SPACCIO COCAINA A L’AQUILA, SCACCO A BANDA DELLA CALAMITA: 8 GLI ARRESTATI, ANCORA 4 I RICERCATI

27 Ottobre 2021 08:44

L'Aquila: Cronaca

L’AQUILA – Un volume d’affari, quantificato tra i 3mila e i 5mila euro al giorno, un’organizzazione, che faceva capo a tre fratelli albanesi e gestiva un fiorente traffico di cocaina in città avvalendosi di altre persone di fiducia, spesso legate da vincoli di sangue, che si occupavano a vario titolo dell’acquisto, del trasporto, della custodia e, infine, del confezionamento in dosi e dello spaccio su piazza.

L’operazione “Magnetic box” (così denominata per l’espediente di applicare alle confezioni di  cocaina un magnete, per occultarla in punti nascosti e difficilmente individuabili in caso di controlli) del personale della Squadra Mobile della Questura dell’Aquila, coadiuvata da personale del Reparto Prevenzione Crimine, del Reparto Volo e da Unità Cinofile, è scattata ieri all’alba: sette le persone arrestate di cui 5 in carcere e 2  ai domiciliari,  di origine kosovara e albanese, tra i 20 e i 37 anni, con precedenti specifici in materia di stupefacenti ed appartenenti ad una famiglia ormai radicata nel tessuto sociale ed economico del capoluogo aquilano. Altre quattro persone sono ancora ricercate.

In carcere sono finiti Mujadin Dashi, 34 anni, ed Ermir Bela (29) entrambi di origini kossovare; Avni Pascu (27) macedone; Andrei Gavril Cotlet (25) romeno e Brunilda Xhafa (27) albanese. Arresti domiciliari per Alesio Xhafa (21) e Idajet Saliaj (32), entrambi di origini albanesi, e Angelo Lauria (27) dell’Aquila. Quattro i ricercati per un totale di 16 indagati.

Piazze di spaccio erano a Colle Sapone, nei pressi della galleria commerciale L’Aquila ovest, nei pressi del cinema Movieplex, a San Giuliano, a Pile, e in un distributore della statale 80. Sempre in luoghi affollati, come i parchi, e in prossimità di centri commerciali, dove le cessioni davano meno nell’occhio. Territorio controllato dall’organizzazione erano i quartieri di Pettino, del Torrione e di Pile.

La cocaina immessa sul territorio era a ritmi ingenti e serrati:  circa 2 chili ogni 10 giorni, proveniente da Lazio e Campania.

L’operazione è partita dal 2018, a seguito di un sequestro di un chilo di cocaina ad  un aquilano già all’epoca funzionale all’organizzazione.

Le complesse attività di indagine hanno consentito di ricostruire i fatti in un periodo di quasi due anni, durante il quale non solo sono state monitorate le numerosissime cessioni al dettaglio di cocaina, droga di cui è sempre più alta la richiesta nella realtà aquilana, ma anche l’intera organizzazione; un sodalizio facente capo a tre fratelli, che gestivano l’intero traffico avvalendosi di altre persone di fiducia, spesso legate da vincoli di sangue, che si occupavano a vario titolo della custodia, confezionamento e vendita al dettaglio della cocaina, agevolato anche dal fatto che gli associati comunicavano tra loro con disinvoltura in lingua madre, oltre ad usare termini criptati e comunicare attraverso i canali Whats-App e Telegram, in modo da rendere meno agevoli le attività di contrasto.

Nel corso dell’attività svolta sono stati effettuati numerosi recuperi di cocaina, anche di modeste quantità, che andavano a confermare il traffico e la vendita di sostanza stupefacente, per un totale di più di un kg di cocaina sequestrata.

L’indagine ha dunque inferto un duro colpo all’approvvigionamento e alla vendita della cocaina nel capoluogo aquilano, disarticolando una delle organizzazioni che negli ultimi anni si è ben radicata nel territorio con lo scopo di fornire una capillare distribuzione di sostanza stupefacente.

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