SISMA 2009: GENITORI MORTI IN VIA CAMPO DI FOSSA, MINISTERO DOVRA’ RISARCIRE AVVOCATO FIORAVANTI

18 Giugno 2021 14:19

L’AQUILA – Il Tribunale di L’Aquila, presieduto dal giudice Monica Croci, ha condannato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a risarcire all’avvocato aquilano Guido Fioravanti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti in occasione della morte dei genitori, Franca Ianni e Claudio Fioravanti, deceduti la notte del terremoto del 6 aprile 2009 per il crollo dell’immobile di via Campo di Fossa, 6/B.

L’avvocato Fioravanti,  assistito dai colleghi Aleandro Equizi, Gianna Giardini e Quirino Mescia, aveva citato in giudizio il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (già Ministero dei Lavori Pubblici), quale pa in cui risultava incardinato l’Ufficio del Genio Civile all’epoca della costruzione dell’edificio crollato, chiedendone la condanna al risarcimento di tutti i danni subiti per la tragica e prematura perdita dei genitori, per non avere colto le difformità della costruzione rispetto alle prescrizioni normative antisismiche all’epoca vigenti.

Difformità che avevano reso l’edificio incapace di resistere al sisma del 6 aprile 2009 pur prevedibile e prevenibile proprio con l’osservanza delle disposizioni disattese.

Al esito di una lunga e complessa istruttoria, nel corso della quale è stata eseguita una consulenza tecnica d’ufficio sulle cause del crollo a cura degli ingegneri Angelo Alimonti e Massimo Cucullo, la sentenza ha riconosciuto la “grave negligenza del Genio Civile nello svolgimento del proprio compito di vigilanza sull’osservanza delle norme antisismiche allora vigenti, in tutte le fase in cui detta vigilanza era prevista”.

In particolare, commenta Fioravanti, “è stato osservato come il Genio Civile ha autorizzato l’avvio dei lavori sulla base di una denuncia corredata da un progetto, a firma dell’ingegnere Salvatore Cimino, e una relazione di calcolo deficitaria e palesemente erronea nella stima delle azioni sismiche, ossia proprio lo specifico profilo che l’Ufficio era chiamato a verificare. E ancora non ha eseguito alcun controllo in corso di edificazione, omettendo così di rilevare le varianti in concreto introdotte, e ne certificava poi la perfetta rispondenza alla disciplina antisismica, nonostante in sede di sopralluogo a costruzione ultimata fossero evidenti le difformità (soprattutto in ordine all’altezza dell’edificio e numero di piani) tra il realizzato e quanto inizialmente (seppur erroneamente) assentito”.

Prosegue Fioravanti:  “se il Genio Civile avesse diligentemente svolto almeno uno dei compiti (in fase preventiva alla presentazione della denuncia e del relativo progetto; in corso di costruzione, compiendo controlli per verificare la conformità del realizzato all’assentito; in sede di sopralluogo finale ad esso demandati dalle legge) la divergenza tra la costruzione e le norme antisismiche sarebbe emersa e si sarebbe dunque impedito il verificarsi dell’evento crollo con alta probabilità logica vicino alla certezza. Di conseguenza, non ci sarebbero stati ben 27 morti”.

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