STATI GENERALI ECONOMIA: “GRANDI POTENZIALITA’ MA TROPPA DIFFERENZA ZONE INTERNE-COSTA”

APERTA LA DUE GIORNI A PESCARA. DOCENTE D'ANNUNZIO MAURO"NANISMO IMPRESE E INVECCHIAMENTO POPOLAZIONE"; "ABETE (FIDIMPRESA) E BRUGHITTA (ABI): CONCENTRAZIONE SISTEMA BANCARIO INEVITABILE, MIGLIORARE CREDITO E SUPPORTO A IMPRESE; D’IGNAZIO: “FIRA RUOLO IMPORTANTE IN QUESTA FASE, SOPRATTUTTO PER ACCESSO CREDITO”

24 Settembre 2021 17:04

Regione: Economia

PESCARA – “Il fenomeno della concentrazione del sistema bancario è inevitabile, ma esso non può tradursi in disattenzione nei confronti del territorio, perché è nel territorio che operano le imprese che hanno necessità di credito e supporto. Il tema non è nemmeno la chiusura degli sportelli bancari, ma la qualità del servizio”.

Lo ha detto Giancarlo Abete,  presidente di Fidimpresa Italia, ex presidente di Confindustria, in uno dei passaggi salienti del serrato di dibattito nella prima sessione di lavori di “Abruzzo Economy Summit”, la conferenza regionale sui temi dell’economia, della crescita e dello sviluppo che si sta svolgendo a Pescara.

Gli stati generali sull’economia abruzzese sono organizzati dalla società di comunicazione Mirus, in collaborazione con la Regione Abruzzo e Confindustria Chieti Pescara, con il ruolo di media partner affidato al quotidiano Il Sole 24 Ore, che avrà luogo oggi e domani all’Aurum di Pescara.

Abete è intervenuto nel dibattito “Il sistema del credito, il rapporto banche – territorio”.

Sempre nell’ambito del tema delle concentrazioni e delle fusioni bancarie, Abete ha aggiunto che “la concentrazione è un fenomeno fisiologico,  dunque ancor più fondamentale è l’interlocuzione e la comunicazione tra banca, impresa e territorio, va superato un problema di dialogo. La chiusura degli sportelli riguarda realtà piccole, e può essere compensata con una elevazione della qualità dei servizi”.

Tra gli argomenti affrontati questa mattina oltre a quelli del sistema del credito come motore della ripresa, la riforma fiscale, e, affidata all’economista Pino Mauro, docente di economia Politica all’università  D’Annunzio di Pescara e Chieti, del quadro economico attuale dell’Abruzzo che “ vive il problema del nanismo delle imprese, dell’invecchiamento della popolazione, della difficoltà di accesso al credito”, ma che ha grandi potenzialità e capacita di tenuta, “grazie al suo export e alla sua manifattura, al suo terziario turistico, ambientale e culturale”.

Nel suo intervento introduttivo il presidente della Regione, Marco Marsilio, ha evidenziato che  “Pescara è oggi con questo evento capitale dell’economia, scopo di questo incontro è ragionare sul mondo post covid che verrà e prima riusciremo a capire le dinamiche del nuovo mondo meglio sarà. È questo il compito delle classi dirigenti, con lucidità orientare gli sforzi da una parte per parare i colpi, dall’altra per cogliere tutte le opportunità”.

Ha aggiunto il sindaco di Pescara, Carlo Masci: “Questa due giorni accende un faro sulla nostra città. E voglio sottolineare la parola città. Tolstoj diceva se vuoi essere universale parla del tuo villaggio. Il covid ha inciso sulle nostre vite e sulle città e dalle città si riparte, non si può fare altrimenti”.

Primo momento di confronto, moderato da Fabio Tamburini, direttore de Il Sole 24 Ore, quello sul ruolo del sistema bancario.

Ad inquadrare i termini del ragionamento Mauro Masi, presidente della Banca del Fucino.

“In Abruzzo, dopo la fase pandemica, si registra una ripresa – ha detto Masi -, un momento di ‘rimbalzo’, e a maggior ragione hanno un ruolo importante in questa congiuntura le banche di  prossimità, più predisposte ad ascoltare le istanze del territorio e delle imprese ivi operanti. C’è però un problema di regolamentazione europea che ha inteso applicare le stesse regole a tutte le banche, a prescindere dalle dimensioni, e questo si sta rivelando penalizzante per gli istituti di credito medio-piccoli, determinando anche una distorsione del mercato”.

