SUPERCARCERE L’AQUILA: UIL PA, ”TROPPI DETENUTI AL 41 BIS, IL DOPPIO DI 2010”

1 Febbraio 2020 11:39

L'AQUILA –  “Il carcere delle Costarelle conta in assoluto il maggior numero di detenuti sottoposti al regime speciale del cosiddetto 41bis”.

A dirlo è Mauro Nardella, segretario generale territoriale Uil Pa Polizia Penitenziaria e componente della CST Adriatica Gran Sasso.






“Oggi rispetto a qualche anno fa di criminali di elevato spessore ne troviamo ristretti nel carcere del capoluogo il doppio e con tutto ciò che ne consegue in termini di carichi di lavoro – sottolinea il dirigente – In luogo degli 80 “ospitati” nel 2010, infatti, da qualche tempo a questa parte a L'Aquila non si scende al di sotto dei 160. Il tutto a danno di una struttura carceraria che lo sente tutto il peso di un così notevole “sovraccarico” di detenuti di questo livello. Con il doppiaggio dei reclusi sono inevitabilmente raddoppiate le video conferenze; gli ingressi dei familiari impegnati nell' adempimento del diritto ad avere colloqui; le traduzioni in posti diversi e i piantonamenti nei luoghi di cura; l'attività amministrativa in tutti gli uffici. Ovviamente, stante anche e soprattutto per la grossa responsabilità che ne deriva nel gestire persone che molto hanno fatto parlare di se nell'ambito della criminalità nazionale ed internazionale, questo stato di cose pesa e non poco sulla qualità di vita di tutti gli operatori penitenziari.

“Il tutto è aggravato dal fatto che in termini di organici l'amministrazione non ha risposto in maniera proporzionale all'aumento dei detenuti – continua il sindacalista -. La Uil chiede quindi, estendendo l'invito a concorrere in questa direzione al garante dei detenuti Gianmarco Cifaldi, che l'Amministrazione Penitenziaria si faccia carico della situazione difficile creatasi provvedendo più che a raddoppiare il personale di Polizia Penitenziaria a riportare il numero di sottoposti al regime speciale ai valori antecedenti il 2010. Ne varrà del mantenimento adeguato degli standard lavorativi e, per quello che più ci riguarda da vicino, della qualità di vita di tutti gli operatori penitenziari”.

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