COMMISSARIO STRINGE TEMPI PER PRESENTAZIONE PROGETTI RIPARZIONE CASE CON DANNI LIEVI ; IN POCHI MESI RAFFICA ORDINANZE PER SEMPLIFICARE ITER, AUMENTARE E ANTICIPARE AL 50% COMPENSI PROFESSIONISTI, ASSUMERE PERSONALE NEGLI UFFICI SPECIALI

SISMA 2016, DOPO SEMPLIFICAZIONE ITER, L’AUT AUT: PROGETTI ENTRO 30 NOVEMBRE O NIENTE CONTRIBUTI

di Filippo Tronca

30 Ottobre 2020 08:24

TERAMO – C’è una data che potrebbe rappresentare una svolta per la ricostruzione dei 140 comuni terremotati del cratere sismico 2016, di cui 23 in Abruzzo.

E’ il 30 novembre, termine ultimo entro il quale si dovrà presentare,  seppure in forma semplificata, la domanda di contributo, da completare poi entro il 31 gennaio.

Se ciò non sarà si perderà il diritto a ricevere soldi pubblici per riparare l’abitazione.

E non solo, i proprietari terremotati  perderanno l’assegno mensile per l’autonoma sistemazione, o  l’alloggio di emergenza messo a disposizione dallo Stato.

L’aut aut è però solo il passaggio finale di una strategia volta ad accelerare la ricostruzione drammaticamente al palo dei territorio di Marche, Lazio, Abruzzo e Umbria colpiti dagli eventi sismici dei 24 agosto e dell’ottobre 2016 e del gennaio 2017.

Anticipato da una raffica di ordinanze che hanno cercato di rimuovere ostacoli burocratici e fattori frenanti,  firmate dal commissario straordinario Giovanni Legnini, ex sottosegretario, ex vice-presidente del Consiglio superiore della Magistratura ed ex consigliere regionale abruzzese,  nominato a metà febbraio a capo della struttura commissariale,  e che si è subito trovato nel bel mezzo di un nuovo ed invisibile terremoto, quello dell’epidemia del coronavirus.

Tra le misure acceleratrici, l’autocertificazione dei  progettisti privati, a cui è stato il 10 ottobre scorso aumentato il compenso, dopo essere stato concesso l’anticipo del 50 per cento. Oltre all’aumento di personale degli uffici speciali, invocato per anni dai sindaci.

Insomma, negli intendimenti di Legnini, ora non ci sono più scuse: ci sono gli strumenti per presentare questi benedetti progetti, almeno per riparare le case con danni lievi, oppure niente soldi dei contribuenti.

Un modo anche per  far luce sulla effettiva volontà di ricostruire le abitazioni da parte dei diretti interessati.

Una mannaia, introdotta davanti ad una evidenza dettata dai numeri.

In base a quelli aggiornati al 30 settembre, forniti dall’Osservatorio sisma della Fillea Cgil e di Legambiente, il cui rapporto 2020 è stato  presentato nel corso di un convegno on line lunedì scorso,  accade infatti che nelle quattro regioni interessate dal sisma, le domande potenziali di contributo di ricostruzione sono ben 80.346, di cui 30.392 per danni lievi, 49.954 per danni pesanti.

Ebbene sono state presentate finora, a quattro anni dal sisma, solo 13.948 domande, appena il 17%,  e di queste poi ne sono state accolte 5.325  e ne sono in lavorazione 7.945.

La situazione non è migliore nel comuni del cratere abruzzese: sono 12.941 le potenziali richieste, (6.382 per i danni lievi e  6.559 per i  danni pesanti), ma ad essere state presentate sono appena  2.077.

Di queste 141 sono state respinte e 1.598 sono in lavorazione.

La colpa di questo ritardo è  stato attribuito alle incertezze normative, alla mancanza di personale, ad una macchina della ricostruzione che solo ora dopo un lungo e intollerabile ritardo ha cominciato ad ingranare, con l’assunzione di personale tecnico. Ma anche dal venir meno della “voglia di ricostruire”, in un territorio e in paesi dati ormai come perduti per sempre dagli stessi cittadini, molti dei quali sono già andati via, e si sono ricostruiti una vita altrove.

Da qui la necessità di fissare un termine ultimo per la richiesta dei contributi, un aut aut che rappresenta una novità e che la ricostruzione post-sisma 2009 non ha conosciuto.

Primo passaggio di questa “operazione velocizzazione” è l’ordinanza  94  del marzo di quest’anno, con la quale è stato disposto l’anticipo del 50 per cento della parcella del professionista incaricato del progetto di ricostruzione, senza la necessità di presentare fideiussioni.