Ancora sul fenomeno, crescente, delle fusioni e concentrazioni, Antonio Brughitta, presidente Abi Abruzzo: “È l’Europa che impone la concentrazione, le banche operano in un contesto normativo molto complicato ed è questo che favorisce la concentrazione. L’Abi, con più di una audizione in Parlamento, ha evidenziato le problematiche sorte con le norme introdotte a livello europeo dall’Eba. Un solo esempio: la sospensione di nove mesi, fenomeno non certo raro nella fase pandemica, comporta automaticamente la classificazione di ‘deteriorato’ del cliente. Come Abi auspichiamo che la normativa emanata prima della pandemia venga modificata, ora è troppo restrittiva. Numeri alla mano, però posso affermare che la grandezza della banca non significa abbandono del cliente”.

“Sono anche un imprenditore, da decenni – ha ribattuto Alfredo Savini, presidente Federazione BCC Abruzzo e Molise -, e ricordo di quando c’era un rapporto diretto tra la banca e le persone e di quali benefici ha portato. Il rating fa una fotografia che spesso non ha nulla a che vedere con le imprese e le persone, il credito cooperativo invece riesce a vedere l’imprenditore che ci crede, gli offre una opportunità. Che rating posso trovare in un piccolo falegname? Occorre gradualità nelle trasformazioni, seguire i tempi per quello che sono”.

Ad intervenire poi Giacomo D’Ignazio, il presidente della Fira, la finanziaria regionale:  “La Fira gioca un ruolo importante in questa fase, e sarà determinante la fusione societaria con Abruzzo sviluppo, che accrescerà il potenziale di intervento e la solidità. Ci proponiamo come punto unico di riferimento per il sistema economico, nell’erogazione di servizi, per la formazione e e l’incubazione. La Regione tramite Fira cerca anche di risolvere il problema oggettivo di accesso al credito”.

Altro tema affrontato quello della riforma fiscale, con l’intervento di  Maurizio Leo, professore della Scuola Nazionale dell’Amministrazione Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“Quello della riforma fiscale – ha detto Leo  – sarà uno dei temi cardine nei prossimi mesi: già martedì il Consiglio dei Ministri varerà un disegno di legge delega che poi sarà sottoposto all’attenzione del Parlamento. Aspetto centrale riguarderà l’Irpef per le persone fisiche: i soggetti che hanno redditi da 28.000 a 55.000 euro hanno una tassazione molto pronunciata, al 38% quindi bisognerà abbassarla. Per quanto riguarda le imprese, l’obiettivo è togliere di mezzo l’irap. Infine va ricordato che molti imprenditori e molte famiglie si vedranno arrivare a breve delle cartelle esattoriali terminata la moratoria e occorrerà trovare il modo di evitare che ci sia una difficoltà nell’onorare questi debiti. Ci troviamo insomma davanti ad uno scenario nuovo e la politica si dovrà interrogare e dare adeguate risposte a cittadini e imprese”.

La prima sessione dei lavori si è conclusa con l’analisi del professor Mauro, che ha evidenziato criticità e potenzialità dell’economia abruzzese. Secondo Mauro, “le potenzialità dell’Abruzzo sono enormi e la prova si è avuta anche durante la pandemia: il settore delle esportazioni ha una incidenza sul pil uguale a quella al centro-nord, che è una cosa enorme, pur tuttavia concentrate nel settore dell’automotive e in provincia di Chieti. La manifattura resta forte, ed ora occorre puntare ad una nostra altra potenzialità, quella del terziario turistico, ambientale e storico-culturale”

Ma ci sono anche ombre: “Il primo aspetto problematico è l’asimmetria tra grandi e piccole imprese – ha concluso Mauro – , soprattutto in termini di innovazione e capacità di rispondere alle sfide della globalizzazione, il secondo è la bassa produttività nel suo insieme, la terza è l’accesso al credito, c’è infatti una differenza tra impieghi e depositi notevole, i prestiti, nonostante l’intervento statale  sono cresciuti in Abruzzo solo del 2,5%, nel Mezzogiorno del 4,4%. Infine l’invecchiamento della popolazione, che è un sintomo, sintetizza la differenza che c’è tra zone interne e zone costiere quindi vuol dire che c’è un problema serio di lavoro nelle prime”.

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