso nella palude dei non-provvedimenti dell’attività parlamentare. Sarà molto interessante verificare l’atteggiamento di Confindustria quando sarà avviata in commissione la discussione sul progetto governativo ed è abbastanza scontato immaginare che gli apprezzamenti saranno pressoché entusiastici.

Ma, in sintesi, cosa cambia con il progetto attuale rispetto all’articolo 19 della legge 124 del 2015?

Al primo comma si ipotizza un riordino, anche tramite l’adozione di un apposito testo unico, testo unico che evidentemente va ben aldilà dell’oggetto della delega.

Inoltre da una semplice comparazione lessicale dei due testi viene fuori tutta una serie di osservazioni gravide di preoccupazioni: alla lettera a del comma 2 non solo si riafferma “la competenza esclusiva statale di cui all’articolo 117, secondo comma, lett. p), della Costituzione, ma si inserisce per la prima volta il rispetto “della tutela della concorrenza”( citata 4 volte in questo testo, assente con questa formulazione nell’antico!).

Si dice poi che bisogna “assicurare la soddisfazione delle esigenze delle comunità locali” mentre nel testo del 2015 bisognava “assicurare la soddisfazione dei bisogni degli appartenenti alle comunità locali. Quella che potrebbe sembrare una pura sostituzione lessicale nasconde, invece, il passaggio dalla concezione di diritto alla fruizione di un bene comune da parte dei cittadini alla concezione di diritto alla fruizione di un servizio efficace ed efficiente da parte degli utenti (condizione analoga a quella presente in sanità, dove si è passati dalla definizione del malato come paziente a quella del malato come cliente).

Ancora, non ci potrà essere più essere solo la “netta distinzione tra le funzioni di regolazione e controllo e le funzioni di gestione”, ma ci dovrà essere la “separazione, a livello locale, tra le funzioni regolatorie e le funzioni di diretta gestione dei servizi (comma 2, lett.b),

La gestione del servizio dovrà dare “conto delle ragioni che, sul piano economico, degli investimenti e della qualità e dei costi dei servizi per gli utenti giustificano il mancato ricorso al mercato, anche in relazione ai risultati conseguiti nelle pregresse gestione in auto produzione” ( lett. f), E) è necessaria “la revisione delle discipline settoriali in materia di servizi pubblici locali, con particolare riferimento al settore dei rifiuti e alla gestione del servizio idrico” (lett.n),

Oltre, al coordinamento “della disciplina dei servizi pubblici locali con la normativa in materia di contratti pubblici in materia di società in partecipazione pubblica per gli affidamenti in autoproduzione ( lett.p).

Ma il dato più inquietante, infine, è che per garantire la tutela della concorrenza possono essere previsti e definiti interventi sostitutivi ai sensi dell’articolo 120 della Costituzione, una vera e propria previsione di commissariamenti, anche alla luce delle osservazioni del Servizio studi: “Al riguardo, si valuti l’opportunità di chiarire se l’ente affidante, nel caso in cui non sia in grado di individuare una motivazione qualificata circa la convenienza dell’affidamento in house in corso, sia tenuto a ( o abbia la facoltà di) revocare l’affidamento stesso.

La disposizione non chiarisce altresì se la motivazione qualificata debba o meno riferirsi al contesto esistente al momento in cui è avvenuto l’affidamento one che ad un momento successivo. Si valuti un approfondimento anche sotto tale profilo chi”.

Ma qual è il braccio armato dell’Europa nella definizione della ratio di questo provvedimento normativo?

E’ la Relazione annuale sull’attività svolta dall’autorità garante della concorrenza del mercato del 31 marzo 2021, laddove, l’Autorità segnala “un inadeguato livello concorrenziale nel settore in esame, in termini di concorrenza sia “nel mercato”, sia “per il mercato”.

Ulteriore conforto alla ratio è fornito dalla relazione della Corte dei Conti sugli organismi partecipati dagli enti territoriali e sanitari di fine 2019, laddove si parla di una netta prevalenza di affidamenti in house: “su un totale di 14.626 affidamenti quelli a conclusione di gare con impresa terza risultano pari a 878 (pari a circa il 6%).anche gli affidamenti a società mista, con gara a doppio oggetto, sono in numero contenuto (pari a 178)”-

Per cronaca e rilievo statistico: nella relazione dell’Autorità “tutela” appare 36 volte mentre “concorrenza” appare 75 volte, questo per dire che oramai non esistono più bisogni ma solo esigenze).

Puntualmente i redattori del dossier scrivono: “l’inefficienza da un punto di vista economico di un ricorso pervasivo all’affidamento cosiddetto in house providing viene spiegato dall’Autorità con la circostanza che esso si realizza spesso a favore di società prive dei requisiti soggettivi e oggettivi previsti dalla normativa ovvero in assenza di adeguata motivazione circa la convenienza della forma di affidamento prescelta”.

Da oggi in poi, quindi, chi vuole affidare in house dovrà preoccuparsi di tutta una serie di motivazioni oggi spesso allegramente tralasciate.