Primadi questa misura, i professionisti lamentavano il fatto che visti i ritmi a dir poco lenti del processo di ricostruzione, non potevano sobbarcarsi delle spese per troppi progetti, per essere pagati chissà quando.

Un ostacolo che ora sembrerebbe rimosso.




Altro passaggio importante  è stato ad aprile il via libera all’assunzione di 200 tecnici da parte degli Uffici speciali delle quattro regioni.

Nell’Ufficio abruzzese, di cui e direttore l’aquilano Vincenzo Rivera, ex direttore generale della Regione, si è passati da 30 addetti a  71.  Con il decreto Rilancio del governo di Giuseppe Conte è stato previsto un ulteriore potenziamento degli organici e in Abruzzo, ad esempio, si arriverà al numero ritenuto finalmente ottimale di 90  addetti.

Altro passaggio importante è stato rappresentato dall’ordinanza 100 del 9 maggio,  con cui sono stati “responsabilizzati” i liberi professionisti riconoscendo loro la facoltà di produrre la certificazione della legittimità dell’immobile e della congruità del contributo pubblico, incaricandoli così di un “servizio di pubblica autorità”.

Prima di questa misura gli uffici dovevano verificare l’ammissibilità di tutte le domande, in particolare la conformità urbanistica ed edilizia chiedendo le carte al comune di riferimento.

All’esito di tale verifica si doveva entrare nella istruttoria tecnica, ovvero calcolare contributo per ogni singolo aspetto del progetto.

Ora buona parte di questi requisiti saranno “autocertificati, e i controlli scatteranno a campione sul 20% delle richieste.

Si prevedono poi tempi certi e molto stringenti, da 60 a 110 giorni, per esaminare le domande e concedere il contributo da parte degli Uffici speciali.

Non essendo obbligatorio, qualora i professionisti
ritenessero di non utilizzare il regime semplificato, devono darne la motivazione sia alle Usr che ai proprietari committenti.

Una misura  che i professionisti hanno contestato perché mette sulle loro spalle un eccesso di responsabilità,  anche legale, soprattutto nel certificare l’ammissibilità a contributo per abitazioni che presentano difformità urbanistiche, che a causa di  una normativa molto complessa, potrebbero essere considerati in un secondo momento abusi non sanabili.

Una ulteriore risposta è arrivata con l’ordinanza  108 del 10 ottobre  che a fronte di questa maggiore responsabilità, rivede al rialzo i compensi dei professionisti, visto che” potranno essere applicate ai progetti interessati alla ricostruzione privata le nuove tariffe professionali dell’equo compenso, ridotte del 30%, introdotte dal Decreto Legge 104/2020, secondo modalità definite nella Convenzione condivisa con la Rete delle Professioni Tecniche”.

Tecnicismo che in soldoni significa che il compenso per aggregati edilizi con importi sotto i  300 mila, possono lievitate anche del 40%, rispetto a quello precedente.

L’ordinanza, inoltre, introduce una procedura semplificata per la presentazione delle domande di riparazione dei danni lievi.

Per favorire poi la velocizzazione della presentazione delle pratiche, l’ordinanza  107 del 22 agosto ha disciplinato il passaggio delle domande con la vecchia procedure, che non prevedevano le autocertificazioni, alla nuova procedura semplificata.

Insomma la strategia di Legnini e del governo nell’ultimo anno sembra essere chiara: rimuovere nei limiti del possibile tutti gli ostacoli procedurali per poter poi fissare una data limite per la presentazione del progetto, come detto entro il 30 novembre, in domanda semplificata, e poi il 31 gennaio.

Resta però un dilemma: cosa accadrà a quelle abitazioni che perderanno il contributo? Rimarranno abbandonate anche in mezzo ai paesi, come buchi neri, come vuoti urbanistici?

Una questione, da quanto si apprende, che si affronterà in un secondo momento, allorché si avrà una quantificazione esatta delle domande non presentate e decadute.

L’aver legato però al non rispetto dei termini non solo la perdita del contributo della ricostruzione, ma anche dell’alloggio post-sismico e dell’assegno di autonoma sistemazione, questa la speranza di Legnini, farà sì che la quasi totalità delle pratiche lumaca saranno presentate, con una tangibile accelerazione del processo di ricostruzione.

Va anche ricordato che chi non presenterà la domanda,  dovrà in ogni caso farsi carico a sue spese della messa in sicurezza dell’abitazione, restando vigente l’ordinanza sindacale di inagibilità.

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