ACQUA CANISTRO: INTERROGAZIONE PD SU BANDO, DI PAOLO CHIEDE REVOCA FIUGGINO A SANTA CROCE

CONSIGLIERI PAOLUCCI E PIETRUCCI CHIEDONO CHIAREZZI SU REQUISITI AGGIUDICATARIO PROVVISORIO BANDO SANT'ANTONIO SPONGA, SINDACO ANNUNCIA DI RIVOLGERSI A CORTE DEI CONTI

28 Maggio 2021 18:44

AVEZZANO – Mentre l’iter di aggiudicazione definitiva delle sorgenti Sant’Antonio Sponga di Canistro sta per arrivare a definizione, con l’esame da parte del Via del progetto della Santa Croce, aggiudicataria provvisoria, si registra un nuovo capitolo di quella che passerà agli annali come la guerra abruzzese dell’acqua minerale.

A  mettere in discussione, nel pieno dell’iter in corso, i requisiti della società di Camillo Colella sono con una interrogazione il capogruppo in Regione del Partito democratico, il chietino Silvio Paolucci e il consigliere regionale aquilano, anche lui dem, Pierpaolo Pietrucci che chiedono chiarezza sull’affidamento e “la verifica della conformità della documentazione prodotta dalla Ditta aggiudicataria”, avanzando dubbi in particolare sulla regolarità contributiva e fiscali, necessaria per partecipare alla gara.

“Nessun atteggiamento accusatorio”, spiega però Paolucci ad Abruzzoweb, “la nostra interrogazione è volta semplicemente ad avere a disposizione le carte relative ad un bando che riveste una grande importanza per la Regione”

Non depone le armi nemmeno l’acerrimo nemico della Santa Croce, il sindaco di Canistro, Angelo Di Paolo che con una nota, annuncia la presentazione di un esposto alla Corte dei Conti della Procura dell’Aquila “per l’inerzia della Regione nel disporre la decadenza della Santa Croce Srl dalla concessione della Fonte Fiuggino”, sorgente più piccola della Santa Antonio Sponga, la cui acqua viene oggi utilizzata dalla Santa Croce, nel suo stabilimento di Canistro. Anche qui per una serie di presunte omissioni e irregolarità da parte della società.

Di fatto un attacco concentrico, quello dei due consiglieri regionali e del sindaco marsicano, alla concessionaria provvisoria che ha vinto  il bando regionale del 9 febbraio del 2019, già ex titolare della stessa sorgente, prima della revoca del 2015 da parte della Regione, a seguito un ricorso al Tar per l’annullamento del bando presentato del Comune, non concedendo nemmeno le proroghe come fatto in vicende analoghe, per garantire la continuità produttiva e lavorativa. Da allora si è innescato un contenzioso giudiziario senza esclusione di colpi.

Mentre la preziosa acqua minerale esce dalla sorgente inutilizzata, la Santa Croce conta di ottenere l’ok definitivo dal Comitato di coordinamento regionale per la Valutazione dell’impatto ambientale (Via), presieduto dal direttore del Dipartimento Territorio e Ambiente, Pierpaolo Pescara, al suo ambizioso piano industriale che prevede la riassunzione di 50 addetti in 5 anni, 4 milioni di investimenti, e la creazione di un parco tematico nell’area delle sorgenti.

Va osservato che Pietrucci e Paolucci sono espressione del centrosinistra che nella passata legislatura al governo della Regione, non è stata in grado di riaffidare la sorgente, dopo la revoca alla Santa Croce: in un buco dell’acqua si è risolto infatti il bando che ha aggiudicato provvisoriamente il prezioso bene alla Norda, ora Acque minerali per l’Italia, della holding dei fratelli Pessina che aveva vinto la gara  proprio contro Santa Croce nel maggio 2017, per poi tirarsi indietro e adendo per le vie legali anche e soprattutto perché avrebbe dovuto sostenere, tra le altre cose, costi per 20 milioni di euro legati all’acquisto dei terreni e alla realizzazione di un nuovo stabilimento.

Significativo anche il fatto che il sindaco Di Paolo, prenda posizione anche contro il governo regionale di centrodestra, area politica a cui si è avvicinato negli ultimi tempi, anche in occasione delle elezioni comunali di Avezzano dell’ottobre scorso, dopo essere stato assessore regionale del centrosinistra nella legislatura di Ottaviano Del Turco.

Nella loro nota Pietrucci e Paolucci spiegano che “l’interrogazione prende le mosse dal Bando predisposto dal Servizio Risorse del Territorio della Regione Abruzzo e pubblicato sul BURA n. 7 del 13 febbraio 2019. A quasi un anno dal provvedimento di aggiudicazione ad uno degli operatori economici partecipanti, i consiglieri ricordano che, per la LR 15/2002 “Disciplina delle acque minerali e termali”,   “La concessione non può essere rilasciata […] se il richiedente ha commesso violazioni gravi e definitivamente accertate rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali, previsti dalla normativa nazionale o regionale”.

Ricordano poi che  nella “determinazione DPC025/173 del 3 luglio 2020 con cui la Regione ha approvato l’aggiudicazione della concessione si evidenziano alcuni significativi rilievi da parte del Comune di Canistro che, segnalando possibili “inadempimenti fiscali da parte della ditta aggiudicataria […]  invitava la Commissione e il RUP a prendere atto di una situazione suscettiva di dichiarare la perdita dei requisiti di regolarità amministrativa di partecipazione alla gara della stessa ditta”, essendo le problematiche sollevate dal Comune meritevoli di valutazione”.

