SEVEL ATESSA: LE INCOGNITE DELL’AUTOMOTIVE ABRUZZESE CON LA NASCITA DELLO STABILIMENTO IN POLONIA

di Angelo Orlando

15 Aprile 2022 09:30

Chieti - Abruzzo, Economia

ATESSA – “La nascita di Stellantis, le politiche di Tavares, la nascita di uno stabilimento gemello alla Sevel di Atessa, per la produzione del Ducato in Polonia, i problemi determinati dalla carenza di componenti, sono questi i fattori che stanno radicalmente mutando lo status del comparto produttivo della Val di Sangro, il comparto che contribuisce in maniera determinante al Pil abruzzese e alla quota di esportazioni”.

Parte da questo assunto l’intervento, ospitato da Abruzzoweb, di Angelo Orlando, ex parlamentare di Rifondazione comunista, ex consigliere regionale e presidente della commissione Bilancio.

PENSANDO ALLA SEVEL…LA POLITICA E LE RICETTE ALLA BUFALA

Di fronte a questo quadro sempre più problematico e sempre meno leggibile, sindacati, sindaci, il territorio tutto, hanno chiesto risposte rassicuranti alla politica, a tutti livelli. Analizziamo adesso quello che è stato il risultato, al di là dell’acclarata inutilità dei tavoli, più o meno istituzionali, dell’azione politica in tutte le sue sfumature.

Atto primo : in tutti e due i rami del Parlamento, Camera e Senato, deputati e senatori di variegata colorazione hanno interrogato il Ministro Giorgetti, Ministro dell’Industria e dello Sviluppo Economico – MISE_. ( Prendiamo, a questo punto, atto che ,da molti anni la Costituzione della Repubblica è silenziosamente, impercettibilmente, cambiata.

Quella che una volta era la potestà legislativa si è inesorabilmente mutata in una potestà ginnico-comunicativa e i comunicati stampa sono causa ed effetto delle interrogazioni, mentre il Governo legifera!) Le interrogazioni del settembre 2021 chiedevano al Governo, per scongiurare il rischio delle delocalizzazioni delle grandi imprese, nel caso specifico Sevel, di intervenire presso l’Unione Europea per avviare la ridiscussione degli articoli 107 e 108 del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea – TFUE -, articoli che negavano e negano la possibilità di aiuti di Stato alle imprese come la Sevel stessa.

Ora, in uno dei comunicati, si riportava che il ministro Giorgetti aveva dichiarato la disponibilità ad aprire una strada per modifiche o deroghe a questa normativa, disponibilità, purtroppo, da considerare in un eccesso di benevolenza, quantomeno strumentale, perché il Ministro sa benissimo che, se non , addirittura, impraticabile, questa strada è assolutamente non breve o lineare.

Atto secondo: l’introduzione, con un emendamento del Governo, che si conferma, allo stato delle cose, unico detentore della potestà legislativa, all’interno della legge bilancio 2022, di una norma “ velleitariamente “ antidelocalizzazioni e assolutamente al di fuori delle problematiche legate alla Sevel. Atto finale ( almeno per ora ) :un ordine del giorno presentato durante la discussione del Decreto Sostegni ter alla Camera dei Deputati, ordine del giorno che chiede al Governo l’avvio dell’iter di istituzione di un nuova area di crisi industriale complessa nella Val di Sangro… Nelle ( pie ) intenzioni dei proponenti l’istituzione di questo strumento “permetterebbe di ottenere specifiche risorse per garantire il rilancio delle attività industriali, la salvaguardia dei livelli occupazionali ed il sostegno dei programmi di sviluppo” visti grandi cambiamenti nel mondo dell’automotive.

L’accoglimento di questo ordine del giorno, strumento che si connota come richiesta di una semplice e generica promessa, è stato salutato con entusiasmo e immediatamente tradotto in valanga di comunicati che hanno travolto tutti gli strumenti mediatici.

Peccato che nessuno abbia messo in rilievo, adeguatamente ed opportunamente, che un precedente di area di crisi industriale complessa in Abruzzo già esiste, l’area della Val Vibrata-Valle del Tronto Piceno.

Analizziamo brevemente questo precedente, per valutare tempi, modi, efficacia ed eventuale dote finanziaria di questo strumento ( nessuno osi, però, pensare a centinaia di milioni di euro come per qualche altro AdP !) in vista di una ipotetica adozione in Val di Sangro.

Quest’area di crisi, riconosciuta con il D.M. 10 febbraio 2016, comprende 53 comuni, 40 comuni della regione Marche, 13 comuni della regione Abruzzo. Con l’accordo di programma del 28 luglio 2017 MISE, ANPAL, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ministero dell’ambiente, Regione Marche, Regione Abruzzo, province di Ascoli Piceno e Teramo, sotto l’ombrello di Invitalia, si sono impegnati ad attuare il Progetto di Riconversione e Riqualificazione Industriale -PRRI – dell’area.

