SOSPENSIONE CACCIA AL CINGHIALE, DINO ROSSI: “CRITICITA’ PER GESTIONE PARCO”

15 Novembre 2023 19:13

L'Aquila - Cronaca

OFENA – “Per la tutela degli orsetti scende in campo lo scalpitante assessore, che invece di scagliarsi contro la malagestione del Parco, ha pensato bene di sospendere solo la caccia al cinghiale, lasciando tutte le altre attività venatorie con l’ausilio del cane. Noi agricoltori ci chiediamo: perché viene sospesa solo la caccia al cinghiale, vista l’emergenza sanitaria e i danni nei campi del fucino? Nella zona circoscritta in cui sono rimasti, gli orsetti si cibano indisturbatamente di animali domestici, come da insegnamento della madre, conseguenza della gestione del Parco”.

Interviene così Dino Rossi, del Comitato spontaneo degli allevatori (Cospa) Abruzzo, sulla sospensione da parte della Regione della caccia al cinghiale, comunicata la scorsa settimana dal vice presidente della Giunta regionale Emanuele Imprudente, con delega all’ Agricoltura, Caccia e pesca, Parchi e riserve naturali, Sistema idrico e Ambiente.





Il divieto temporaneo di caccia interessa l’areale dei due orsi orfani di Amarena, uccisa con un colpo di fucile sparato da un 56enne a San Benedetto dei Marsi (L’Aquila).

“Siamo veramente alla frutta, la politica regionale non agisce per amministrare, ma per convenienza mediatica. L’ultimo provvedimento riguarda la chiusura della caccia al cinghiale nella zona dove bivaccano i due orsetti di Amarena che il Parco nazionale d’Abruzzo non è stato in grado di catturare subito dopo la morte della madre. I due orsetti da agosto non hanno cambiato zona, sono rimasti stanziali tra località sperone, Aschi e Casale d’Aschi”.

“Non sappiamo chi consiglia il nostro assessore – aggiunge Rossi -, ma una cosa è certa, non capisce né di caccia e né di territorio. La zona dove gli orsetti fanno le loro scorribande, la caccia al cinghiale si è aperta il primo ottobre come da calendario venatorio redatto dal suo assessorato, tra l’altro anche fuorilegge in quanto non rispetta la percentuale delle aree protette, quindi il provvedimento arriva con un mese di ritardo”.





“I cacciatori di cinghiali assegnatari di quella zona avevano già evitato di cacciare in quella località proprio per la tutela degli orsetti – fa sapere -, ma il nostro assessore chiude una zona ancora più vasta interessata da tre comuni marsicani. Come sempre i cacciatori ed in particolare i cinghialai sono i primi a tutelare la fauna fattivamente e non con azioni tardive e mediatiche, ma con i fatti, semplicemente evitando di cacciare in quella zona”.

“Resta il fatto però che il commissario nominato dal governo per la peste suina ha chiesto di abbattere 28mila cinghiali con azioni di contenimento anche dentro le aree protette per fare un vuoto sanitario al fine di arginare il dilagare dell’infezione che potrebbe compromettere la zootecnia suinicola, si vede che al nostro assessore tiene più fare bella figura mediatica che non tutelare la zootecnia e l’agricoltura”.

“Ma perché la regione Abruzzo ha incassato i soldi dei cacciatori a settembre, quando l’orsa è stata abbattuta ad agosto e chiude la caccia al cinghiale a novembre? Mistero misterioso!!!”, conclude Rossi.

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