SICUREZZA SUL LAVORO: SCIOPERO IN ABRUZZO, ADESIONI AL 60%, “SITUAZIONE INACCETTABILE”

21 Febbraio 2024 18:10

Regione - Cronaca, Lavoro

TERAMO – Adesioni al 60%, in Abruzzo, per lo sciopero di due ore, a fine turno, nei settori metalmeccanico ed edile, proclamato per oggi dalla Cgil e dalla Uil dopo l’incidente avvenuto nel cantiere di Esselunga a Firenze.

A rendere noti i numeri della protesta sono i due sindacati, che sottolineano come l’Abruzzo sia “la regione italiana con la più alta incidenza di morti sul lavoro rispetto alla popolazione attiva”.

Contestualmente allo sciopero, questa mattina, si è svolto un presidio regionale a Teramo, davanti alla Prefettura.





Oltre ai sindacati, erano presenti il presidente dell’Anci Abruzzo e sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, e il candidato presidente della Regione Abruzzo per la coalizione di centrosinistra, Luciano D’Amico.

La delegazione è stata ricevuta dal Prefetto, che si è impegnato a riferire le istanze al Governo nazionale.

Il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, e quello della Uil Abruzzo, Michele Lombardo, sottolineano la necessità di “imprimere un radicale cambiamento alle politiche di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, allargando la tutela dei lavoratori negli appalti e cancellando il ricorso ai subappalti a cascata, prevedendo maggiori controlli nelle filiere, eliminando il ricorso ad appalti al massimo ribasso sul costo della manodopera e della sicurezza e obbligando le aziende all’applicazione del Ccnl di riferimento”.

Nel 2023, in Abruzzo, sono stati 36 i morti sul lavoro, in aumento del 71% rispetto ai 21 del 2022. Il dato è in crescita nonostante gli infortuni siano scesi dai 15.686 del 2022 ai 12.112 dello scorso anno. Le vittime sono state 13 nelle province di Teramo e Chieti, otto in quella di Pescara e due in quella dell’Aquila. L’edilizia, con sette morti, ha fatto registrare il maggior numero di casi.





“Una situazione inaccettabile”, commentano i sindacati.

“Abbiamo detto al Prefetto che i morti sul lavoro a Firenze come negli altri cantieri e nelle fabbriche – sottolineano Ranieri e Lombardo – dimostrano che la maggior parte degli incidenti sul lavoro non è dovuta alla fatalità, ma è frutto di responsabilità precise: la modifica del codice degli appalti che ha introdotto il subappalto a cascata, la mancanza strutturale di controlli ispettivi, la non applicazione dei Contratti Nazionali del settore di riferimento, la mancanza di una legge che introduca la patente a punti per le aziende”.

“Di fronte all’inerzia ed alla sottovalutazione del problema da parte del Governo nazionale (l’ultimo incontro del tavolo nazionale per la sicurezza sul lavoro con le parti sociali è stato convocato a luglio) – dicono ancora i due segretari – la Cgil e la Uil alzano i toni dello scontro accusando l’esecutivo di non adoperarsi a sufficienza per fermare le stragi. Di certo ci vorrà molto tempo per ricostruire le responsabilità oggettive e dare un nome ai colpevoli della strage di Firenze. Resta però enorme la responsabilità morale della politica per l’inadeguatezza delle leggi che regolano il lavoro e il sistema degli appalti e per non garantire il rispetto delle norme sulla sicurezza attraverso i controlli alle imprese”.

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