L’accordo prevedeva risorse pubbliche per 61,557 milioni di euro, di cui 31,807 milioni di euro per le Marche e 29,750 milioni di euro per la Val Vibrata.

Naturalmente gli obiettivi erano rafforzamento dei tessuto produttivo, attrazione di nuovi investimenti, sostegno al reimpiego, individuazione di un’offerta localizzativa, con incentivi nazionali di 32.000.000 di euro,17 per le Marche e 15 per l’Abruzzo, e incentivi regionali – 9,257 milioni assegnati dalle Marche e 7 milioni di euro assegnati dall’Abruzzo -, impegni per le politiche attive del lavoro – 5,550 milioni di euro dalle Marche e 7,750 milioni di euro assegnati dalla Regione Abruzzo -, infrastrutture, aree industriali immediatamente fruibili e networking con il sistema del credito.

Primo interrogativo : questo schema, con annessa quantificazione ipotetica dei finanziamenti nazionali e regionali, è compatibile con i caratteri e le esigenze della Val di Sangro? Scorrendo le pagine degli aggiornamenti di Invitalia a proposito di questo accordo di programma, scaduto il 28 luglio 2020, ma con un atto integrativo ancora da formalizzare al 30 giugno 2021, leggiamo che le risorse sono state deliberate.

Se guardiamo, poi, la graduatoria di ammissione alla fase istruttoria delle domande di accesso ai sensi della legge 181/89, graduatoria aggiornata a gennaio 2020, vediamo che per i 15 milioni di euro assegnati alla Regione Abruzzo erano state prodotte 13 domande: una è stata considerata non esaminabile, 5 non accoglibili, 4 non ammesse alle agevolazioni, una decaduta post ammissione, 2, finalmente, ammesse alle agevolazioni per un importo complessivo la prima di 2.383.111 €, la seconda di 2.005.088 € !

Per ottenere questi mirabolanti risultati sono stati effettuati due incontri di presentazione, è stato attivato un tavolo di confronto con gli operatori e gli istituti di credito-hanno aderito solo 10 tra banche e cofidi, arrivate 756 manifestazioni di interesse per un totale di circa 1.584.000.000 di euro di investimenti e oltre 8100 addetti incrementali previsti……. Tralasciando l’enumerazione di workshop e affini, guardiamo l’intervento infrastrutturale del PRRI : “ completamento della S.P.3, pedemontana Abruzzo-Marche con lo scopo di rendere il tratto stradale più efficiente anche in rapporto al sistema delle relazioni interregionali che si sviluppa sia in direzione nord-sud che verso Roma e verso i paesi balcanici “.

Ad esempio, questa tipologia di intervento si iscrive nel quadro delle infrastrutturazioni necessarie all’interno dell’area della Val di Sangro.

Ora, nel report di Invitalia si legge che questa azione è di competenza regionale e priva di dotazione finanziaria.

Purtroppo, il 13 aprile 2016 era stato sì istituito un tavolo tecnico con tutti gli attori, ma da questa data il tavolo tecnico non è stato mai più convocato. Amen!

Ma, perché il Governo ha tranquillamente accolto l’o.d.g.?

La risposta sta nelle premesse dell’Accordo di Programma della Val vibrataValle del Tronto Piceno! Il Governo, in realtà, ha già fatto la sua parte, con l’articolo 27 del decreto legge 83/2012, convertito nella legge 134/2012 “Misure urgenti per la crescita del Paese”, riordinando la materia di riconversione e riqualificazione, successivamente con il decreto del Mise del 31 gennaio 2013 ha dettato i criteri per l’individuazione delle aree, infine, con un altro decreto ha individuato i criteri per la disciplina degli interventi, per le politiche attive del lavoro……., quindi ha esaurito i suoi compiti. Ma chi ha dato l’avvio all’iter per il riconoscimento di aria di crisi industriale complessa?

Evidentemente le Regioni, nel nostro caso, la Regione Marche nel 2015, la Regione Abruzzo nel 2016! Ammesso che questa terapia possa funzionare in un’area che va da Lanciano, Atessa, fino a San Salvo, Pescasseroli, non sarebbe stato normativamente più coerente presentare l’ordine del giorno in Consiglio Regionale piuttosto che in Parlamento?

E’ anche vero, però, che avrebbe fatto, certamente, meno rumore!.

A proposito, nell’intervista al Corriere del 13 marzo il Ministro  Giorgetti definisce, da esperto, gli strumenti agognati e sbandierati in Abruzzo “ molto lenti, burocratici “!

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA
Download in PDF©

    Ti potrebbe interessare: