SFRATTI IN ABRUZZO, BOMBA AD OROLOGERIA: A LUGLIO VIA DA CASA 2MILA MOROSI PRE-COVID

PASSA EMENDAMENTO IN SENATO A DECRETO SOSTEGNI BIS, PER INQUILINI INADEMPIENTI IN ANNO PANDEMIA DEADLINE A SETTEMBRE E DICEMBRE, CONFEDILIZIA SUL PIEDE DI GUERRA, "TUTELARE ANCHE DIRITTI PROPRIETARI"

6 Maggio 2021 07:54

L’AQUILA – Una bomba ad orologeria sta implacabilmente scandendo i secondi in Abruzzo: è quella degli sfratti, che interesseranno migliaia di inquilini, che per varie ragioni, anche a causa dell’impoverimento provocato dalla pandemia, non pagano i canoni di affitto.

Tra gli emendamenti al decreto Sostegni bis del governo di Mario Draghi, approvati lunedì scorso nelle commissioni Finanze e Bilancio del Senato, sono state fissate infatti le date della fine del blocco dei provvedimenti di sfratto che erano stati congelati per l’emergenza covid-19, scaglionati a inizio luglio, fine settembre e fine dicembre. Sul piede di guerra Confedilizia, che invita a tenere in considerazione anche i diritti dei proprietari di casa e vorrebbe lo sblocco per tutti a giugno.

Dal primo luglio si potrà innanzitutto procedere a carico degli inquilini morosi oggetto di provvedimenti nel periodo precedente al 28 febbraio 2020, data di inizio dell’emergenza. In Abruzzo in base ai dati più aggiornati  la deadline riguarderà 1.472 nuclei familiari, destinatari di provvedimento di sfratto, e  1.350 su cui pende già la richiesta di esecuzione presentata all’ufficiale giudiziario da parte dei proprietari e si attende solo l’arrivo delle forze dell’ordine per sgomberare l’appartamento.

In totale insomma gli sfratti potranno riguardare a luglio quasi 2mila nuclei familiari.

C’è però una partita ancora più grossa, che riguarda tutti coloro che dovranno fare le valige perché diventati morosi nel periodo della pandemia,  Per loro ci sarà un po’ più respiro, ha infatti stabilito l’emendamento che per le procedure di sfratto adottate dal 28 febbraio al 30 settembre 2020 il blocco rimarrà in vigore fino al 30 settembre 2021, per le procedure più recenti, tra il primo ottobre 2020 e il 30 giugno 2021, l’esecuzione resterà sospesa fino al 31 dicembre 2021.

Di queste due categorie di inquilini si ignora il numero, ma rischia di essere drammaticamente alto, vista la devastazione economica e il crollo dei redditi e dell’occupazione provocata dal virus. Si pensi solo alle migliaia di lavoratori in cassa integrazione, che sono passati da un stipendi di .1200 euro ad un assegno di 800 euro, e che rischiano di perdere il lavoro quando sarà sbloccato anche la moratoria sui licenziamenti il 31 ottobre.

C’è però l’altra faccia della medaglia, quella dei proprietari di casa che giustamente rivendicano il diritto di poter tornare a disporre della loro abitazione, spesso acquistata con grandi sacrifici,  cacciando gli affittuari morosi.

Non a caso Confedilizia è per lo sblocco totale degli sfratti, senza se e senza ma a partire dal prossimo 1 luglio, per tutti i casi e senza distinzioni.

Evidenziando in particolare che “la misura non protegge solo i morosi causa Covid ma anche altri che lo erano da ben prima e situazioni che nulla hanno a che vedere con il virus”.

Ovvero, tanti morosi che ora potranno godere della proroga a settembre e dicembre, lo erano già ben prima della pandemia.

Una richiesta che però il governo non ha voluto ascoltare, anche perché ha avuto peso il parere del il ministero della Giustizia guidato da Marta Cartabia, che si è detta a favore delle proroghe differite, temendo un ingorgo di pratiche nei tribunali.

L’emendamento lascia insomma tutti insoddisfatti, sia gli inquilini che sono morosi “incolpevoli”, che non pagano l’affitto perché non hanno più soldi, e non per fare i furbi, sia i tanti proprietari di case, che soprattutto il tempo di crisi, contano anche sugli affitti per poter tirare avanti.

In ogni caso si rischia il deflagrare di una bomba sociale, in assenza soprattutto di alternative per chi perderà casa. In Abruzzo come altrove gli alloggi popolari erano già insufficienti già prima della pandemia, rispetto alla domanda e alle liste chilometriche di richiedenti con requisiti, figuriamoci ora che quella domanda sta esplodendo. Un pannicello caldo sono pure le misure adottate dalla Regione a dicembre, che  ha sbloccato 1,2 milioni di euro di fondi governativi a favore di  chi non ce la fa a pagare l’affitto a causa di perdita di lavoro o altre documentate difficoltà non dipendenti dalla sua volontà, o per per evitare in extremis lo sfratto, rimborsando, come è giusto che sia, il proprietario dell’appartamento.

 

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