SGOMINATA BABY GANG DI BULLI A ORTONA: VIOLENZE, STALKING E TENTATA RAPINA

27 Settembre 2021 20:22

Chieti: Cronaca

 

ORTONA – Avevano costituito una baby gang che bullizzava i coetanei, sporcando le vie del centro di Ortona, anche urinando in pubblico, molestando e disturbando i passanti, incutendo timore e paura a quanti si trovavano ad affrontarli.

I carabinieri della compagnia di Ortona (Chieti) hanno arrestato tre minorenni in esecuzione dell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari del collocamento in comunità e della permanenza in casa emesse dal gip del Tribunale per i minorenni de L’Aquila su richiesta della Procura. Un quarto ragazzino è indagato in stato di libertà.

Sono accusati, a vario titolo, di concorso in atti persecutori, più noto come stalking, tentata rapina e lesioni personali aggravate.

Le indagini sono scattate nel mese di maggio scorso a seguito di una serie di interventi richiesti da cittadini al 112, la cui collaborazione è risultata fondamentale.

Tutti si lamentavano di atti di bullismo da parte di un gruppetto di adolescenti. Operavano nel centro urbano di Ortona: in più occasioni e per futili motivi hanno aggredito coetanei più deboli. Vittime prescelte erano due adolescenti che, invitati in caserma con i loro genitori, hanno avuto il coraggio di mettere a verbale le malefatte della baby gang.

È emerso chiaramente che innumerevoli volte nel corso di circa un anno, singolarmente o insieme, i quattro si erano resi protagonisti di atti violenti nei confronti dei coetanei così come più volte avevano sporcato le vie del centro di Ortona, anche urinando in pubblico, molestando e disturbando i passanti, incutendo timore e paura a quanti si trovavano ad affrontarli.

Oggi tre sono stati arrestati e collocati uno in una comunità di recupero della provincia e gli altri due nelle rispettive abitazioni.

Il gip nell’ordinanza esamina la personalità degli indagati, evidenziandone il coinvolgimento in altri episodi di rilievo e, scrive, appare “evidente la concorsualità tra gli stessi e l’effettiva appartenenza al gruppo con la consapevolezza di quanto commesso, per cui si è resa necessaria interrompere la loro azione criminosa con le incisive misure custodiali, poiché nessun comportamento autodeterminante poteva farne pensare la cessazione in quanto le dinamiche ricostruite, evidenziavano l’intento di imporre e conservare la reputazione del gruppo con l’imposizione di pretese agli altri giovani, che evidenzia, infine, la potenza del legame di gruppo tipica dell’età adolescenziale vincolata a quelle dettate dalle regole del branco”.

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