INCREMENTO DEL 35% NUMERO IMPIANTI E MEGAWATT: DE CRISTOFARO (CETRI-TIRES), ''REGIONE COMINCI A PIANIFICARE NOVITA' DIRETTIVA UE CHE CONSENTIRA' PASSAGGIO DA PRODUZIONE CENTRALIZZATA A QUELLA DISTRIBUITA E TRA UTENTI''

SOLARE IN ABRUZZO: NEL 2019 E’ RECORD”ORA RIVOLUZIONE COMUNITA’ ENERGETICHE”

Autore dell'articolo: Filippo Tronca

15 Febbraio 2020 07:50

L'AQUILA – Una produzione di energia solare cresciuta nel 2019 in Abruzzo, del 35 per cento, più della media italiana, sia in termini di numero di impianti che di kilowatt prodotti. La necessità di  prepararsi per tempo, alla rivoluzione contenuta nella direttiva Direttiva europea  2001 del dicembre 2018, che una volta recepita dagli stati membri, consentirà il passaggio dalla produzione centralizzata, a quella distribuita, dando la possibilità di poter scambiare in loco l'energia prodotta tra i vari utenti, ovvero tra cittadini, imprese, ed enti pubblici, uniti in Comunità di energia rinnovabile.

Il presente e il futuro del solare in Abruzzo, viene illustrato ad Abruzzoweb dall'ingegnere chietino Giovanni De Cristofaro, responsabile regionale del Cetri-Tires, centro europeo che ha come leader l’economista Jeremy Rifkin, teorico ante litteram del green new deal, ora al centro delle politiche europee, basandosi sui numeri dell’Associazione nazionale energie rinnovabili (Anie) e del Gestore servizi energetici (Gse).

Numeri in base ai quali, nel 2019 si registra in Abruzzo un incremento del numero di impianti fotovoltaici pari al 35%, superiore alla media nazionale che si attesta al 30%. Piazzandosi 12esima per potenza istallata, con 745 megawatt, rispetto ad una produzione complessiva italiana di 20,7 gigawatt.  Se si tiene conto del numero di abitanti, l'Abruzzo risulta essere quinta  in Italia. 

L'Abruzzo è poi sedicesimo per numero di impianti, 21.263, sui 874.520 complessivi, e quelli nuovi sono tutti di piccola taglia, sotto i 12 kilowatt. Ma se andiamo a rapportare il numero di impianti alla superficie, l'Abruzzo con 68 kilowatt per chilometro quadrato è perfettamente in linea con la media italiana.

Male invece  relativo al numero  270 sistemi di accumulo, sulle 23.000 istallati in Italia.

Dal punto di vista di Di Cristofaro, però questi numeri dicono poco, se non riferiti a quelle che sono le prospettive che si apriranno a breve, e in cui la Regione e Comuni avranno un ruolo decisivo.

“Un'altra opportunità molto attesa è rappresentata dalla direttiva 2018/2001/EU – spiega l'ingegnere – che in questo anno dovrebbe essere recepita da tutti gli stati membri della Comunità europea e che finalmente permetterebbe di poter passare dalla produzione centralizzata a quella distribuita, dando la possibilità di poter scambiare l'energia tra i vari utenti”.

La “Comunità di energia rinnovabile”, entrando più nel dettaglio, sarà un soggetto giuridico autonomo,  e sarà formalmente riconosciuta l'esistenza di forme di condivisione energetica sul territorio basate su produttori-consumatori, e micro generazione distribuita. Nel dettaglio la direttiva impone ai governi nazionali di assicurare che le Comunità energetiche possano produrre, consumare, immagazzinare, scambiare all'interno della comunità stessa e vendere energia rinnovabile, accedendo a tutti i mercati elettrici appropriati.

“In Italia già diverse Regioni, si stanno già muovendo – spiega De Cristofaro – affinchè gli auto-consumatori di energia rinnovabile passino da un sistema attuale costituito da un unico impianto ad un unico consumatore finale (one to one) e l'eccesso di produzione deve essere immesso in rete, per passare a un modello che consentirà la produzione, l'accumulo e la vendita di energia rinnovabile secondo il sistema da uno a molti (one to many)”.

