SOS ACQUA, TORNA LA STAGIONE DEI RUBINETTI A SECCO: PROTESTE IN PROVINCIA DI CHIETI E A PESCARA

12 Luglio 2021 07:49

Regione: Abruzzo

CHIETI – Puntuale, come ogni estate, riemergono problemi atavici – anche se ormai, soprattutto in provincia di Chieti, si collezionano disagi anche nelle mezze stagioni – e tornano interruzioni e disservizi nell’erogazione del servizio idrico.

Il copione è sempre lo stesso, tra lavori di riparazione alle condotte e carenze varie, i cittadini sono costretti a lunghe giornate lavorative e non senz’acqua, tra proteste e lamentele che hanno investito la Sasi – l’ente che gestisce la risorsa idrica in 87 comuni in provincia di Chieti – chiamata a rispondere in merito a interruzioni e sospensioni della fornitura idrica soprattutto nell’ultimo periodo.

Non va meglio a Pescara dove il sindaco Carlo Masci ha inviato una lettera formale di protesta all’Aca: “La gestione approssimativa delle risorse idriche nel periodo estivo da parte dell’Aca è una storia vecchia che si ripropone purtroppo ciclicamente. Una storia fatta di disservizi e penalizzazioni alla cittadinanza, razionamenti e  sospensioni dell’erogazione dell’acqua, disagi e proteste senza freno che investono immotivatamente persino il Comune, che diventa parafulmine incolpevole di decisioni prese altrove. Tutto questo è inaccettabile”, tuona il primo cittadino.

Intanto, secondo l’ultimo Rapporto sullo stato delle acque dell’Istat e sono relativi al 2018, Chieti è maglia nera nella classifica delle perdite idriche dei capoluoghi di provincia italiani. La città è quella che in assoluto perde più acqua. Le reti colabrodo fanno disperdere nel sottosuolo ben il 74,7% dell’acqua che viene immessa. Un’enormità, se si considera che la media italiana è del 37,3%.

Per quanto riguarda la Sasi,  il presidente Gianfranco Basterebbe, respinge le accuse che gli sono state mosse in merito ad affermazioni fatte qualche mese fa riguardanti la condizione a Vasto e nel Vastese: “I lavori che stiamo portando avanti hanno prodotto già i primi positivi risultati, non sono state dette bugie, a Vasto la stragrande maggioranza della popolazione dispone dell’acqua 24 ore su 24, resta ancora una parte che viene sottoposta a turnazione”.

“Speriamo di colmare entro l’estate anche questo 20 per cento che ancora manca – sottolinea Basterebbe – a San Salvo, invece, i lavori si sono rivelati più complessi. E i due giorni senz’acqua sono dipesi dagli interventi che stiamo facendo e da un problema tecnico che per fortuna non si verifica spesso e che ha costretto i nostri operai a lavorare l’intera notte. Tengo a precisare che su 87 comuni che gestiamo, 52 non sono soggetti a chiusure, gli altri purtroppo patiscono le difficoltà che comporta una turnazione necessaria, cerchiamo di contenere i problemi per quanto possibile, ma non si può applicare lo stesso sistema di alternanza sull’intero territorio. Abbiamo cercato di salvaguardare tutti i comuni costieri”.

“Sono consapevole – continua Basterebbe – della carenza che ancora affligge altre località e frazioni, per esempio zone di Ortona, Lanciano, Tollo, i problemi purtroppo derivano anche dalla minore quantità che ci dà l’Aca. Ci stiamo adoperando per risolvere queste criticità e non è vero che non abbiamo rifornito con autobotti ma questo è possibile dove ci sono serbatoi, quindi dotarsi di autoclave è già un primo passo per contenere i disagi. Confido che i lavori che stiamo facendo a Vasto e che stanno producendo gli effetti sperati possano essere replicati anche in altri comuni. Va anche detto che la condizione dei nostri impianti non è adeguata alle attuali esigenze, stiamo facendo tutto il possibile e pure l’impossibile per migliorare il servizio e risolvere i problemi ancora esistenti”.

Ma che la situazione sia ormai insostenibile lo dimostra l’insofferenza dei cittadini, costretti anche a dover stravolgere le loro giornate, che lamentano di pagare per un servizio che non ricevono.

Stessi problemi a Pescara, dove “il concetto di emergenza e di straordinarietà è stato talmente assorbito da una ritualità che trasforma ciò che dovrebbe essere eccezionale in consuetudine alla quale occorrerebbe chissà perché, rassegnarsi”, scrive il sindaco Masci nella lettera indirizzata al presidente dell’Aca, Giovanna Brandelli.

“Immancabilmente Aca porta al limite della sopportabilità, e a volte anche oltre, le carenze idriche che possono sì essere generate in parte da eventi naturali, ma che hanno il nodo gordiano nella rete che disperde acqua nel terreno con uno spreco abnorme, nei ritardi e nei balbettii dei lavori a fronte di segnalazioni quasi sempre tempestive, nella mancanza di una pianificazione razionale dell’erogazione che porta poi puntualmente al blocco con disagi enormi per un’ampia fascia della popolazione pescarese costretta a scontare responsabilità che fanno capo ad altri, accampando le solite e trite giustificazioni assolutorie”, sottolinea Masci.

“Non ci si può stupire del fatto che con il caldo aumentano i consumi di acqua, e non certamente per capriccio – osserva il sindaco -, ma ci si stupisce che si arrivi sistematicamente impreparati all’arrivo della bella stagione, subendone le ricadute in termini di consumo e lasciando i rubinetti a secco. Il razionamento dell’erogazione invece della razionalizzazione del sistema è diventato la coperta di Linus per coprire palesi inefficienze”.

“Questa via non può più essere seguita. La filiera che va dalla captazione alla distribuzione ha dimostrato di non essere funzionale alle esigenze ineludibili della popolazione, ed è palese che dal punto di vista tecnico occorra agire presto, bene e con obiettivo chiari e raggiungibili. Colpe e responsabilità arrivano da lontano, ed è ovvio che l’attuale governance dell’Aca non può farsene carico. Ma può essere artefice di un deciso cambio di rotta gestionale. L’Aca è chiamata a fornire risposte certe ad assicurare a livelli di vivibilità il flusso dell’acqua nelle case dei pescaresi, a riconquistare un limite di accettabilità a disagi e penurie, che oggi sono pesantissimi e oggettivamente non sopportabili. Peggio di non agire c’è solo accettare supinamente l’inazione. Non possiamo permettercelo”, chiosa il primo cittadino.

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