SISMA 2009: IL PARROCO, ”CHIESA MARRUCI CHIUSA DOPO LAVORI DI RIPARAZIONE!”

Autore dell'articolo: Alessia Centi Pizzutilli

20 Maggio 2019 07:00

L’AQUILA –  “La chiesa parrocchiale di San Lorenzo, costruita sui resti dell'antico monastero Equiziano, nella frazione Marruci di Pizzoli (L’Aquila), è chiusa da tre anni con gravi conseguenze sociali sulla comunità, già ferita da due terremoti, quello del 2009 e quello del Centro Italia”.

A denunciare ad AbruzzoWeb “una situazione di stallo al momento inspiegabile” è don Mauro Medina, parroco di Marruci, che si chiede come sia possibile che, a seguito dei lavori di messa in sicurezza conseguenti al sisma del 2009, dopo i quali la struttura era stata riaperta al culto, il luogo sacro sia tornato inagibile.

Il parroco, dunque, solleva dubbi sulla corretta esecuzione dei lavori stessi: “È stato costruito il tetto nuovo su quello vecchio, le tegole sono state fissate nel mese di gennaio, con il ghiaccio e la neve, di conseguenza si sono scollate con il terremoto del 2016 e del 2017”.

L’opera di messa in sicurezza e ricostruzione è stata affidata ad una  ditta di Roma, che però ha poi subappaltato ad un’impresa pugliese.

“Ho l’impressione che siano state messe soltanto delle ‘pezze’, adesso bisognerà iniziare da zero i lavori per recuperare una chiesa antica che ha non solo un’importanza storica, ma soprattutto affettiva e aggregativa  per tutto il paese”, aggiunge don Mauro Medina.






Sempre nella frazione di Marruci nel febbraio del 2018 è crollata una parte del soffitto, dove fino a poco tempo prima era presente proprio don Mauro, nella chiesa di Santa Maria ad Triticum, che tra l’altro era stata appena riaperta al culto dopo i lavori di consolidamento e messa in sicurezza a cura della Soprintendenza.

“Anche nella chiesa di Santa Maria sono stati fatti i lavori, ma poi è crollato il soffitto – ricorda don Mauro – Non si può andare avanti così, ci sono tempi biblici e non riusciamo a capire il perché, non è possibile una cosa del genere. La curia non c'entra più niente, la Soprintendenza, che è l’organo preposto non ci dice nulla e la comunità di Marruci vorrebbe solo sapere cosa stanno aspettando.

Le conseguenze della chiusura del luogo di culto, secondo il parroco, “si riflettono inevitabilmente sulla comunità, che ad oggi risulta disgregata”.

Inoltre, “lo stesso stallo viene denunciato in altri paesi come Arischia, Capitignano, Montereale e altri piccoli comuni dell’Alta Valle dell’Aterno, si rischia lo spopolamento dell’intera zona – conclude don Mauro Medina – e questo non possiamo davvero permetterlo”.

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