FOCUS SU RAPPORTO DELL'OSSERVATORIO RICOSTRUZIONE FILLEA E LEGAMBIENTE; SEGRETARIO GENERALE AMICUCCI, "DA ANALISI DATI TROPPE INCONGRUENZE, RISPETTO A CONTRIBUTI IL MONTE SALARIO E' MINIMO", BASSA PERCENTUALE OPERAI SPECIALIZZATI, IGNOTO IL NUMERO DEGLI AUTONOMI, RISCHIO DI DIFFUSO DUNPING CONTRATTUALE

SISMA 2016: L’OMBRA DEL LAVORO NERO,SPARITI 140 MILIONI DI POTENZIALI STIPENDI

di Filippo Tronca

2 Novembre 2020 07:56

TERAMO – “In un cantiere della ricostruzione post-sisma di Macerata, l’anno scorso, sono stati scoperti lavoratori totalmente in nero, sottopagati, che non avevano né la  mensa, né i bagni, né i dormitori. La domanda che ci dobbiamo dunque porre è se questa vicenda sia un caso limite e una eccezione, oppure la punta dell’iceberg. E da alcuni indicatori in nostro possesso, purtroppo è più probabile la seconda ipotesi”.

A parlare è Silvio Amicucci, segretario generale Fillea Cgil Abruzzo Molise, che ha moderato il 26 ottobre scorso il convegno di presentazione, in modalità streaming, del terzo Rapporto dell’Osservatorio Nazionale Sisma di Fillea e Legambiente, con la partecipazione tra gli altri, del commissario straordinario della Ricostruzione, Giovanni Legnini.

L’occasione per fare  il punto in particolare sulle condizioni di lavoro e sui livelli di sicurezza nei cantieri, e sul tracciamento e riciclo delle macerie, nei 140 comuni del Centro Italia, di cui 24 in Abruzzo, colpiti dagli eventi sismici dell’agosto e ottobre 2016 e del gennaio 2017.

Dalla semplice analisi dei dati raccolti dall’Osservatorio, ci sono chiari e preoccupati indizi che assicura Amicucci,  portano a pensare che “non siano fenomeni isolati  il lavoro nero, il dumping contrattuale, cioè l’applicazione di contratti collettivi di lavoro diversi e meno costosi, in termini di salario e di diritti, rispetto a quello dell’edilizia, che prevede l’obbligo di iscrizione alla cassa edile territoriale”.

Ed ancora, che si sia un significavo grado di impiego irregolare di operai inquadrati come lavoratori autonomi (quindi non iscritti alle casse edili) ma che sostanzialmente svolgono un lavoro dipendente.  Una piaga, quelle delle finte partite iva, che non riguarda non solo il mondo dell’edilizia.

Inoltre forte è il sospetto, per non dire la certezza, sul diffuso fenomeno di distacco “non genuino” di squadre di lavoratori tra diverse imprese, con i lavoratori che non verrebbero in questo caso censiti perché non registrati nelle casse edili competenti dell’area del cratere sisma, fenomeno irregolare che spesso nasconde intermediazione illecita e lo sfruttamento della manodopera.

Ora più che mai, giova sottolineare, occorre fare chiarezza su questi fenomeni in territori dove la ricostruzione sta finalmente ingranando, recuperando un ritardo impietosamente fotografato dai numeri aggiornati al 30 settembre: su 80.340 potenziali domande di contributo per riparare le case, ne sono state presentate solo 13.948.

E come ha reso noto lo stesso Legnini ieri,  le abitazioni ricostruite in questi quattro anni sono, nel complesso, 3.588: 1.689 nelle Marche, 409 in Umbria, 295 nel Lazio e 151 in Abruzzo.  Tra fine giugno e fine ottobre, in particolare – ha ricordato però Legnini – sono stati aperti 858 nuovi cantieri e sono stati portati a termine i lavori per il ripristino di 1.044 edifici, con il rientro a casa di altrettante famiglie.

Ci si attende poi l’impennata di domande di contributi per riparare le case con danni lievi, alla luce della death line posta il 30 novembre, che se non sarà rispettata, determinerà la perdita sia del contributo sia dell’assistenza dei proprietari terremotati.

