SICUREZZA E SVILUPPO GRAN SASSO: PD, “FALLIMENTO TOTALE PROPAGANDA DI DESTRA”

22 Gennaio 2024 16:23

L'Aquila - Politica

L’AQUILA – “Avevano promesso lo sviluppo e la valorizzazione del comprensorio del Gran Sasso, avevano annunciato la realizzazione di nuovi impianti, la riqualificazione dell’albergo di Campo Imperatore, la riperimetrazione di Sic e Zps: promesse tradite. La destra di Pierluigi Biondi, Guido Liris, Marco Marsilio ed Emanuele Imprudente ha mentito alla città, alle aquilane e agli aquilani. In quasi sette anni, non sono stati in grado di fare nulla: è tempo che assumano la piena responsabilità delle bugie, della continua – e vuota – propaganda con cui hanno alimentato il loro potere”.

È l’atto di denuncia del Partito Democratico dell’Aquila che, questa mattina, ha tenuto una conferenza stampa nella sala commissioni di Palazzo Margherita per mettere in evidenza lo stato disastroso in cui versa il Gran Sasso.

Intorno al tavolo il segretario Nello Avellani, i consiglieri comunali Stefano Albano, Stefania Pezzopane e Stefano Palumbo, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci e Rita Innocenzi, candidati dem alle elezioni regionali del prossimo 10 marzo.

Ad inizio della conferenza stampa, è stato mostrato un video che era stato diffuso dal sindaco Biondi nella campagna elettorale del 2017, in cui si promettevano interventi a breve, medio e lungo termine che non sono stati mai attuati. A partire dalla riperimetrazione di Sic e Zps.

Di seguito la nota completa del Pd.





 

Gli esponenti dem hanno ricordato la raccolta firme di ‘Save Gran Sasso’, associazione divenuta parte integrante della maggioranza di destra in Comune e Regione, e hanno riportato fedelmente le parole di Biondi e dell’allora vicesindaco Liris che, nel settembre 2018, annunciavano una delibera che avrebbe dovuto dare avvio all’iter di rettifica dei vincoli – “rispettiamo gli impegni presi per lo sviluppo del Gran Sasso e il patto che abbiamo preso con la montagna aquilana e con quanti hanno a cuore, come noi, il suo destino”, dissero quel giorno.

Non si fecero passi avanti, però, tant’è vero che, alla fine di febbraio del 2020, la Lega annunciò una task force per lo sviluppo del Gran Sasso, portando in quota l’eurodeputato Casanova, quello del Papeete, con annesso codazzo in modalità passerella: “Come Regione stiamo interloquendo con il Ministero per la ridefinizione del perimetro Sic e Zps. Questa battaglia deve dare una speranza di sviluppo della montagna, per 365 giorni l’anno. O lo facciamo adesso o mai più”, le parole solenni di Imprudente. Anche stavolta, parole al vento.

Come quelle del senatore Liris che, a gennaio 2023, assicurò che il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin aveva preso impegni concreti sulla riperimetrazione. Ed invece, alla fine di dicembre – nel silenzio imbarazzato e imbarazzante della destra – Imprudente ha portato ad approvazione della Giunta regionale una delibera che ha trasformato l’intero SIC del Gran Sasso in ZSC, zona di speciale conservazione.

La verità è che l’Italia era sotto procedura di infrazione europea, e l’Abruzzo era l’ultima Regione a non aver adempiuto alla trasformazione dei SIC in ZSC. In questi anni, si sarebbe potuto interloquire con il Governo nazionale e, da Roma, con Bruxelles e valutare la modifica, se ne fosse ricorsa la reale esigenza, del perimetro del SIC, in una visione d’insieme del comprensorio del Gran Sasso – che non inizia e finisce alle stazioni di arrivo e partenza degli impianti, come pensa la destra – che avrebbe potuto tenere conto delle zone antropizzate e di quelle ambientalmente di pregio. Serviva un progetto vero di valorizzazione, un’idea chiara e ambientalmente sostenibile; servivano autorevolezza e credibilità, e non urla al vento. La classe dirigente della destra cittadina e regionale non è stata in grado di fare assolutamente nulla, soltanto promesse irrealizzabili, insistendo solo e soltanto su nuovi impianti e dimenticando gli interventi, che si sarebbero potuti attuare subito, per destagionalizzare il turismo consentendo al Gran Sasso di vivere 365 giorni l’anno.

Un’assenza di programmazione, un’incapacità progettuale – hanno incalzato gli esponenti del Pd – resa manifesta dallo stato disastroso in cui versa il Centro turistico del Gran Sasso: la società partecipata riporta quasi 300 mila euro di perdita d’esercizio nel 2022, con pesanti criticità già manifestatesi nel 2023; sarà peggio per l’esercizio 2024, visto che la funivia dovrà chiudere il 1° maggio. L’azienda è in default, e Biondi lo sa, tant’è vero che ha ‘commissariato’ l’amministratore unico Pignatelli con una figura dirigenziale. Fino a giugno, però, Pignatelli deve rimanere al suo posto, il diktat del sindaco: prima delle esigenze del territorio vengono le ragioni politiche, di opportunità partitica, con le elezioni regionali ed europee alle porte.





Il Pd chiede con forza, invece, le dimissioni immediate di Pignatelli, ed una piena assunzione di responsabilità politica da parte di Biondi e della sua Giunta.

D’altra parte, la gestione della vicenda funivia è emblematica del disastro politico e amministrativo. Si sapeva da tempo che le funi andavano cambiate, da tempo si conoscevano le criticità: si è deciso di far finta di niente, di nascondere la testa sotto la sabbia sperando che non si manifestassero problemi. Fino a quando un cittadino, che va ringraziato, ha squarciato il velo di ipocrisia. Pignatelli e altri esponenti politici della destra hanno provato a minimizzare, parlando persino di procurato allarme: le prescrizioni stanno lì a dire che hanno mentito.

Siamo sicuri che si stanno rispettando, e si rispetteranno, le indicazioni dell’Anfisa, ci mancherebbe altro: la mancata programmazione e la cattiva gestione della comunicazione, però, hanno gettato un’ombra di timore sulla funivia, con il conseguente gravissimo danno d’immagine.

Ad oggi, non si sa dove si troveranno i soldi per sostituire le funi, e non si conosce il cronoprogramma dei lavori: l’unica certezza è che il 1° maggio la funivia sarà chiusa, e chissà per quanto tempo. Si doveva e si poteva intervenire prima, stanziando i fondi necessari – oltre alle risorse del Pnrr, utilizzate come un bancomat per soddisfare gli appetiti puntuali di alcuni consiglieri e assessori così da tenere in equilibrio la maggioranza – erano disponibili 25 milioni stanziati dal passato governo regionale di centrosinistra per sostituire gli impianti, a valere sulle risorse Restart. che non si sa che fine abbiano fatto; si sarebbe dovuto programmare un cronoprogramma dei lavori che rendesse l’intervento il meno invasivo possibile.

Ed invece, si è andati a sbattere di nuovo contro la realtà, che non fa sconti alla propaganda della destra.

Da parte nostra, intendiamo organizzare gli Stati generali del Gran Sasso: c’è bisogno di un confronto ampio e partecipato per valorizzare la nostra montagna nel migliore dei modi e dare ad appassionati ed operatori le giuste soluzioni. A partire dalla necessità di mettere a sistema e sostenere le tante attività e infrastrutture già esistenti”.

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA
Download in PDF©


    Ti potrebbe interessare:

    ARTICOLI PIÙ VISTI: