SUPERBONUS: IMPRENDITORE, “UNA FOLLIA, MA ORA SERVE PROROGA PER EVITARE DRAMMA SOCIALE”

2 Dicembre 2023 09:15

Regione - Cronaca

L’AQUILA – “Il superbonus al 110% è stata una misura per certi aspetti folle, tante sono state le truffe in assenza di controlli, ma ora per colpa dei disonesti, di chi non ha calcolato i costi insostenibili per le casse dello Stato, non ci possono rimettere le imprese e i cittadini onesti e in buonafede, che hanno ancora i lavori in corso, e rischiano di non completarli entro il 31 dicembre. Il governo deve garantire una proroga almeno di tre mesi, per evitare una emergenza sociale, con cittadini che si ritroveranno senza casa, pignorate o lasciate a metà, piccole imprese che rischiano di fallire e di mandare a casa i dipendenti”.

Il drammatico scenario è illustrato ad AbruzzoWeb.it da un imprenditore edile operante nella provincia dell’Aquila, che chiede l’anonimato, uno dei tanti che ha aperto cantieri a valere sul bonus edilizio al 110% varato dal secondo governo di Giuseppe Conte in piena crisi pandemica, a maggio 2020), approfittando della sospensione dei vincoli di bilancio europei, consentendo a tutti a prescindere dal reddito di efficientare energeticamente e mettere in sicurezza sismica l’abitazione a costo zero, con il meccanismo della cessione dei crediti d’imposta, ceduti all’impresa che realizza i lavori, che poi li scala dalle sue imposte negli anni successivi,  o al 110% a una banca o a un intermediario finanziario che, a loro volta, possono trasferirlo a terzi.

Una misura messa in forte discussione dal governo di Mario Draghi, che evidenziò i costi stratosferici, superiori ai 100 miliardi per le casse dello stato, in termini di mancate entrate fiscali, una cifra ben superiore alla previsione dei 35 miliardi pronosticata dal governo Conte, in base ai dati di Nomisma, soprattutto perché il superbonus è stato esteso nei tempi e nelle modalità, sin dal 2021, con l’unanimità di tutte le forze politiche comprese quelle ora al governo di centrodestra, per non parlare poi delle tante, troppe truffe milionarie relative alla cessione dei crediti, con aziende fondate improvvisamente nello stesso giorno, intestate a dei prestanome, che in assenza di controlli hanno ricevuto crediti anche su abitazioni inesistenti, e lavori mai eseguiti o gonfiati.

Ora il governo di centrodestra di Giorgia Meloni, alle prese con una difficile situazione di bilancio, si è vista costretta ad interrompere il superbonus, che sarà prorogato fino al 31 dicembre 2025 ma con aliquote decrescenti: 110% per le spese sostenute e rendicontate entro il 31 dicembre 2023, al 70% per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2024, al 65% per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2025.





“Il 31 dicembre rischia purtroppo di essere una data da ricordare: i lavori in corso dovranno essere completati e rendicontati e asseverati -spiega dunque l’imprenditore – . Tutto quello che non si riuscirà a chiudere quest’anno slitterà al 2024, ma a quel punto il meccanismo del credito d’imposta non coprirà l’intero dell’intervento, ma solo il 70%. Questo significa che chi ha fatto partire un cantiere, mettiamo da un milione di euro con la certezza di non dover sborsare nulla cedendo il credito, si troverà a dover tirar fuori 300.000 euro, e possiamo immaginare cosa può accadere in un condominio dove questo salasso non era stato in nessun modo preventivato. Si rischia una emergenza sociale: molti cittadini questi soldi non ce li hanno, e quindi semplicemente si bloccheranno i cantieri, ci saranno decreti ingiuntivi e contenziosi a non finire, e se lavori riguardano in particolare l’adeguamento sismici che coinvolge le parti strutturali dell’edificio, le abitazioni risulteranno inagibili e i proprietari di fatto non potranno rientrarci”.

