SISMA 2016: SINDACI A ROMA, ”COMMISSARIO E SUBITO SVOLTA O SARA’ MOBILITAZIONE

15 Gennaio 2020 15:15

TERAMO – Subito un nuovo commissario per la ricostruzione, “con capacità manageriali e politiche, con disponibilità al dialogo col territorio”, e procedure più semplici per la ricostruzione privata perché i cantieri sono fermi.

Sono le richieste dei sindaci dei 138 Comuni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria colpiti dal sisma, riuniti in un'assemblea a Roma, e che il presidente dell'Anci, Antonio Decaro farà al governo e al parlamento. Hanno partecipato, tra gli altri, il presidente dell’Anci Abruzzo e Sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto.

La prima richiesta è la nomina immediata di un nuovo commissario, con poteri davvero straordinari, al posto del geologo marchigiano Piero Farabollini, il cui mandato è scaduto a fine dicembre. Uno shock al processo di ricostruzione, al palo da 3 oltre tre interminabili anni.

 In primo luogo occorre, secondo l'Anci, il nuovo commissario, che è scaduto da 15 giorni: “Possono sembrare pochi per le procedure ordinarie ma per quelle straordinarie sono un'eternità – ha sottolineato Decaro alla fine dell'assemblea facendosi portavoce -. Il decreto ha tenuto dentro una parte delle richieste dei Comuni, ma se più di 100 sindaci hanno deciso di venire a Roma e in maniera sobria porre delle questioni al governo vuol dire che hanno dei problemi. Se guardiamo i numeri, sono passati tre anni e la ricostruzione non c'é. Se ci avessero detto tre anni fa che ci volevano tre anni per la ricostruzione avremmo fatto una mobilitazione nazionale. Col Milleproroghe chiederemo procedure più rapide”, ha aggiunto Decaro.

La decisione di tornare a mobilitasi, è maturata dopo l’approvazione del Decreto Sisma, che contiene a detta anche dei primi cittadini misure a lungo invocate, e positive come la proroga per poter adottare procedure accelerate nella ricostruzione delle case popolari, la proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2021, l'abbattimento al 40 per cento delle tasse per cittadini e imprese, con la restituzione spalmata in dieci anni, l’allungamento della durata dei contratti fino a 36 mesi dei contratti a tempo determinato in servizio negli Uffici speciali, fondi per imprese agricole, giovani, e ricostruzione dei beni culturali, congelamento dell’Imu per le case inagibili.

Ma resta la vischiosa burocrazia, le norme troppo complesse, oridnarie, in una situazione che è ancora di piena emergenza, iter farragginosi che rischiano di congelare la ricostruzione all’anno zero, per altri anni. 

Sono stati poi giudicati del tutto insoddisfacenti, nel decreto, le risposte sull’aumento del personale. Di fatto si confermano i fondi per le assunzioni di 200 addetti, per tutti gli uffici speciali e i 139 comuni del cratere del Centro Italia, che comprende Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Assunzioni però già previste nel cosiddetto Decreto Sblocca-cantieri, ma non ancora effettuate. Ci sono poi 2 milioni di euro per assumere ulteriore personale amministrativo e contabile.  

Inascoltati i tecnici, come a più riprese evidenziato da questa testata, che hanno duramente criticato la norma che  stabilisce che la fase istruttoria relativa ai progetti per i quali si richiede il contributo alla ricostruzione, prima tra i compiti dell’Usr, “passa” nelle mani dei professionisti che certificano la completezza, la regolarità amministrativa e tecnica del progetto, nonché i costi ammissibili a contributo. Uno scarico di responsabilità civili e penali, che non accelererà gli iter. 

“Sono richieste che farò già oggi in audizione alla Camera e spero vengano accolte, altrimenti i sindaci hanno detto che scenderanno in piazza. Il problema non sono tanto le risorse, perché abbiamo speso pochissimo rispetto a quanto ci è stato messe a disposizione e questo fa capire che il problema sono le procedure”, ha concluso De Caro.

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