TAGLI BANCA POPOLARE DI BARI, I DUBBI DI GIANGUIDO D’ALBERTO SU RAPPRESENTATIVITA’ TERRITORIALE

18 Ottobre 2020 12:25

TERAMO – “Il recente rinnovo delle cariche sociali della Banca Popolare di Bari pone il Comune di Teramo, il Comune di Pescara, le rispettive province e l’intero territorio abruzzese dinanzi ad una sfida che non è solo quella di pretendere con forza la giusta rappresentanza territoriale negli organi amministrativi della Banca pugliese, ma soprattutto quella del mantenimento dei posti di lavoro e della presenza delle filiali in Provincia di Teramo, in Provincia di Pescara e in tutta la Regione”.

Lo dichiara, in una nota, il sindaco di Teramo e presidente Anci Abruzzo, Gianguido d’Alberto. Il nuovo assetto territoriale dell’istituto di credito ha infatti previsto il taglio di 15 filiali in Abruzzo: 8 in provincia di Teramo, 4 in provincia de L’Aquila, 2 Pescara e 1 Chieti. Nel complesso, invece, lo stesso piano prevede il taglio di 8 filiali nelle Marche, 5 in Campania, 2 in Puglia e 1 in Basilicata.

“Il cinquanta per cento dei tagli disposti grava sulla nostra regione. Una prospettiva decisamente inaccettabile e iniqua, non solo in termini puramente numerici ma soprattutto se si considera che l’Abruzzo rappresenta oggi la prima realtà, in quanto a presenza territoriale, per la Banca Popolare di Bari; un innegabile patrimonio aziendale che non può essere sacrificato sull’altare del rapido raggiungimento di un profitto, ancor più in questo momento di grave crisi economica e sociale. Se è vero che la nuova realtà bancaria barese dovrà assolvere alla funzione di ‘banca del sud’, con la finalità di affiancare le strutture economiche del meridione verso uno sviluppo equilibrato attraverso lo sfruttamento del punto di forza del radicamento su territori, allora la presenza delle filiali e di personale sulle aree abruzzesi non può essere vista come “ramo secco” da tagliare, ma come punto di forza da valorizzare”, scrive D’Alberto.





“Questo le filiali abruzzesi erano al momento dell’incorporazione di Tercas e Caripe, questo a maggior ragione sono ora, in un contesto in cui la ricostruzione sta prendendo le mosse dopo le ultime novità normative. In tal senso, solo attraverso un più consolidato radicamento locale dell’Istituto bancario, le realtà economiche e sociali potranno percepire la prossimità e la validità della nuova offerta bancaria, con il valore aggiunto della capillarità territoriale. In caso contrario il rischio è vedere la Banca di Bari come una struttura lontana dal territorio e priva di ogni legame con esso, con la conseguenza che tutti gli elementi di favore verrebbero a cadere producendo un effetto negativo anche sullo stesso sviluppo dell’Istituto sul medio–lungo periodo. Il mantenimento della forza lavoro territoriale e della presenza delle filiali sulle nostre aree non ha, quindi, una valenza esclusivamente sociale, sebbene questa oggi rappresenti un elemento di non poco conto, ma anche di sviluppo di una nuova via di crescita dove Banca e imprese locali, in uno stretto connubio, operino per uno sviluppo economico delle realtà dove sono radicate”, aggiunge.

Proprio al fine di rappresentare questa esigenza, D’Alberto insieme al sindaco di Pescara, Carlo Masci, chiederanno a strettissimo giro di incontrare i nuovi vertici della Banca Popolare di Bari per portare avanti questa iniziativa anche attraverso “un’interlocuzione che consenta di conoscere gli obiettivi del management dell’Istituto barese sul mantenimento dei dipendenti e sull’organizzazione delle filiali, rivendicando con forza e determinazione la centralità dell’Abruzzo nella realizzazione del nuovo piano di sviluppo”.

“Parallelamente intenderanno tornare a chiedere la convocazione quanto prima di una riunione con il Governatore della Regione Abruzzo affinché si possa sviluppare una piattaforma di confronto che tenda a porre al centro dell’agenda politica la nascita di realtà bancarie a forte vocazione territoriale. E’ necessario però, che su tale argomento si coinvolgano tutte le rappresentanze istituzionali, dai Comuni, alle provincie, alla Regione; così come è doveroso che facciano ora sentire la loro voce anche i rappresentanti abruzzesi in Parlamento; perché su questo che è sicuramente un punto centrale per il futuro economico dell’Abruzzo, la compattezza delle posizioni e la uniformità delle azioni, possono conferire ad essi il ruolo di presidio del territorio e dare rilievo, autorevolezza e forza alle rivendicazioni”, conclude.

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