SISMA 2009: ANCORA 310 CHIESE DA RICOSTRUIRE, “VIA COMPETENZE A SEGRETARIATO MINISTERO”

L'AQUILA: EDIFICIO DI CULTO DI SAN LORENZO DI BEFFI SOLO LA PUNTA DI UN ICEBERG. SINDACO ACCIANO CAMILLI, "IN MIO TERRITORIO 20 INTERVENTI ATTESI DA ANNI, PROBLEMA E' INADEGUATEZZA ATTUALE SOGGETTO ATTUATORE, SUBITO APPALTI A DIOCESI O A COMUNI"

di Filippo Tronca

13 Maggio 2021 07:51

L’AQUILA – Sono ben 420 le chiese danneggiate dal terremoto del 6 aprile 2009, a L’Aquila e nei 55 comuni del cratere sismico e dopo 12 anni ne sono state riparate e riaperte al culto solo 90,  di cui 10 nel capoluogo, e sono appena 20 i cantieri in corso. Di fatto 310 edifici di culto sono ancora in attesa.

La mancata ricostruzione della chiesa di San Lorenzo di Beffi, di cui questa testata si è occupata più volte e che racchiude un’antichissima e preziosa catacomba, è insomma solo la punta dell’iceberg.

Contattato da questa testata il sindaco di Acciano e consigliere provinciale, Fabio Camilli, di Legnini presidente, non può anche lui che puntare il dito contro “l’inadeguatezza e la lentezza”, del Segretariato regionale, l’ufficio di coordinamento amministrativo del Ministero della Cultura, soggetto attuatore per la ricostruzione edifici sacri, negli untimi tre anni diretto ad interim da Stefano D’Amico che a gennaio ha passato le consegne a Nicola Macrì.

Segretariato che non ha personale a sufficienza e  che con ogni evidenza si è mostrato non all’altezza della sfida, tanto che crescente e pressante è la richiesta di passare le competenze alle Diocesi oppure alle amministrazioni comunali, superando la legge 125 del 2015, approvata ai tempi del governo di Matteo Renzi, che ha assegnato al Segretariato la competenza nella ricostruzione delle chiese.

Non fa eccezione in questo scenario desolante il comune di Acciano, in provincia dell’Aquila, di cui fa parte la piccola frazione di San Lorenzo: sono una ventina gli edifici di culto rimasti come il terremoto del 6 aprile di dodici anni fa li ha ridotti, al netto di qualche messa in sicurezza.

Tanto che, rivela lo stesso sindaco Camilli, “il Segretariato è arrivato chiedere a noi Comuni addetti in prestito, non avendo personale da nominare come Responsabili unici dei procedimenti (Rup), ma gli servivano rigorosamente a tempo indeterminato, richiesta a cui non abbiamo potuto dare seguito, nonostante la disponibilità accordata, perché anche noi viviamo una drammatica carenza di organici. E di dipendenti stabilizzati ne abbiamo ben pochi”.

Non a caso, i sindaci dei comuni del cratere ad ottobre del 2020 hanno istituito un tavolo permanente presso la Prefettura dell’Aquila, ribadendo negli incontri con il prefetto, Cinzia Torraco, la necessità di sottrarre il ruolo al Segretariato regionale per affidarlo alle Diocesi oppure direttamente ai Comuni.

Una richiesta non certo nuova. Fu anzi una battaglia persa dell’ex vescovo Giovanni D’Ercole, ed ora del vescovo in carica Giuseppe Petrocchi, visto come l’unico modo per sbloccare la ricostruzione di importanti chiese del capoluogo, a partire dal Duomo di San Massimo, per il quale dopo 12 anni si è ancora in attesa del progetto definitivo, con tempistiche di lavori preventivati in ben 10 anni.

Anche perchè ben diverse sono le regole della governance della ricostruzione 2016, per cui a seguito dell’ordinanza 105 del 2020 del commissario Giovanni Legnini, ex sottosegretario, vicepresidente del Csm e consigliere regionale, sono stati individuati come soggetti attuatori per la ricostruzione delle chiese le stesse Diocesi, con il risultato che la progettazione è decollata e più di un cantiere è stato avviato.

Anche nel cratere 2009 occorre dunque una svolta, spiega Camilli, perché “i Comuni, a cui è stata sottratta ogni competenza, vivono una situazione davvero incresciosa: gli edifici di culto rappresentano non solo un luogo aggregante per le nostre comunità, ma in moti casi scrigni di arte e di storia, un attrattore turistico per i nostri territori”.

