L’AQUILA – E’ Santo Stefano di Sessanio, noto borgo medioevale del gran Sasso aquilano, il comune abruzzese che ha stanziato per le attività culturali il maggior numero di denari nel suo bilancio in base alla popolazione, ben 3.014 euro pro capite, seguita da Rosello ( Chieti) con 927 euro pro capite. Se andiamo a vedere però la cifra assoluta, a primeggiare è il capoluogo abruzzese L’Aquila, con 2.246.501 euro, e una spesa pro capite superiore alla media, tallonata da Pescara, con 2.175.824 euro.

Il monitoraggio è stato effettuato dalla fondazione Openpolis, sulla base degli ultimi bilanci disponibili. Interessante lettura visto che in molti comuni abruzzesi, tra cui L’Aquila, si vota a maggio, e le politiche culturali saranno uno degli argomenti che  terranno banco in campagna elettorale.

La spesa per la cultura nei bilanci dei comuni sono iscritte alla voce di Bilancio “valorizzazione dei beni di interesse storico” e “attività culturali e interventi diversi nel settore culturale”.

Nella prima, si considerano tutti gli interventi legati alla ristrutturazione e alla tutela dei luoghi di interesse storico come ad esempio i monumenti. Sono comprese inoltre le spese legate alla ricerca e alla divulgazione culturale, oltre ai contributi per la manutenzione di biblioteche, musei e teatri.

Nella seconda, sono inserite tutte le uscite dedicate alla regolamentazione delle attività culturali e alla gestione delle biblioteche comunali. Si trovano anche i sostegni economici per le minoranze linguistiche e le attività di culto.

Non sono invece comprese nelle voci tutti gli interventi dedicati al turismo, che sono inseriti all’interno di una missione apposita.

“Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa”, precisa la fondazione Openpolis.

La spesa pro capite media  in Italia per la cultura si assesta nel 2020 a 28,21 euro pro capite. Mediamente, i comuni della provincia autonoma di Bolzano sono quelli che registrano le uscite più ampie (108,40 euro pro capite). Sono seguiti da quelli di Sardegna (85,50) e Valle d’Aosta (71,60). Questi sono tutti territori a statuto speciale. Al contrario, gli enti locali che riportano spese medie più basse sono quelli piemontesi (16,18 euro pro capite), quelli molisani (15,82) e quelli liguri (14,23). L’Abruzzo si attesta nella media italiana.

Andando ad analizzare la spesa pro capite, dopo Santo Stefano di Sessanio e Rosello troviamo al terzo posto Montelapiano  (Chieti), con 804 euro, Colledimacine (Chieti), con  343 euro, Barrea (L’Aquila), 198 euro, Navelli (L’Aquila),  con 177 euro, Furci (Chieti)  156 euro,
Gagliano Aterno (L’Aquila) con 153 euro e Villa Santa Lucia degli Abruzzi (L’Aquila) 150 euro, sempre pro capite.

Veniamo ora alla spesa assoluta, che ovviamente è ad appannaggio delle grandi città. Prima come detto è L’Aquila, che può godere anche delle provvidenze per le attività culturali del post sisma: 2.246.501 euro  fanno 32.12 euro pro capite, che è un dato sopra la media nazionale al di là del valore assoluto.
Pescara con 2.175.824 resta invece sotto la media per spesa pro capite, essendo di 18.21 euro.

Terza Teramo con 1.432.506 euro ( 26.79 pro capite)

A seguire Avezzano con 631.983 ( 15.4 pro capite), Ortona con 618.277 euro (27.93 pro capite)
Sulmona 560.888 euro (24.46 pro capite), Lanciano con 547.901 euro, (15.95 pro capite), Giulianova, 396.029 euro (17.01 pro capite).

“L’ambito culturale  – si legge nel rapporto – ha una certa importanza per l’economia italiana. Per arginare le perdite del settore dovute alla pandemia, sono previsti dei sostanziali investimenti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Questi interventi di natura straordinaria devono essere sostentati anche da azioni locali mirate. In particolare, nel Pnrr sono previsti 5,7 miliardi di euro compresi quelli del fondo complementare e del piano strategico grandi attrattori culturali, che ha lo scopo di rafforzare le grandi infrastrutture culturali italiane. Gli interventi previsti sono piuttosto vari e sono indirizzati sia al pubblico che ai privati. In particolare, uno dei settori su cui ci si concentra è quello museale che ha visto un calo importante, soprattutto in coincidenza con i periodi in cui gli spostamenti erano stati limitati ia causa delle norme anti contagio.

Istat giova infine ricordare, rileva che nel 2020 il 60% della popolazione ha partecipato ad almeno una attività di intrattenimento fuori casa, un dato in ribasso rispetto al 2019 quando questa percentuale si assestava al 64,6%. Questa diminuzione influenza tutte le attività culturali, arrivando a colpire in particolare gli spettacoli teatrali (-4,6%) e le visite alle mostre (-4,5%). Un dato importante, considerando la quantità di musei presente in Italia e il flusso turistico che generavano prima della pandemia.