Pertanto ragiona l’imprenditore, “ritengo ragionevole garantire una proroga almeno a chi ha il cantiere in stato avanzato, al 60%, che ha già presentato due stati di avanzamento lavoro, i sal. Chi non è arrivato a questo punto, molto probabilmente non ce la farà a chiudere il cantiere, ma si può presumere che ci siano una certa irresponsabilità ad aver iniziato troppo tardi il cantiere, o condotto male l’iter. La mia impresa ad esempio ha firmato ad ottobre un contratto da un milione di euro per l’adeguamento energetico e sismico di un grosso edificio, e ovviamente abbiamo già previsto il regime che scatterà nel 2004 ovvero quello del superbonus al 70%, con i condomini che si accolleranno il 30% della restante spesa. Perché evidentemente non ce l’avremmo mai fatta a completare i lavori in soli tre mesi. A questo proposito vorrei far notare che alla fine i condomini hanno accettato di buon grado di farsi carico di parte dei costi, comprendendo che comunque l’adeguamento sismico ed energetico, anche se non più coperto dalle casse dello Stato al 100%, rappresenta comunque un buon investimento, perché le abitazioni si valorizzano, diventano più sicure e ci si garantirà negli anni a venire consistenti risparmi nelle bollette che consentiranno di rientrare da quanto speso”.

Anche il nostro imprenditore ha beneficiato del superbonus 110%, ma con onestà intellettuale ammette che per come è stato ideato ha rappresentato una “follia”, in controtendenza rispetto alla posizione assunta all’Associazione nazionale costruttori edili che a livello italiano è stata una dei principali sponsor di questa misura.

“Il superbonus poteva avere in linea di principio un grande interesse collettivo -, prosegue l’imprenditore -, avrebbe potuto consentire di ristrutturare un patrimonio edilizio vetusto, a bassissima resa energetica e pericoloso sismicamente, come pure aiutare le imprese in una difficile congiuntura economica determinata dalla pandemia Covid”.





Ma premesso questo, “è stato un incredibile errore, anzi una follia, prevedere una copertura attraverso i crediti fiscali addirittura del 110%, perché ciò non solo ha causato un salasso per le casse dello stato in termini di mancati  introiti fiscali, del tutto sottostimati. Ha determinato anche una drammatica distorsione del mercato. Sin da subito bisognava obbligare le persone interessate a mettere di tasca propria almeno il 10-15% del costo dell’intervento, in modo tale che ci sarebbe stato un controllo sulla qualità e sull’andamento dei lavori. Ma soprattutto in una situazione in cui l’intervento è completamente gratuito non c’è stata nessuna contrattazione con l’impresa al ribasso, e così è accaduto che per l’intero comparto dell’edilizia anche i materiali sono schizzati alle stelle, le big company ne hanno approfittato e hanno gonfiato i prezzi all’inverosimile, proprio perché la domanda era drogata. Così il superbonus non solo è contato molto di più per lo Stato, ma a pagare il conto indirettamente sono stati i cittadini e le imprese che erano impegnate in cantieri che non beneficiavano dei superbonus. Anche la mia impresa ha avuto problemi con cantieri dove i proprietari committenti si sono ritrovati a dover pagare le mattonelle e i pavimenti il 40% in più rispetto a quello che era stato preventivato, i cappotti fino al 60%. C’è chi benestante è riuscito comunque a concludere i lavori, altri non ci sono riusciti”.

Per non parlare poi delle tante truffe, che c’è chi quantifica nell’ordine dei miliardi:

“Quello che è accaduto è davvero incredibile, con le asseverazioni affidate a professionisti spesso in conflitto di interesse e conniventi, in assenza di controlli. Mi chiedo come sia stato possibile non prevedere una task force statale adeguata in mezzi e personale, adibita all’analisi non solo documentale delle richieste. È avvenuto così che sono stati concessi superbonus milionari a cantieri fantasma, solo sulla carta, per abitazioni inesistenti. Non era difficile a mio modesto parere in caso anche del minimo sospetto,  far scattare approfondimenti, con sopralluoghi oppure semplicemente consultando Google Earth, come facciamo noi in azienda per avere informazioni preliminari relativi a futuri cantieri per analizzare ad esempio le vie d’accesso e spazi di pertinenza e di stoccaggio dei materiali. Con pochi click si sarebbe scoperto che lo Stato stava dando i soldi dei cittadini a edifici che non esistevano o molto sovradimensionati per metrature”.

Infine l’aspetto etico di tutta la vicenda: “il super bonus al 110% e la cessione del credito era stato motivato con la pur lodevole intenzione di garantire l’accesso anche a chi aveva redditi bassi, impossibilitato a mettere di tasca sua una determinata quota, oppure non disponendo di una adeguata capienza fiscale da cui scalare i crediti nelle future dichiarazioni dei redditi. Il risultato è stato però che alla fine del superbonus hanno beneficiato i benestanti, i possessori di ville unifamiliari, e molto meno ad esempio i condomini, e le case popolari con prevalenza di appartamenti privati riscattati,  dove è stato più difficile mettersi d’accordo, avviare le pratiche e aprire i cantieri”.

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