STELLANTIS, 705 LAVORATORI SEVEL A RISCHIO:
“SUBITO SCIOPERO”. D’AMARIO: “CONTATTERO’ AZIENDA”

30 Agosto 2021 17:27

Chieti: Abruzzo

ATESSA – “Per quanto sta accadendo, contatterò i vertici aziendali della Sevel per avviare un confronto costruttivo, volto alla comprensione delle reali condizioni che hanno generato questa situazione”.

Così l’assessore regionale alle Attività produttive Daniele D’Amario sui venti di crisi alla Sevel di Atessa (Chieti) dove i sindacati stanno decidendo modalità dello sciopero proclamato per la mancata risposta di Stellantis che mette a rischio 705 posti di lavoro.

Secondo quanto si è appreso, l’esponente di Forza Italia aveva appuntamento con la dirigenza per la metà di settembre e sta cercando di anticipare il confronto.

“L’Assessorato alle Attività Produttive sta monitorando con attenzione questa vicenda, con particolare riguardo alle vicende dei lavoratori ed alle politiche industriali future della Sevel – continua D’Amario -. Infatti, da molto tempo, stiamo investendo risorse ed energie per garantire un futuro roseo all’automotive abruzzese dando un apporto significato al percorso amministrativo che porterà alla nascita dello European
Digital Innovation Hub. Inoltre, la nostra presenza negli accordi di innovazione nel settore automotive è costante”.

“Per di più, stiamo rafforzando i servizi territoriali, al fine di offrire alle imprese che investono in Abruzzo una platea di servizi esaustiva ed attenta alle esigenze degli imprenditori piccoli, medi e grandi. Infine ricordo a tutti che destineremo il 70% del Por FEASR Abruzzo 2021-2027 alla ricerca ed innovazione industriale – spiega ancora D’Amario – In altri termini, stiamo lavorando per rendere conveniente produrre
autoveicoli commerciali leggeri in Abruzzo, al di là del costo della manodopera, creando le condizioni per rendere sempre più allettante investire e produrre in Abruzzo – conclude il componente dell’esecutivo di centrodestra che governa dal febbraio 2019 la Regione Abruzzo”.

Intanto in settimana saranno decise le modalità dello sciopero nello stabilimento della Val di Sangro.

È l’allarme lanciato da Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fima-Cisl, dopo lo stop allo stabilimento fino al 4 settembre per la mancanza di semiconduttori che ha costretto alla cassaintegrazione i 705 lavoratori in somministrazione, cioè effettivamente dipendenti dalla agenzie interinali, più i 5.670 dipendenti della Sevel, azienda che produce veicoli commerciali.

“Nonostante si aumentino i volumi – spiega Uliano all’Ansa – ci sono meno lavoratori interni rispetto al passato, quando c’era meno produzione. Siamo preoccupati perché questi lavoratori ora sono in pianta stabile e parte fondamentale della produzione e se non vengono confermati, noi pensiamo che a rischio non siano solo loro, ma lo stabilimento stesso”.

“Ad oggi non abbiamo ricevuto risposte -sottolinea il sindacalista -la rappresentanza sindacale si riunisce entro la fine della settimana per definire le modalità dello sciopero. Senza novità, andiamo avanti”.

La preoccupazione arriva dallo spettro di una delocalizzazione.

“Siamo preoccupati perché nel frattempo Stellantis sta costruendo uno stabilimento per veicoli commerciali in Polonia -aggiunge – che a regime doveva fare 100mila furgoni, Sevel sta producendo 300mila veicoli. Non abbiamo elementi, ma se i 705 lavoratori non vengono stabilizzati, qualche dubbio ci viene. La preoccupazione è che lo stabilimento polacco porti via parte del lavoro dello stabilimento di Sevel”.

“Va aperto un confronto rapido, serrato con azienda e istituzioni, per avere rassicurazioni e garanzie per la produzione dello stabilimento Sevel e della Val di Sangro, che è il polo industriale che gira introno alla Sevel, perché fermo quello, fermo anche l’indotto. In prospettiva la situazione è preoccupante”, afferma Simone Marinelli, coordinatore nazionale Automotive Fiom-Cgil, che spiega come i sindacati con cui si cerca “un percorso di lotta comune”, faranno nelle prossime ore, “se il governo non si muove, una richiesta di incontro sia a governo che all’azienda”.

Lo stabilimento Sevel, spiega Marinelli, “produce un prodotto di punta per Stellantis, c’è un rischio che ci preoccupa, che quello stabilimento possa essere ridimensionato per non rispondere più alla domanda di mercato, perché nel frattempo c’è questa apertura, pare come anticipazione, dello stabilimento in Polonia”. A partire dal fermo produttivo fino al 4 settembre, aggiunge il sindacalista, “c’è il rischio di ridimensionamento dello stabilimento, con la mancanza di garanzie occupazionali per i lavoratori”, e “siamo disponibili a trovare soluzioni” per i lavoratori precari: “noi chiediamo stabilizzazioni, ma c’è anche la possibilità di mandare in pensione chi può e c’è il contratto di espansione”.

In generale, sostiene, “pesa una mancanza di politica industriale del governo, stiamo chiedendo di ripartire in fretta con i tavoli, per parlare di Stellantis, del piano industriale, della situazione della componentistica, la crisi dei semiconduttori: abbiamo bisogno di innovazione, garanzie occupazionali e impedire delocalizzazioni”.

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