CHIUSA VICENDA GIUDIZIARIA IN PIEDI DA ANNI:PER MOLTI TR TECNICI COMUNALI, FUNZIONARI DI PROTEZIONE CIVILE E PROFESSIONISTI NON LUOGO A PROCEDERE PER IL SUPERAMENTO DEI TERMINI DI TEMPO. APPALTO DA 18 MILIONI PER FORNITURA PROGETTO CASE; CAPO DICASTERO UNIVERSITA' ERA IN COMMISSIONE COLLAUDO

SISMA: BALCONI CON LEGNO SCADENTE, REATI PRESCRITTI, MINISTRO MANFREDI E ALTRI 28 FUORI DA INDAGINI

23 Settembre 2020 22:53

L’AQUILA – Un’altra vicenda giudiziaria legata al terremoto dell’Aquila del 2009 che si chiude per gran parte dei 29 indagati per prescrizione: la persona più nota, il ministro della Ricerca scientifica e dell’Università, Gaetano Manfredi, fuori per sopraggiunta prescrizione dei reati dall’inchiesta sui balconi realizzati con materiali scadenti e con modalità inadeguate nel mega insediamento abitativo, definito progetto Case, costituito da 19 new town e costruito a tempo di record all’Aquila per ospitare circa 16.500 sfollati del terremoto del 2009.

Il Gup del tribunale dell’Aquila ha sentenziato il non luogo a procedere per prescrizione dalle accuse di frode nelle pubbliche forniture, falso ideologico del pubblico ufficiale, truffa e crollo colposo.

Le indagini erano scattate in seguito al crollo di un balcone, nel settembre del 2014, nell’insediamento nella frazione aquilana di Cese di Preturo ed avevano riguardato una fornitura di 18 milioni di euro.

Un fatto che ha destato scalpore.

L’ex rettore dell’Università Federico II di Napoli, ingegnere strutturista, era finito sotto inchiesta come componente della commissione di collaudo del Progetto Case costituito da circa 4.500 alloggi prefabbricati antisismici e fortemente voluto dall’allora premier, Silvio Berlusconi: ai media nazionali aveva sempre parlato di una contestazione formale e di non aver fatto nulla di irregolare.

L’appalto curato con un bando comunitario dalla Protezione civile nazionale nell’ambito della emergenza post sisma, è costato circa un miliardo di euro. Insieme al ministro sono uscite dalla inchiesta nel corso della odierna udienza preliminare altre 28 persone tra cui tecnici comunali, professionisti, funzionari della protezione civile, alcuni per non aver commesso il fatto, la maggior parte per prescrizione.

Il Pm Roberta D’Avolio, che tra le altre cose aveva disposto il sequestro preventivo aveva chiesto il rinvio a giudizio.





Dopo il crollo c’è stato il sequestro di 800 balconi in 500 appartamenti, i cui materiali avevano le stesse caratteristiche.

Il Comune dell’Aquila, proprietario del mega insediamento, ha poi segato e sostituito con finestre, balconi ritenuti a rischio crollo.

Le imprese che hanno curato la fornitura sono in gran parte fallite.

Passando agli altri indagati, il Gup del Tribunale dell’Aquila ha emesso sentenza di non luogo a procedere “per non aver commesso il fatto” per Mauro Dolce, allora dirigente della Protezione civile e Rup del progetto C.a.s.e, Sergio Sabato, collaboratore del Rup alla visita finale del collaudo tecnico e Dino Bonadies, progettista delle piastre antisismiche.

Stessa sentenza di non luogo a procedere per non aver commesso il fatto, per i tecnici e funzionari del Comune dell’Aquila con compiti di gestione del Progetto Case, Mario Corridore, Marco Balassone, Carlo Cafaggi, Enrica De Paulis, Vittorio Fabrizi e Mario Di Gregorio.

Ecco gli altri imputati fuori dalle indagini preliminari per prescrizione: Paolo Delfanti, Gian Michele Calvi,Stefano Vitalini, Michele D’Adamo, Paolo Pinto, Edoardo Cosenza, Paolo Zanon, Claudio Moroni, Luca Pagani, Emilia Aloise, Francesco Tuccillo, Carlo De Angelis Mastrolilli, Davide Dragone, Wolf Chitis, Giampaolo Paraboschi, Fabio Serena,Roberto Gandolfi, Carmine Guarino, Markus Alois Odermatt nei ruoli di responsabili e incaricati del procedimento, direttore dei lavori, componenti delle commissioni di collaudo.

L’inchiesta, durata anni, era passata per competenza territoriale alla procura di Piacenza, città sede delle imprese, per poi tornare all’Aquila.

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