Tenuto conto che quello che manca sono i progetti e gli appalti, perché i fondi sono disponibili da anni, come pure un elenco di una novantina di interventi stabiliti come prioritari dall stesso Ministero, con 80 milioni di euro già in cassa.

Tra queste priorità, va detto, non compare la chiesa  tardo secentesca di San Lorenzo di Beffi, di cui ci sarebbe traccia addirittura in una Bolla Papale di Giulio I datata 337 d.C. Una chiesa, che ha conservato l’impianto originario del ‘300 e splendidi affreschi, oltre a una catacomba del IV secolo dopo Cristo e a un organo del ‘700 restaurato prima del sisma e mai inaugurato, la cui ricostruzione è stata sollecitata in un recente intervento su AbruzzoWeb anche dal parlamentare Vittorio Sgarbi, critico d’arte, saggista e scrittore.

“L’elenco degli interventi da inserire nella programmazione lo ha deciso il Ministero – spiega però Camilli – Ogni Comune, il mio compreso, ha solo inviato la lista completa degli edifici di culto danneggiati. Siamo del resto pienamente consapevoli di quanto valore non solo religioso, ma anche storico e artistico, rivesta la chiesa di San Lorenzo. Per i suoi affreschi e per la catacomba che non sarà accessibile fino a quando non saranno riparati gli ingenti danni della struttura, oppure con un’importante messa in sicurezza. Nostra intenzione è valorizzare questo sito antichissimo, che potrà  rappresentare un valore aggiunto per l’attrattività turistica di tutto il territorio”.

Per Acciano, la scelta del Ministero è ricaduta solo su tre chiese delle venti danneggiate: la chiesa dei Santi Pietro e Lorenzo di Acciano, di San Michele Arcangelo, nella frazione di Beffi, vicino la torre e castello medioevale, e la chiesa di San Giovanni, nella frazione di Succiano.

Manco a dirlo, dopo anni, in nessuno dei tre casi sono partiti i lavori. L’iter più avanzato, con la nomina del Rup da parte del Segretariato regionale, è quello della chiesa di San Michele Arcangelo, già messa in scurezza dal Comune.

E’ stata poi restaurata la chiesa di Santa Maria Lauretana a Roccapreturo, ma anche qui su iniziativa del Comune, grazie ai 200 mila euro dai fondi della Legge mancia del 2010 ottenuti su iniziativa del compianto ex presidente del Senato, l’abruzzese Franco Marini, morto il 9 febbraio scorso a 87 anni a causa di complicanze di una infezione da Covid-19.

“Inutile  girarci intorno – si accalora Camilli – la norma deve essere modificata. Il Segretariato regionale non è nelle condizioni di assolvere al suo compito di soggetto attuatore. E questo dipende dal fatto che non ha personale a sufficienza, come ci è stato più volte illustrato, soprattutto per nominare i Rup. Addirittura sono arrivati a chiedere personale a noi Comuni, non considerando che abbiamo già drammatici problemi di organico. Il mio, per dirne una, ha un solo ingegnere part time, per dodici ore settimanali,  dipendente del Comune di Goriano Sicoli, paese anch’esso del cratere, quindi già sotto pressione”.

Per di più, il requisito per poter fare il Rup richiesto dal Segretariato regionale era quello del tempo indeterminato, “figura a dir poco rara al giorno d’oggi nelle nostre piccole e sguarnite amministrazioni. Pertanto la convenzione non è stata possibile. Fa però riflettere che un Ministero sia dovuto arrivare a chiedere aiuto ad un piccolo Comune come il nostro”.

A settembre scorso, il Segretariato regionale ha in ogni modo sottoscritto una convezione con l’Ufficio speciale ricostruzione dei Comuni del  Cratere (Usrc), guidato da Raffaello Fico, che gli ha “prestato” alcuni dipendenti, ma questo ha solo in parte lenito la carenza di organico del Segretariato rispetto alla dimensione e complessità della sfida.

“Non vedo altra strada che affidare gli appalti a Comuni e Diocesi, come del resto è stato fatto nel cratere 2016, su iniziativa di Legnini. In quel contesto, i cantieri si cominciano ad aprire a ritmi nemmeno paragonabili rispetto al 2009. Senza questo passaggio, temo che per ricostruire la chiesa di San Lorenzo e tutte le altre occorrerà attendere ancora anni”, conclude Camilli.

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