SISMA 2009: COMITATUS AQUILANUS, “ECCO TUTTI I FALLIMENTI RICOSTRUZIONE DELL’AQUILA E FRAZIONI”

9 Aprile 2022 09:40

L'Aquila - Terremoto e Ricostruzione

L’AQUILA – “A ormai 13 anni dal sisma la dispersione insediativa, con circa 70.000 abitanti   in 104 frazioni, sta ormai configurando danni esorbitanti. La ricostruzione della parte pubblica ancora ristagna con costi sociali, strategici ed economici enormi per il nostro capoluogo. Il Centro Storico nonostante il vano tentativo “restart” sopravvive sull’utenza operaia dei cantieri con una forte decadenza di ruolo e conseguente tracollo immobiliare”.

Sono solo alcuni degli aspetti problematici e “fallimentari”, della ricostruzione post sisma elencati nel seminario che si è svolto l’8 aprile alla Casa del Violontariato organizzato dal Comitatus aquilanus di cui è coordinatore l’ex dirigente regionale Antonio Perrotti.

LA NOTA COMPLETA 

La dispersione insediativa (circa 70.000 ab dispersi in 104 frazioni) sta ormai configurando danni esorbitanti (del 30%) ai cittadini ma ancor più (del 40%) alle ex Municipalizzate; il problema dei trasporti è diventato insolubile in termini di pubblico servizio;  la vecchia linea ferroviaria non ha utenza e la pendolarità verso il centro ha natura stellare, poco consistente e quindi diseconomica.

Stiamo ancora discutendo della nuova legge per le emergenze/ricostruzioni; la stessa prevenzione marca una certa “stanca”.

Manca ancora un piano ordinario per il recupero sismico/energetico del P.E.E. La stessa micro zonazione sismica sta diventando sempre più evanescente. Gli atti pianificatori e gli interventi continuano ad ignorare sostanzialmente problemi geo/idrogeologici e alluvionali.

La Ricostruzione della parte pubblica ancora ristagna con costi sociali, strategici ed economici enormi per il nostro capoluogo. Il Centro Storico nonostante il vano tentativo “restart” sopravvive sull’utenza operaia dei cantieri con una forte decadenza di ruolo e conseguente tracollo immobiliare. non abbiamo ricostruito gran parte delle case popolari e addirittura stiamo allontanando  gli affittuari di queste dai quartieri più baricentrici (Valle Pretara, Porta Barete; Banca D’Italia,Porta Leone ,ecc).

E ancora: l’annullamento dell’appalto per il Parco di Piazza D’Armi ha dimostrato di fatto gli strani intrecci procedurali e una certa contiguità tra la vecchia e la nuova A.C. (che  a fronte del ribasso del 62% ha cercato di riconoscere migliorie per il 40%);

Altrettanto eclatante è stato lo stop per “impraticabilità del progetto” al cunicolo intelligente con la (trasversale) mozione fatta in C.C. (proposta impropriamente da Di Benedetto e) approvata all’unanimità, tesa a far finire i lavori senza delineare le responsabilità della inevitabile variante con i relativi costi (resta fermo che anche questi ritardi andranno a danno di una prossima riapertura effettiva del C.S.);

A tale riguardo altrettanto anomala appare la rimozione degli “intoccabili” binari della Metro (non si sa in base a quali accordi tra ditte e Comune.

E’ intervenuta la bocciatura della normativa per le aree a vincolo decaduto che però, trova un’autorevole risposta sostitutiva nella L.R. 70/95 che stabilisce che in tali zone opera l’art. 4 della L.10/77;

Le stesse “casette a tempo” rispondenti alla famigerata del. 58/2009 non hanno trovato una concreta risposta ,se non, in velleitarie proposte legislative regionali anche queste bocciate per incostituzionalità.

Stiamo complicando il quadro con gli interventi che potrebbero arrivare sia dal Pnrr che dai Fon complementari con localizzazioni episodiche poco trasparenti (clientelari ?) in zone  a rischio (come il Centro di Formazione per i VVF ) che senza una visione organica rischiano di tarpare le ali a qualsiasi ipotesi di ripresa più efficiente e economica del nostro Capoluogo;

Si apre perciò l’urgenza di una immediata variante di assestamento che riporti a coerenza le varie questioni delineando uno scenario urbano più efficiente ,più ecosostenibile (cioè con strutture pubbliche baricentriche, accorpate ,complementari);

In tale quadro vanno costretti gli Enti Parco a declinare le scelte economiche e gli interventi coerenti  approvando quel Psse che da trent’anni manca, e che potrebbe dare un’organica risposta agli impegni delineati dal PNRR e dai fondi complementari.

Tutto il Patrimonio pubblico deve diventare  a basso/nullo consumo energetico;

Il Patrimonio ERP va riqualificato con materiali spartani ma a lunga durata e a bassissima manutenzione e in ogni nucleo ERP vanno promosse le Comunità energetiche (attraverso un appalto unico e contestuale di tutti i cantieri con i conseguenti positivi risvolti economici e occupazionali !!);

Va fatto, attraverso  un adeguato Ufficio di Piano, un serio e puntuale lavoro di rilievo e pianificazione sia per confermare aree pubbliche strategiche che per ricomprendere i tanti interventi abusivi e riportarli a razionalità urbanistica.

Una attenzione particolare in quanto strategica e, ad alto tasso di resa economica, va dedicata alla questione del risanamento dell’acquifero del G. Sasso e delle acque irrigue della piana aquilana imponendo alla Regione il Coordinamento/controllo di tutti gli interventi che Il Commissario Gisonne, la Commissaria ANAS, la GSA e la RUZZO rischiano di fare in autonomia con evidenti sprechi , possibili interferenze e danni.

Va infine recuperata un ‘attenzione al comparto agro-silvo pastorale che sta rischiando di essere ucciso per sempre dall’incuria programmatica e da principi UE castranti e punitivi . Deve finire la svendita mafiosa dei nostri pascoli  con un rilancio qualificato della nostra carne ovina.

L’Università deve accelerare la propria ricostruzione cercando di superare una certa dispersione incentrando nel Centro storico gran parte delle sue funzioni  puntando sui Poli del S. Salvatore e dell’ex Psichiatrico;

Sulle aree produttive va fatta un’azione di valorizzazione/potenziamento di quelle chimiche e tecnologiche che hanno maggiori prospettive  installando ettari di pannelli fotovoltaici per abbattere o azzerare i costi energetici e cablare capannoni ed aree.

Più in generale il governo del territorio, oggi ,deve necessariamente partire da una visione organica dello stesso nelle sue componenti essenziali relazionate ai grandi condizionamenti climatici (ma anche economici).

Aria, suolo, acque ,flora e fauna selvaggia o domestica sono beni comuni fondamentali e come tali vanno salvaguardati in una logica evolutiva ma ecosostenibile. Le modalità di rapina che fino ad oggi sono state portate avanti vanno superate per un più saggio e lungimirante uso integrato attento al mantenimento primario dei beni stessi.

E’ quindi anacronistico riproporre strumenti filo immobiliari affidati a tecnici esperti (solo) della intermediazione della rendita fondiaria e bisogna arricchire le proposte pianificatorie delle pregiudiziali analisi sismico/geologiche e idrogeologiche, preziose indicazioni di biologi, agronomi, chimici e impiantisti anche al fine di tutelare la preziosa biodiversità.

 

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