SMART TUNNEL DELL’AQUILA IN UN VICOLO CIECO, VERSO RIDIMENSIONAMENTO DELL’OPERA

ANCORA AL PALO SECONDO STRALCIO INTERVENTI DA 48 MILIONI, PRESIDENTE GSA, STAZIONE APPALTANTE, PICCININI, "A QUESTE CONDIZIONI OSTACOLI QUASI INSORMONTABILI, MALE MINORE POTREBBE ESSERE RESCINDERE CONTRATTI, PAGARE PENALI E REALIZZARE SOTTOSERVIZI TRADIZIONALI"

di Filippo Tronca

23 Novembre 2021 08:26

L'Aquila: Terremoto e Ricostruzione

L’AQUILA – Era stato presentato al mondo come  il fiore all’occhiello della ricostruzione post-sisma aquilana, il tunnel intelligente dove far passare le reti idrica, elettrica, telefonica, fognaria e Internet, ispezionabile e sicura, sotto tutta la città. Un fiore all’occhiello a cui mancano dopo sette anni dall’inizio dei lavori, più della metà dei petali, visto che è stato realizzato quasi interamente solo il primo stralcio, con ritardi e imprevisti, da parte dell’Asse centrale scarl, costituita delle imprese aquilane Acmar, Taddei ed Edilfrair, mentre è al palo il secondo stralcio con cinque lotti  da 47 milioni, con contatti firmati dalle aziende da più di quattro anni.

Tanto che ora l’ipotesi che si rafforza è quello di ridimensionare l’opera, cancellare tutto o in buona parte il secondo stralcio, a  costo di pagare le penali pur di non andare incontro a spese che potrebbero affossare le casse comunali, e creare disagi inenarrabili ai cittadini e attività,  a causa dei cantieri infiniti.

A intonare la messa da requiem è anzi lo stesso avvocato Alessandro Piccinini, presidente della Gran Sasso Acqua, società partecipata dal Comune dell’Aquila e stazione appaltante della mega opera.

“Ad oggi il completamento dello smart tunnel va incontro a difficoltà che appaiono insormontabili, così come è stato progettato – dice chiaro e tondo a questa testata -. O si avrà la garanzia di una cantierizzazione con iter velocissimi, e rimuovendo i tanti ostacoli sopravvenuti, oppure il male minore potrebbe essere quello di rescindere i contratti e pagare le penali alle ditte appaltanti, per poi realizzare sottoservizi tradizionali”.

Piccinini rivela ad Abruzzoweb di aver appena ricevuto una relazione tecnica redatta dal consigliere regionale e comunale Americo Di Benedetto, per 11 anni presidente della Gsa -, gestendo il primo stralcio dell’opera –  su tutte le ipotesi e condizioni sine qua non, da una parte, richieste dalla Gsa, per il completamento dello smart tunnel, e dall’altra lo scenario che si aprirebbe in caso di un suo ridimensionamento, in termini legali e finanziari, perché a quel punto  si andrà incontro a risarcimenti per le imprese e comunque a lunghi e incerti contenziosi. Tenuto conto che le imprese hanno già chiesto riserve per il ritardo nell’apertura dei cantieri.

Di Benedetto ha redatto la relazione su incarico dalla commissione Vigilanza del Comune, di cui  è presidente Giustino Masciocco, e sarà oggetto di un consiglio comunale straordinario.

Precisa Piccinini ad Abruzzoweb,  che “la relazione ricevuta da Di Benedetto è semplicemente la relazione di quanto emerso in sede di commissione Garanzia e Controllo, il lavoro che sto facendo con Di Benedetto è quello di sintetizzare le richieste da formulare in consiglio comunale, la cui approvazione appare decisiva per la prosecuzione degli appalti del secondo stralcio o meno”.

Obiettivo è la exit strategy dalla realizzazione di un opera che da sogno smart, rischia di  diventare un incubo in particolare per la stazione appaltante, la Gran Sasso acqua, in quanto il secondo stralcio da 47 milioni, a quattro anni dalla firma dei contratti non è ancora partito, se non in piccolissimi tratti,  e le imprese potrebbero chiedere pesanti risarcimenti, se la responsabilità dello stop dovesse essere imputato all’inerzia della committenza, ovvero alla società partecipata dal Comune.

Ma c’è un aspetto in più che rende il tunnel intelligente un rebus: la città in ampi tratti è stata già ricostruita, le persone sono tornate a vivere nelle case, hanno aperto le attività commerciali, e questo rende problematico aprire cantieri  che inibiscono per mesi la viabilità, tenuto conto che, come avvenuto per la realizzazione del primo stralcio, tanti sono stati gli stop in occasione del rinvenimento di reperti archeologici.