Chiedono dunque  al presidente della Regione, Marco Marsilio, di conoscere: “se la documentazione prodotta dai partecipanti alla gara è conforme a quanto previsto dall’art. 80 del D. L.gs 50/2016 e all’articolo 36 della L.R. 10 luglio 2002, n. 15, nonché ai    requisiti previsti dal bando di affidamento della concessione di acque minerali “S. Antonio – Sponga” in Comune di Canistro (BURA 7  del 13.02.2019)”.

“Se la Stazione appaltante – a quasi un anno dall’aggiudicazione della concessione – ha concluso il procedimento di verifica di quanto segnalato dal Comune di Canistro sulla sussistenza dei requisiti di regolarità amministrativa previsti dalla gara e, in particolare, della verifica della regolarità fiscale dei partecipanti alla gara con riferimento alle dichiarazioni sostitutive rese dai concorrenti”.

E infine “se corrisponde al vero che, durante il procedimento amministrativo, la Stazione appaltante ha ricevuto, per l’esame, elementi, documenti o atti utili a verificare la regolarità (o irregolarità) fiscale dei partecipanti alla gara”.

“Il valore della Concessione, le prospettive industriali, la correttezza e solidità delle imprese affidatarie e il destino dei lavoratori devono essere tutelati dalla Regione Abruzzo col massimo scrupolo e il più grande impegno”, concludono Pietrucci e Paolucci.

Il sindaco Di Paolo prende di mira invece la concessione della sorgente Fiuggino, da cui santa Corce è tornata ad imbottigliare da un apio d’anno anche qui dopo un duro contenzioso con Regione e Comune. Ma mette in discussione i requisiti complessivi della Santa Croce anche per poter ambire all’aggiudicazione definitiva.

“La sentenza pubblicata il 20 maggio dalla Corte d’Appello–sezione lavoro, con il rigetto del ricorso presentato dalla Santa Croce per chiedere l’annullamento della sentenza del Tribunale di Avezzano del luglio 2020 favorevole ai lavoratori dalla stessa società licenziati, conferma quanto l’amministrazione comunale va ripetendo ormai da tempo, ma senza ascolto dalla Regione. Il Collegio della Corte abruzzese, conferma che la responsabilità della chiusura dello stabilimento è tutta responsabilità delle negligenze della società. La pronuncia, infatti, ricostruisce tutte le violazioni di legge e le negligenze della Santa Croce, che addirittura, dopo la revoca dell’aggiudicazione continuava ad emungere acqua pur nella carenza del titolo, talché riportano i Giudici”, esordisce il sindaco.

Di Paolo ricorda poi che “la Procura della Repubblica di Avezzano, su sollecitazione della stessa Regione, .. ‘Disponeva il sequestro e la confisca di oltre 8.000.000 di litri di acqua imbottigliata nonché, in data 2 dicembre 2016, dei serbatoi di accumulo contenenti ulteriori 2.000.000 di litri di scorte”. Tali fatti gravissimi sembrano, oggi, dimenticati del tutto dalla Regione, ma, fortunatamente non dai Giudici, che ricordano come ‘sia l’attività amministrativa della Regione Abruzzo, che quella giudiziaria della Procura della Repubblica di Avezzano, le quali comportavano la riacquisizione della fonte di emungimento dell’acqua, siano state per un verso doverose ed inevitabili, per altro verso non solo prevedibili ma determinate proprio dal comportamento negligente tenuto dalla società concessionaria, e pertanto alla stessa direttamente imputabili’. Nel motivare il rigetto dell’appello della società, la Corte, infatti, lo ricollega alle inadempienze della società, affermando che ‘successivamente, tale aggiudicazione veniva revocata per irregolarità contributiva relativa al durc: circostanza, questa, che configurava, come precisato dalla stessa Regione, una ipotesi di esclusione dalle procedure di affidamento ad evidenza pubblica”.

“Ci si domanda, allora, perché il Servizio competente regionale, nel 2015, non abbia disposto unitamente all’annullamento dell’aggiudicazione alla Santa Croce della concessione Sponga anche la revoca della concessione Fiuggino, in presenza di una documentata irregolarità contributiva, con tutta evidenza trattandosi di provvedimento obbligato e conseguenziale, sul presupposto della medesima irregolarità del DURC addebitata alla società, di cui nessun provvedimento amministrativo e giurisdizionale ha mai dimostrato l’infondatezza”, incalza il primo cittadino.

“Oggi la Santa Croce chiede alla Regione Abruzzo 3,5 milioni di Euro di risarcimento di danni, e ciononostante il Dipartimento regionale, cui pure abbiamo segnalato le irregolarità fiscale della Santa Croce certificate dall’Agenzia delle Entrate di Pescara e di Roma, ancora non si determina a revocare la concessione, disconoscendo il valore di quelle certificazioni. Per questo chiediamo che acquisisca gli atti la Procura della Corte dei Conti e l’Autorità nazionale e regionale anti corruzione. Se ci sono collusioni dovranno emergere, come dovranno essere perseguite l’omessa vigilanza e controllo degli esponenti della politica regionale, sorda ad ogni nostro appello, dal Presidente Marsilio, all’assessore regionale Nicola Campitelli, competente in materia, ai tre consiglieri espressione de territorio marsicano. Chiederemo il conto a ciascuno!”, conclude Di Paolo.

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