SINDACATI LANCIANO ALLARME: “TROPPI MALORI IN FABBRICA PER IL CALDO”

23 Luglio 2022 17:07

Italia - Lavoro

TORINO – Tanti malori nelle fabbriche metalmeccaniche per il troppo caldo.

È l’allarme dei sindacati che chiedono alle aziende di rispettare la legge e di intervenire sull’organizzazione del lavoro.

Intanto i lavoratori scioperano per richiamare l’attenzione sul problema: gli ultimi sono stati quelli della Dana Graziano di Rivoli, dove un operaio è morto per avere sbattuto la testa dopo un malore causato pare proprio dal gran caldo. Una protesta contro i disagi provocati dalle temperature elevate è stata indetta nei giorni scorsi dalla Fiom alle Carrozzerie di Mirafiori.

“È da settimane che arrivano telefonate, lamentele ai delegati perché nelle fabbriche fa un caldo infernale. Le macchine girano e fanno calore, si arriva a 40 gradi”, spiega Edi Lazzi, segretario generale della Fiom torinese.

“Le aziende dovrebbero dare acqua con i sali minerali, aumentare le pause e diminuire i ritmi di produzione. Quasi nessuno lo fa. Prevale l’idea che bisogna non fermarsi, non perdere le consegne. Ci sono operai che finiscono in infermeria, le donne spesso hanno mancamenti. Le aziende vogliono continuare a produrre, la logica del profitto prevale su tutto. Fanno le pause anche i calciatori, ma non gli operai”.

“Il caldo aumenta sempre di più. Oltre alla salute e alla sicurezza nelle fabbriche, ora dobbiamo ragionare sul clima. Abbiamo fatto seguire dei corsi ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, devono controllare la temperatura in fabbrica e se l’azienda non collabora chiamare l’Asl. Bisogna rendere i luoghi di lavoro più sicuri”, afferma il segretario generale della Uilm torinese, Luigi Paone.

Anche per il segretario della Fim torinese Davide Provenzano, “il problema del caldo in fabbrica è diffuso. Ci sono aziende come quelle di stampaggio a caldo del Canavese dove la situazione è intollerabile. Abbiamo allertato i delegati, stiamo monitorando. La priorità è fare rispettare la legge”.

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA
Download in PDF©

    Ti potrebbe interessare: