SISMA CENTRO ITALIA: DECOLLA RICOSTRUZIONE, MA IN ABRUZZO COMUNI RIMASTI INDIETRO

FOCUS REPORT COMMISSARIO LEGNINI: PRATICHE AUMENTATE DEL 62%; BENE CASTEL CASTAGNA, TORRICELLA SICURA E FARINDOLA, MALE CAMPOTOSTO, BARETE E CAGNANO AMITERNO

di Filippo Tronca

5 Marzo 2021 08:18

TERAMO – A  cinque anni dai devastanti terremoti del centro Italia dell’agosto e ottobre 2016 e del gennaio 2017, finalmente la ricostruzione anche nei 24 comuni abruzzesi muove finalmente decisi passi dopo un interminabile e scandaloso periodo di impasse e incertezza.

Si registra però anche in regione uno scenario a macchia di leopardo, con comuni dove le pratiche vengono presentate, e dunque approvate e i cantieri aprono in altri invece dove si registra una preoccupante stasi.

Tra i comuni dove si procede veloci Castel Castagna, in provincia di Teramo, e a seguire Torricella Sicura, Farindola, in provincia di Pescara, il capoluogo Teramo, e per i danni lievi a Rocca Santa Maria, Colledara, Montorio al Vomano, Crognaleto e Campli, tutti comuni teramani.

Al contrario, le domande di ricostruzione presentate rispetto ai danni censiti sono significativamente inferiori alla media a Campotosto, Cagnano Amiterno e Barete, comuni della Provincia dell’Aquila, colpiti anche dal terremoto del 2009. A Pietracamela in provincia di Teramo, poi, nessun progetto è stato presentato.

A dirlo sono i numeri del rapporto 2020 snocciolati dal commissario straordinario Giovanni Legnini, che rappresenta anche la prova dell’efficacia delle modifiche normative introdotte dall’ex vicepresidente del Csm e consigliere regionale abruzzese,  da quando l’ex premier Giuseppe Conte a febbraio del 2020 gli ha affidato il non certo facile compito. Affiancato in Abruzzo dal titolare dell’Ufficio speciale di Teramo, l’ex direttore generale della Regione, l’aquilano Vincenzo Rivera.

Complessivamente nei 138 comuni di Marche, Lazio, Abruzzo e Umbria le domande di contributo per la riparazione o la ricostruzione degli edifici danneggiati dal sisma sono cresciute nel 2020 del 62% rispetto all’anno precedente, passando da 12.063 a fine 2019 alle 19.568 di fine dicembre.

Lo stesso è avvenuto in Abruzzo: nel 2020 sono pervenute 3.477 domande,  rispetto alle 1.768 del 2019, con un incremento del 96%, le domande accolte, primo step per l’erogazione dei contributi e l’apertura dei cantieri sono state 548, mentre nel 2019 erano state 215, anche qui con un incremento del 155%.

I contributi richiesti dai cittadini per riparare o ricostruire le case colpite dal sisma ammontano a 5,6 miliardi di euro. Le istanze accolte sono state 6.946 (più 62% sul 2019), con il riconoscimento di un contributo di circa 1,625 miliardi di euro, mentre le somme erogate effettivamente sulla base dello stato di avanzamento dei lavori sono pari a oltre 700 milioni di euro. Nel solo 2020 le somme erogate sono state pari a 406 milioni, più di quanto erogato nei tre anni precedenti.

In Abruzzo i contributi richiesti sono 655.120.156 euro, quelli finora concessi 84.116.006 euro.

Passo in avanti in una sfida che deve arrivare alla ricostruzione di circa 80 mila immobili inagibili, 30 mila con danno lieve e 50 mila con danni gravi, ed erogare circa 5,8 miliardi già preventivati.

Ma la ricostruzione non procede con lo stesso passo in tutti i comuni abruzzesi.

Lo dimostra una tabella inserita nel report in cui risulta che ci sono comuni dove è alto il rapporto tra edifici inagibili e domande presentate, in altri dove è ancora molto, troppo basso.

Per quanto riguarda le case con danni lievi: prime sono  Rocca Santa Maria con il 75%, Castel Castagna, 73%, Colledara 62%,  Torricella Sicura 62% e  Campli  e Montorio al Vomano, 61%.

Al contrario percentuali minime si registrano a Fano Adriano  33%,  Castelli, 32%, in provincia di Teramo,  Campotosto 27%, Barete, 25% e Cagnano Amiterno con il 19%, tutti e tre comuni della provincia dell’Aquila, colpiti anche dal sisma del 2009.

Per quanto riguarda invece le abitazioni con danni gravi, il rapporto tra il loro numero e le domande di ricostruzione presentate è alto ancora una volta a Castel Castagna 50%  a Castelli, 32%, a Isola del Gran sasso, 16% a  Torricella sicura, 15%, a Farindola, in provincia di Pescara, al 14%.

Mentre a Pietracamela (Teramo) e Pizzoli (L’aquila) nessuna domanda è stata presentata, a Colledara e Cortino si è fermi ad un 2%, a Crognaleto e Fano Adriano al 3%, a Valle castellana al 4%, a Barete, Cagnano Amiterno Civitella del Tronto al 5% .

Dei 238 cantieri conclusi nel 2020 ne abbiamo 44 a Teramo, 24 a Montereale, 33 a Montorio a Vomano, 11 a Tossicia, 10 a Valle Castellana, Civitella del Tronto, Torricella sicura e Campli. Dalla parte opposta non può non far riflettere che nessun cantiere è stato chiuso a Pietracamela, e appena uno a Fano Adriano e Campotosto, uno dei comuni più colpiti, con 58 edifici inagibili, Male anche Barete e Cagnano Amiterno, con solo due lavori conclusi.

Si potrà dire che è per comuni che hanno un numero di case inagibili come Teramo è più probabile che si siano cantieri conclusi, anche se si può ribattere che la ricostruzione dovrebbe procedere velocemente soprattutto per i piccolo centri in cui anche una casa ricostruita e riabitata ha un valore enorme, visto l’inesorabile processo di spopolamento.

Eppure ora la macchina di approvazione dei progetti è finalmente entrata a regime: i tempi medi di approvazione delle richieste di contributo si sono drasticamente ridotti con le nuove procedure introdotte con l’ordinanza 100 di Legnini, che attribuisce ai professionisti il compito di certificare le conformità e stabilisce tempi certi entro i quali i Comuni e gli Uffici Speciali devono esprimere le loro valutazioni. Rispetto ad una media di circa 14 mesi per l’ottenimento del contributo con le vecchie procedure, le istanze presentate ai sensi dell’Ordinanza 100, praticamente tutte le nuove domande, impiegano tra due e tre mesi per arrivare a conclusione.

Le risorse effettivamente erogate dalla struttura del Commissario per la ricostruzione sono state pari, nel corso del 2020, a 62,3 milioni di euro, passando da 204,2 milioni di fine 2019 a 266,5 milioni di euro a fine 2020, con un incremento annuo del 30,5%.

Decisiva anche l’ordinanza 96 di Legnini che dispone l’assunzione di 200 unità lavorative a favore di USR e Comuni. A fine anno le unità effettive presenti nella struttura erano 47, quelle presso i Comuni a 741 e 489 presso gli Usr, per un totale di 1.277 addetti alla ricostruzione, a fronte dei 1.095 di fine 2019.

In Abruzzo si passati dai 15  addetti dell’Usr del 2017 ai 42 del 2019, e poi con l’avvento di Legnini a 74, considerato finalmente un numero ottimale per poter far procedere l’iter a ritmo sostenuto.

E’ stata portata avanti una prima analisi sui carichi di lavoro attuali e prospettici soprattutto in termini di pratiche di ricostruzione privata (ma seguirà pari azione anche sulla ricostruzione pubblica), al fine di calibrare tra Uffici la suddivisione del personale aggiuntivo già a partire dall’inizio del 2021.

 

 

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