Il messaggio è chiaro: anche l'Abruzzo dovrebbe cominciare a lavorarci. Il Parlamento dovrà infatti approvare una legge quadro, e stabilire le modalità con cui questa energia potrà essere scambiata. Ma poi la palla passerà alle Regioni, che dovranno definire le singole comunità per territori e tipologie di utenti, coinvolgendo i Comuni. 





“Le Comunità di energia rinnovabile – spiega ancora De Cristofaro – potranno rappresentare uno strumento efficace per le situazioni di disagio sociale, sia in termini di garanzia della fornitura energetica sia in termini di opportunità occupazionali nei territori. Nel 2020  potrebbero esistere nel nostro paese ben 475 mila energy communities, formate dai soggetti più disparati come industrie, condomini, ospedali, centri commerciali, pubbliche amministrazioni che si riuniranno per autoprodurre e consumare energia con ricadute rilevanti per l’economia del sistema paese, ma creando problemi non banali alle utilities che vedrebbero diminuire, e di molto, i propri introiti grazie all’autoconsumo da rinnovabili e alla riduzione dei consumi”.

Per capire le potenzialità delle aggregazioni dal basso, è interessante osservare cosa sta succedendo negli Stati Uniti. In California una legge del 2002 ha reso possibile la costituzione delle Community Choice Aggregation (Cca). Sono più di 160 le città e contee che si sono raggruppate in 19 Cca, servendo 10 milioni di utenti.  Erodnedo,questo il rovescio della medaglia, che andrà in qunche modo governato, lo spazio alle utility, tanto che queste temono di perdere il 60-80% della domanda elettrica nei prossimi 8-10 anni.

Si comprende dunque che l'incremento registrato della produzione fotovoltaica, rappresenta una base ottimale di partenza per poter organizzare anche in Abruzzo, efficienti e diffuse Comunità di energia einnovabile.

Andando più nel dettaglio dei numeri prima è la Puglia, con 2.741 megawatt di potenza istallata, a seguire Lombardia, (2.392), ed Emilia Romagna (2.095). L'Abruzzo come detto è dodicesimo, fanalini di coda sono il Molise (175),  Liguria (111) la Val d'Aosta (25).

Per quanto riguarda il numero di impianti primeggiano Lombardia (134.494), Veneto (122.987), ed Emilia Romagna (90.984).

Sono circa 23.000 i sistemi di accumulo istallati in Italia a fine 2019, il 97% circa dei sistemi di taglia domestica. La Lombardia è ancora una volta la regione con il più alto numero di sistemi installati, 7.524 per una potenza di 30,1 megawatt.

“L’incremento generalizzato – spiega l’esperto –  è dovuta ad una forma incentivante particolarmente efficace, quella delle detrazioni fiscali e della cessione del credito. Che però per il 2020 è stata eliminata.  altro dato significativo è che i nuovi impianti in Abruzzo, sono quasi tutti di piccola taglia, quelli sopra i tetti delle abitazioni, per intenderci, e dunque senza consumo di suolo. Sotto la potenza di 12 kilowatt picco, raggiungono ora il numero di 17.500, mentre gli impianti di grossa taglia, da 200 kilowatt ad un megawatt, sono 480”.

Ancora pochi invece i sistemi di accumulo, banalmente le batterie. Un mercato dalle grandi potenzialità, e dove si concentra la ricerca, considerando che i sistemi di accumulo abbinati agli impianti fotovoltaici assicurano molti vantaggi tra cui un aumento dell'autoconsumo, diminuzione delle emissioni e dei costi in bolletta. Attualmente la tecnologia a ioni di litio domina in maniera praticamente indisturbata il settore con il 93 per cento delle installazioni.  

“L’Abruzzo può fare molto meglio – commenta De Cristofaro – visto che ad oggi conta circa 270 sistemi di accumulo, una quantità molto esigua rispetto al potenziale del mercato residenziale. Fare importanti passi avanti da questo punto di vista, è la premessa per incrementare l'autoconsumo, e dunque la decarbonizzazione e l'indipendenza energetica”. Filippo Tronca

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