TERREMOTO 2009, BIONDI: “L’AQUILA PUO’ INSEGNARE, DOPO LA MORTE E IL DOLORE C’E’ LA RINASCITA”

INTERVISTA AL SINDACO DEL CAPOLUOGO D'ABRUZZO ALLA VIGILIA DELLA COMMEMORAZIONE DELLE 309 VITTIME DEL TERREMOTO DI 13 ANNI FA. "ACCENSIONE DEL BRACIERE AL PIAZZALE DELLA MEMORIA DA PARTE DEI CICLISTI UCRAINI E' IL NOSTRO GRIDO CONTRO TUTTE LE GUERRE E PER LA PACE"

di Filippo Tronca

5 Aprile 2022 13:23

L'Aquila - Abruzzo, Terremoto e Ricostruzione

L’AQUILA – “Alla luce dell’ emergenza pandemica e della drammatica guerra che divampa in  queste ore in Ucraina, il messaggio che può partire dall’Aquila, è che dopo la morte c’è la rigenerazione, c’è la vita, ci sono le comunità che dopo la sofferenza, trovano la forza di risollevarsi e di ripartire”.

Questo il senso che intende attribuire il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, alla commemorazione del sisma del 6 aprile 2009, che avrà come momento più intenso la fiaccolata di questa sera. Ad essere scanditi i nomi delle 309 vittime del terremoto. Ma quest’anno il pensiero non può non andare ai 160.000 morti in Italia, di cui 3.112 in Abruzzo, a causa dell’epidemia del covid-19, e agli orrori della guerra in Ucraina, alle mattanze di civili ad opera dell’esercito e dei mercenari del despota russo Vladimir Putin.

E un filo diretto, reale e non simbolico, è che questa sera ad accedere il braciere al piazzale della memoria a L’Aquila, saranno i ciclisti ucraini che hanno trovato ospitalità in città, fuggiti dalla loro terra martoriata.

“Abbiamo ospitato con gioia i primi 25 profughi abbiamo disponibilità di alloggi per altri 50. Questi ragazzi oramai stanno vivendo la città, si stanno ambientando,  e raccolgono anche una solidarietà molto alta – sottolinea il sindaco -. E’ importante  che siano loro ad accendere il braciere, è un modo per far sentire il grido che arriva dall’Aquila, a favore della pace e contro tutte le guerre”.

Biondi poi nel corso dell’intervista stila un bilancio del processo di ricostruzione post-sisma.

“Tirare  le somme in modo dettagliato non è facile, perché sono molti livelli decisionali. Si può affermare però che, come noto, la ricostruzione privata continua a mantenere un buon andamento, ed è stata data una spinta alle pratiche in ritardo, soprattutto dove sono localizzate prime case e attività commerciali – afferma il sindaco -. Resta circa mezzo miliardo di euro di pratiche ancora da presentare, e su questo fronte stiamo cercando di agire con diffide ad adempiere, e con i primi commissariamenti. Altrettanto noti invece sono invece i problemi della ricostruzione degli edifici pubblici, che continua a scontare forti ritardi, frenata da norme che si stanno per fortuna man mano semplificando. E’ un problema che lamentiamo da anni, e che adesso è esploso a livello nazionale in vista dell’utilizzo dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza: anche queste grandi risorse a disposizione hanno necessità per diventare cantieri, di iter burocratici molto più fluidi e veloci.

Ricorda poi il sindaco Biondi: “scontiamo ancora la carenza di personale. Abbiamo gli stessi impiegati che avevamo nel 2008, in uno scenario completamente differente. Lo stesso problema viene pagato dalla Sovrintendenza e dal Provveditorato alle Opere pubbliche”.

Alla domanda, “sono state perse occasioni, in questi 13 anni, nel processo di ricostruzione della città e del territorio?”, il sindaco risponde:  “È facile parlare col senno di poi, è come giocare una schedina del totocalcio il lunedì, dopo che si conoscono i risultati delle partite. Io parlo sempre con grande rispetto degli amministratori, come il sindaco Massimo Cialente, che si sono trovati a dover affrontare questa drammatica emergenza nel 2009. Del resto è la stessa esperienza che ho vissuto in prima persona quando ero sindaco di Villa Sant’Angelo. Non avevamo nemmeno una normativa quadro definita per l’emergenza e la ricostruzione. Posso dire che abbiamo avuto la fortuna di incrociare il governo di Silvio Berlusconi, che aveva come sottosegretario un uomo straordinario come Gianni Letta, persona profondamente legata alla sua terra, con un braccio destro determinato e capace come Guido Bertolaso. Probabilmente è stata persa l’occasione di disegnare una nuova urbanistica della città. Potevamo ripensare le periferie. Quella di Pettino è stata ricostruita esattamente com’era e dov’era, e invece si potevano immaginare nuove piazze, nuovi spazi, nuovi luoghi di aggregazione. Si è scelta la strada semplice e la più breve. Ma forse, chissà, era l’unica percorribile”.

Al di là delle occasioni mancate conclude Biondi, “oggi abbiamo una città viva e proiettata al futuro. I dati del turismo, che a breve  saranno presentati, parlano per L’Aquila di una forte e importante crescita, la classifica italiana dell’indice di marginalità è per noi positiva, migliore di tante altre città del Nord. Per quanto si stia assistendo ad un ‘inverno demografico’, con un calo generalizzato delle nascite, L’Aquila ha perso molta meno popolazione rispetto ad altri centri di pari dimensione”.

L’INTERVISTA

 

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