E circolata così l’ipotesi, perorata anche dalla Gsa, di sostituire il futuribile tunnel sotterraneo, con le cosiddette polifere, tubature di dimensioni ridotte, ma la modifica del progetto potrebbe far scattare ricorsi e richieste d’indennizzi, con ulteriore possibile intervento della Corte dei Conti, per danno erariale. Le aziende hanno del resto risposto ad una gara e hanno previsto utili per l’importo che si sono aggiudicati, e dunque cambiare le carte in tavola a gioco iniziato potrebbe essere molto rischioso.

“Da quando l’opera è stata pensata – spiega ancora Piccinini – sono sopraggiunti problemi aggiuntivi, a cominciare dal fatto che molte abitazioni sono state ricostruite, e molte attività hanno aperto i battenti. C’è dunque ad esempio il problema delle cosiddette interferenze con la rete del gas già realizzata, e il costo dei by pass è quantificabile per noi in 7 milioni di euro, soldi che non abbiamo nel conto economico”.

Bypass che sono costati per il primo stralcio ben 2,4 milioni di euro, ma quando le case erano in ricostruzione e la rete del gas in molti casi non era stata rinnovata.

E a proposito di rete del gas, spiega Piccinini, “le condutture della Snam lungo via della Croce rossa impediscono di fatto di realizzare il tunnel, è stato pertanto presentato un progetto con una proposta di finanziamento che prevede lo spostamento della rete del gas, senza la quale non ci sarebbero vie di uscita”.

In una commissione di Vigilanza convocata un mese fa, il direttore tecnico della Gss, l’architetto Armando Balducci, ha poi spiegato che il costo di gestione dell’infrastruttura a carico dell’amministrazione sarà quantificabile in 800mila euro annui.

Incalza Piccinini: “c’è poi da risolvere il problema  delle mancate autorizzazioni da parte degli organi burocratici del Comune e della Soprintendenza, in caso di rinvenimenti archeologici,  Occorre, se si vuole completare l’opera, velocizzare l’iter, organizzare conferenza di servizi che possano rilasciare le autorizzazioni nel giro di 24 ore”.

Problema non da poco, visto che nel primo stralcio sono stati oltre 140  i ritrovamenti  archeologici, e la Soprintendenza ha rilasciato i pareri  anche dopo mesi, con conseguenti blocchi estenuanti  dei lavori.

Insomma, se da una parte Piccinini lascia aperta l’ipotesi del completamento dell’opera, a precise condizioni e solo se si avrà garanzia di lavori spediti e senza ostacoli, dall’altra lascia intendere che forse la scelta più saggia potrebbe essere anche quella di mettere la parola fine all’epopea dello smart tunnel, con la rescissione dei contratti già firmati.

“Le imprese già minacciano risarcimenti per il ritardo dell’avvio dell’opera – spiega il presidente della Gsa -, ma la questione è giuridicamente complessa, ci possono essere responsabilità  imputate alla stazione appaltante ma anche alle stesse ditte appaltatrici, per via dei progetti esecutivi e perché è anche compito loro chiedere le autorizzazioni per avviare i cantieri. In ogni caso ci siamo confrontati con le imprese, e loro hanno mostrato tutta la disponibilità a trovare  un accordo, una soluzione condivisa. In caso di rescissione, le società avranno diritto al rimborso, come ovvio, ma ripeto, potrebbe essere il male minore”.

Il primo stralcio, ad opera dell’Asse centrale scarl, costituita delle imprese Acmar, Taddei ed Edilfrair, con rappresentante e coordinatore generale Gianni Frattale, titolare dell’Edlifrar, ex presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) dell’Aquila, e nuovamente candidato alle elezioni di dicembre, prevedeva la realizzazione di 12,5 chilometri di tunnel. Finora  ne sono stati realizzati 11,6 chilometri, tutti nel centro storico.

Ad essere pressoché al palo è invece il secondo stralcio che vale complessivamente 48 milioni, suddiviso in 5 lotti con contratti firmati tra la fine del 2016 e l’inizio dei 2017.

Coinvolte le imprese aquilane Armido Frezza e Walter Frezza per 11,5 milioni di euro con interessati tratti  delicati  come viale Duca degli Abruzzi  e quello del Tribunale lungo via XX settembre,  il Quarto di San Pietro,  la Fontana Luminosa e via Roma.

L’emiliana Cons Coop in associazione d’impresa con la teramana Edilstrade   con interventi nel Quarto San Giovanni e San Marciano, da via XX settembre a via Sassa,  nel quartiere di Fontesecco, per un costo di 9,5 milioni.

La Porcinari  di Montorio al Vomano e l’aquilana Vittorini Emidio, che deve intervenire nel quarto San Giorgio, Villa Comunale,  viale di Collemaggio e Porta Napoli, per 6,5 milioni .

L’ Angelo De Cesaris  di Francavilla al Mare, che per 4,7 milioni che dovrà intervenire su arteria decisiva della città,  in via Strinella, e  e infine la Framich di Catania, che per 3,5 milioni dovrà realizzare il tunnel  lungo viale della Croce Rossa.

Solo una piccola parte di questi lavori sono partiti.

 

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