“SMART WORKING PER RIPOPOLARE I PICCOLI PAESI”. SPANO’, “PROGETTO DI LEGGE CHE CONVIENE A TUTTI”

INTERVISTA AD AVVOCATO MEMBRO COMITATO SCIENTIFICO BORGHI PIU' BELLI D'ITALIA, IDEATORE NORMA PER INCENTIVARE IMPRESE A FAVORIRE LAVORO AGILE: "NECESSITA' IN EMERGENZA PANDEMIA, ORA E' STRAORDINARIA OPPORTUNITA'"

di Filippo Tronca

25 Luglio 2021 08:50

Italia: Abruzzo

L’AQUILA – Una possibile svolta anche per tanti piccoli paesi dell’entroterra abruzzese soggetti ad inesorabile spopolamento. Grazie a concreti incentivi allo smart working, il lavoro a distanza, necessariamente adottato durante le fasi acute della pandemia di coronavirus, ma che ora, se ben regolamentato, potrebbe diventare una delle normali modalità di prestazione d’opera.

Ed è proprio questo è l’obiettivo del progetto di legge delega  per la “promozione del lavoro agile nei piccoli comuni” ideata dall’avvocato calabrese Francesco Maria Spanò, membro del consiglio tecnico scientifico del club “I borghi più belli d’Italia”, sostenuto con convinzione dall’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e che ha come primo firmatario il senatore del Partito democratico Bruno Astorre.

Abruzzoweb ha incontrato Spanò in occasione della presentazione a L’Aquila della terza ristampa del libro dedicato al suo bellissimo e antico paese della Locride,  “Gerace Paradiso d’Europa”, a firma dell’indimenticato Salvatore Gemelli, medico chirurgo e docente, padre del suo amico e collega avvocato Paolo Maria Gemelli, che nel capoluogo abruzzese, per motivi professionali e amicali è di casa.

L’occasione giusta, per Spanò, per sostenere con convinzione una azione concreta che possa in Calabria e in Abruzzo come ovunque in Italia dare una nuova possibilità, proprio grazie alla nuove tecnologie, ai piccoli paesi svuotati dal declino dell’agricoltura e dal rutilante avanzare dell’industrializzazione che ha determinato l’inarrestabile flusso di manodopera dalle montagne verso le grandi città e le pianure.

“Partiamo da una evidenza – esordisce Spanò: i comuni italiani sotto i 5.000 abitanti  rappresentano il 60% del totale, ma in essi abitano solo  10 milioni di abitanti rispetto ai 60 che abitano nei grandi centri e nelle metropoli, sempre più insostenibili dal punto di vista ambientale e anche sociale. I piccoli paesi dagli anni ’60 si spopolano inesorabilmente. Ora però la pandemia ha introdotto una relativa novità, in regime di emergenza, il lavoro agile. In circa 80 mila hanno lavorato dalla loro casa in un piccolo paese, oppure scegliendone uno dove trasferirsi. Dunque ora occorre mettere in campo gli strumenti per far sì che questa modalità di lavoro a distanza diventi non l’eccezione, ma la normalità, nella consapevolezza che vantaggi potranno averne le imprese, in termini di risparmi per le sedi e motivazione degli addetti, i lavoratori per l’accresciuta qualità della vita, che ha effetti positivi anche sulla produttività, e il Paese nel suo complesso che tra le sfide che ha davanti deve porre anche il riequilibrio territoriale”.

La norma è una legge delega, sarà compito, se approvata dal parlamento, dei Ministeri del Lavoro, dell’Economia,  quello di dettagliarla e dotarla di adeguate risorse finanziarie. Il pdl fissa però alcune chiare direttrici, a cominciare dagli incentivi economici  e sgravi fiscali per le aziende che adotteranno lo smart working nei piccoli comuni. La necessità da parte delle amministrazioni comunali di mettere a disposizione abitazioni ai nuovi residenti, da affittare per almeno 10 anni o da acquistare, con agevolazioni per i nuclei familiari con un reddito sotto i 40mila euro. La creazione di spazi lavorativi condivisi, dotati ovviamente di connessione veloce e servizi adeguati.

“Ritengo che non ci sarà problema a trovare una dotazione finanziaria a questa norma – assicura Spanò -, ci sono molte leve, quella ad esempio degli ingenti fondi già destinati alla banda larga. Aspetto importante della norma è poi anche la creazione di micro hub all’interno dei borghi da ricavare in edifici ora inutilizzati, che potranno diventare fecondi luoghi di interazione, sviluppo e creatività culturale, tra varie e diversificate professionalità. Rispetto all’emergenza pandemica, infatti, occorre andare oltre l’identificazione di smart working e lavoro domestico”.

Per quanto riguarda i vantaggi per le imprese da questo nuovo assetto Spanò tiene a sottolineare: “al di là degli incentivi, un dipendente che ha una qualità della vita alta, che può conciliare i tempi del lavoro con quelli della famiglia e del riposo, che vive a contatto con la natura, lontano dallo stress metropolitano, è più produttivo, si fidelizza in modo maggiore”.

Infine spiega Spanò, immotivata è  la preoccupazione degli operatori della ristorazione, dei servizi e degli immobiliaristi che temono esodi di lavoratori dalla città in cui operano verso i piccoli paesi.

“Non vedo nessun inconveniente, la misura riguarderà solo una parte di lavoratori, non sarà certo un flusso epocale. Durante la pandemia la scelta è stata fatta da non più di 80mila lavoratori. Non vedo inconvenienti, e ribadisco che abbiamo la possibilità di dare nuova linfa a quei borghi, gioielli italiani, fino a oggi troppo spesso dimenticati. Adesso è il momento di riappropriarci del nostro patrimonio culturale, fatto di queste piccole realtà, che hanno il potenziale per diventare hub di idee e creatività”.

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