Se dunque finalmente la macchina della ricostruzione è partita, a maggior ragione è importante far luce sulla condizione lavorativa nei cantieri.  Prevenire e stroncare il lavoro irregolare, in nero, che è poi la premessa di infortuni e morti bianche.

Un fenomeno per di più intollerabile perché rappresenta anche una evasione fiscale in opere interamente o quasi finanziate dai contribuenti, in un territorio colpito da lutti e distruzione.

E dai numeri, e soprattutto dalla loro analisi, assicura Amicucci, “c’è più un campanello d’allarme, più di una incongruenza e stranezza, su cui è urgente intervenire con strumenti adeguati, di controllo  monitoraggio e prevenzione”

Partiamo dal campione sul quale è stata effettata l’analisi dal 2018 a fine 2019, regolarmente iscritti alle casse edili in base ai contratti nazionali dell’edilizia, i lavoratori sono nel cratere 2016 sono  5.441, di cui 3.808 nelle Marche, 551 nell’Umbria, 622 nel Lazio e 420 in Abruzzo. Di questi il 34% provengono da altri paesi europei o extracomunitari.

Sono 812 sono le imprese registrate nelle casse edili, di cui 601 con sede nell’area sisma.

Ebbene: prima stranezza è che gli operai specializzati sono solo il 22% e quelli di quarto livello il 5%.

Più o meno nelle medie nazionali, ma il punto è che le lavorazioni della ricostruzione sono di gran lunga più complesse

Si riscontra un sotto inquadramento, spiega Amicucci, “visto che gli operai specializzati dovrebbero essere a rigor di logica superiori alla media nazionale, e ciò può essere letto o come elusione contrattuale o come una minore qualità della manodopera e quindi dello stesso manufatto”.

Non è poi dato a sapere il numero dei lavoratori autonomi impegnati nella ricostruzione in quanto non è obbligatoria la loro registrazione presso le casse edili.

Tale dato dovrebbe essere però reso disponibile dai responsabili delle imprese esecutrici alle casse edili  attraverso il Settimanale di cantiere, ovvero l’elenco semplificato delle imprese e dei lavoratori (compresi i lavoratori autonomi) che operano nel singolo cantiere, che deve essere trasmesso da parte del responsabile dell’impresa alla cassa edile territorialmente competente entro il venerdì precedente l’inizio dei lavori settimanali.

In molti troppi casi questo importante documento non viene compilato e comunicato.

Per come è strutturato il settore dell’edilizia e il mercato del lavoro, si ricorda nella ricerca, l’eccesso di presenza di  autonomi  è indice di possibile abuso della tipologia contrattuale e quindi di evasione contributiva e fiscale, oltre che di violazione del contratto nazionale edile.

Ma c’è anche un altro dato a destare allarme: dato spia, forse il più importante: l’importo complessivo della massa salari denunciata presso le casse edili risulta pari, al 31 dicembre 2018 a  circa 22 milioni di euro,  a fronte di contributi per la ricostruzione erogati pari a 810 milioni di euro. L’importo di massa salari risulta cioè eccessivamente basso  rispetto alle normali medie e proporzioni.

“Il costo medio della manodopera in un cantiere edile è di circa il 16% del costo del manufatto, se ovviamente tutto viene fatto in regola, e se come impone la legge tutti i lavoratori sono inquadrati nel contratto nazionale. Ebbene: nei cantieri della post-sisma questa percentuale è molto più bassa e dai nostri calcoli mancano all’appello 140 milioni di euro di massa salari”.

La spiegazione? Per Amicucci è che “c’è un ricorso al lavoro nero o oppure si fa dumping contrattuale, ovvero si fanno contratti metalmeccanici e multiservizi. E va evidenziato con forza che per una ditta edile che fa edilizia è obbligatorio applicare il contratto della categoria, e iscrivere il lavoratore casa edile, il che significa garantirgli l’Ape e il Gnf, ovvero quella che per altri lavoratori è tredicesima e quattordicesima,  e poi le prestazioni extracontrattuali, ovvero contratti territoriali, la formazione obbligatoria del primo ingresso in cantiere, quella professionale, e soprattutto i corsi di formazione sulla sicurezza, che è estremamente importante in un settore a fortissimo rischio come l’edilizia”.

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