STOP BENZINA, AUTOMOTIVE ABRUZZO A RISCHIO: “CON TRANSIZIONE ECOLOGICA 5MILA OPERAI A CASA”

ATESSA: L'ALLARME DELLA CISL IN CONVEGNO SU PROSPETTIVE SETTORE CON PASSAGGIO FORZATO AI MEZZI ELETTRICI. SBARRA, "NON POSSIAMO LASCIAR ANDARE I NOSTRI LAVORATORI IN CASSA INTEGRAZIONE E IMPORTARE LE BATTERIE DALLA CINA". BENAGLIA, "PERCHE’ PNRR VA A RIFACIMENTO STRADE O TUTELA BORGHI ANTICHI E NON INVECE PER ELEVARE L'INNOVAZIONE E LA COMPETITIVITÀ DELLA MANIFATTURA?”

11 Giugno 2022 18:26

Chieti - Cronaca

ATESSA – La transizione ecologica e il passaggio a tappe forzate alle automobili elettriche, con lo stop delle vendite di auto nuove a benzina e diesel nel 2035, rischia di essere pagato a carissimo prezzo dal polo dell’automotrice abruzzese, polmone dell’intera economia regionale, con la perdita di almeno 5mila posti di lavoro nell’indotto. E in Italia del resto si calcolano almeno 75 mila posti di lavoro a rischio. Ma non basta: allo stato attuale mentre in Italia chiuderanno le officine metalmeccaniche, si importeranno le batterie dalla Cina, non prodotte in loco in numero sufficiente.

L’allarme lo ha lanciato ad Atessa ieri Luigi Sbarra, segretario nazionale della Cisl, nel convegno organizzato dal sindacato sulle prospettive del settore.

“Il 2035  è una scadenza che sembra lontana, ma in realtà è dietro l’angolo – ha detto -. Le opportunità di elevare innovazione, produttività, eco-compatibilità di sistema sono evidenti e importanti. Ma per coglierle bisogna partire dal fattore della sostenibilità sociale. Non possiamo lasciar andare i nostri lavoratori in cassa integrazione e importare le batterie dalla Cina”.

Del resto, in base ai dati Fim, l’Abruzzo è la settima regione italiana tra quelle a più alta incidenza manifatturiera per numero di occupati e  territorio chietino si posiziona ai primissimi posti nella graduatoria delle province italiane.

Se la Sevel, in collaborazione con la Toyota realizzerà veicoli commerciali elettrici di nuova generazione, superando lo scoglio, la situazione, ha evidenziato più di un intervento, ci sarà una ecatombe per le tantissime fabbriche dell’indotto che producono marmitte, turbine e tutti gli altri componenti.

Per cui ha aggiunto Sbarra, “se non vogliamo desertificare filiere industriali strategiche, dobbiamo sbloccare gli investimenti previsti nel Pnrr e in manovra, orientando le risorse in modo tale che ad ogni euro speso in tecnologa e innovazione ne corrisponda un altro sulla difesa, formazione, riqualificazione delle persone che lavorano. È essenziale governare insieme questo passaggio, con un intervento concertato e organico sull’intero settore”, ha concluso Sbarra.

Ha poi incalzato il segretario generale Fim Cisl, Roberto Benaglia: “Siamo qui per ribadire che nessuna transizione sarà giusta senza l’apporto e il coinvolgimento dei lavoratori, che il cambiamento deve essere socialmente sostenibile. Ribadiamo oggi l’urgenza di un progetto Paese a sostegno dell’automotive che il governo Draghi deve urgentemente adottare insieme alle parti sociali. Francia e Germania sono già avanti su questa strada e noi non possiamo stare fermi. La politica non può rimpallarsi le colpe sulle scelte europee, deve essere capace di produrre una politica industriale adeguata per attrarre nuovi investimenti e tutelare i lavoratori”.

“Ci chiediamo come Fim come sia possibile che il Pnrr venga orientato per rifare scuole, strade o tutelare borghi antichi e non invece per elevare l’innovazione e la competitività della manifattura che ha nell’automotive il suo cuore pulsante. Senza politica industriale nuova e condivisa rischiamo di avere cassintegrati a vita che non riusciranno ad acquistare auto elettriche importate dall’Asia. Non possiamo stare fermi”, ha concluso Benaglia.

 

 

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