Ma come si riflette la prospettiva di questo articolo 6 sull’Abruzzo?

Guardiamo il settore dei rifiuti: sul territorio della provincia dell’Aquila sono attive tre società a capitale totalmente pubblico operanti nel settore dei rifiuti, Aquilana società multiservizi, ASM, Cogesa S.p.A., Segen S.p.A; ci sono poi otto soggetti ai quali il servizio di igiene urbana è stato affidato con procedura ad evidenza pubblica con un’unica società a capitale misto pubblico privato (ACIAM S.p.A.).

In provincia di Chieti la maggior parte del territorio è servita da Ecolan s.p.a., affidamento in house; per 10 gestori c’è stato l’affidamento tramite gara.

In provincia di Pescara tre società in house, Attiva Linda e Cogesa e 9 società con l’affidamento tramite gara.

In provincia di Teramo una sola società in house, la Montagne Teramane Ambiente S.p.A. e 7 società che hanno ottenuto l’affidamento con procedura di evidenza pubblica.

Passando al Servizio idrico integrato, abbiamo l’ERSI come ente di governo dell’ambito, un solo ambito e sei sub ambiti:  ATO 1 aquilano, soggetto gestore Gran Sasso acqua S.p.A., affidamento in house, anno di fine affidamento 2031;  ATO 2marsicano CAM S.p.A., affidamento in house, contratto fino al 2027; ATO 3 Peligno alto Sangro Saca S.p.A., affidamento in house, anno di fine affidamento 2027; ATO 4 Pescara Aca S.p.A., affidamento in house, anno di fine affidamento 2027;  ATO 5 Teramo Ruzzo reti S.p.A. , affidamento in house, anno di fine affidamento 2023 ;  ATO 6 Chieti Sasi S.p.A. affidamento in house, anno di fine affidamento 2027.

Leggendo il report dell’Istat 2020 a proposito della Giornata mondiale dell’acqua, scopriamo, però, che in Abruzzo le famiglie insoddisfatte sono di gran lunga più numerose di quelle soddisfatte del servizio idrico integrato.

Poi, dato decisamente allarmante: “ perdite totali di distribuzione pari ad almeno il 55% del volume immesso in rete si riscontrano in 10 province che, ad eccezione della provincia di La Spezia, sono localizzate nel Centro e nel Mezzogiorno: Pescara, Ragusa, Oristano, Benevento, Avellino, L’Aquila, Chieti, Latina e Frosinone”.

L’invidiabile primato dell’Abruzzo testimoniato da 3 province sciagurate su 9 d’Italia può essere tranquillamente certificato da una rassegna stampa che tocchi, ad esempio, i problemi dell’estate 2021, la terza estate più “siccitosa” dal 1955.

E pensare che nei primi anni 2000 la Sogesid aveva fornito un quadro dei problemi delle reti idriche abruzzesi, già allora troppo mature!

Quanto poi la situazione del sistema idrico abruzzese sia decisamente grave ma altrettanto decisamente poco seria è testimoniato da un quaderno del Ministero dell’infrastrutture e dei trasporti, “Abruzzo-il sistema idrico” a cura del viceministro Viceconte, studio realizzato per favorire un ambizioso progetto di trasferimento di acqua alla regione Puglia (la regione del viceministro?).

Nello studio c’è scritto: “i tre grandi fiumi abruzzesi-Vomano, Pescara e Sangro-è stato accertato che immettono a mare oltre 2,7 miliardi di metri cubi di acqua ogni anno (questo in virtù di uno studio di fattibilità della regione Abruzzo).

Si dice poi che per uno slancio di federalismo solidale per risolvere i gravosi problemi di una regione che come la Puglia che non ha corsi d’acqua naturali o artificiali, anche in vista di notevoli finanziamenti compensativi nella legge Obiettivo, si era già progettato un acquedotto che scavalcava il Molise da realizzarsi in galleria con adduzione in serbatoi artificiali.

Trionfo finale: “nel 1999 la società Binnie Black & Veatch -BBV- ha riproposto il problema con soluzioni in innovative prevedendo un acquedotto sottomarino per trasportare acqua verso la Puglia, dopo aver incanalato i fiumi domanda Pescara e Sangro.

Il prelievo non presenta conseguenze ambientali negative soprattutto per la esiguità meno del 7% dei deflussi a mare (sempre secondo uno studio di fattibilità della Regione Abruzzo).

Nel settembre 2001 la regione Abruzzo ha affidato l’incarico alla BB V di redigere studio di fattibilità”. E pensare che quando, con il comma 5 dell’articolo 92 della legge regionale abruzzese 7/2003 è stato introdotto il metodo in house, qualcuno pensava di scongiurare il rischio di privatizzazioni selvagge.

Ora I moderni decisori a tutti i livelli, Parlamento, Regione, province, comuni, penseranno a contrastare questo rischio, magari accompagnando qualcuno alla porta?

 

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