TAGLIO PARCO SIRENTE-VELINO, REGIONE CI RIPROVA, FRONTE DEL NO PRONTO ALLA BATTAGLIA

APPRODA IN COMMISSIONE PDL DELLE POLEMICHE CHE PREVEDE RESTRINGIMENTO AREA PROTETTA E NUOVA GOVERNANCE DELL'ENTE COMMISSARIATO DAL 2015; SI INCRINA IN COMUNI INTERESSATI IL FRONTE DEL SI' ALL'USCITA, TIMORE DI PERDERE FINANZIAMENTI E PENALIZZARE BRAND TURISTICO

di Filippo Tronca

12 Aprile 2021 08:10

L’AQUILA – Va bene che il ritmo lento ben si addice all’idillio di un’area protetta. E’ altrettanto vero che la legge regionale di riforma e riperimetrazione del Parco Regionale Sirente-Velino, è oramai all’ordine del giorno da un buon decennio, e il passaggio in seconda commissione territorio della Regione, previsto per la prossima settimana, probabilmente non sarà il passaggio decisivo per chiudere la partita in tempi brevi.

La questione infatti è incandescente, non tanto per nuova governance che è prevista nel testo, ma soprattutto per l’allegato che dispone la  riperimetrazione del territorio con una riperimetrazione da 54.361 a 46.381 ettari, nell’area subequana, in provincia dell’Aquila, nei comuni di Acciano, Castelvecchio Subequo, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Fagnano Alto, Molina Aterno, Tione degli Abruzzi ed Ocre.

Il pdl “Nuova disciplina del Parco naturale regionale Sirente Velino e revisione dei confini” approvato in giunta regionale su iniziativa del vice presidente della Regione Emanuele Imprudente, della Lega, e ha l’appoggio del centrodestra più o meno compatto, che conta di centrare l’obiettivo fallito dall’assessore del centrosinistra, Donato Di Matteo nella precedente legislatura che propose un provvedimento simile, arenatosi però nelle commissioni, vista anche la contrarietà di parte della stessa maggioranza di allora, a cominciare dal dem aquilano, Pierpaolo Pietrucci.

Ed anche il pdl di Imprudente registra la durissima contrarietà delle opposizioni del centrosinistra e del Movimento 5 stelle, e quella scontata delle associazioni ambientaliste.

Con la novità rappresentata anche di agricoltori e operatori del turismo dei territori oggetto del “taglio” che in precedenza non avevano preso posizione o dato l’ok ai rispettivi sindaci all’ipotesi di uscire dall’area protetta, con delibere approvate nel 2016 e  inserite nel progetto di legge di Di Matteo e poi riprese dal nuovo pdl.

Ma che ora in non pochi casi, da quanto si apprende ci  sarebbe un ripensamento, in quanto verrebbero meno i contributi del Parco per i danni da fauna selvatica, in una situazione in cui le scorribande in particolare di cervi e cinghiali proseguirebbero in ogni caso, anche con la possibilità di incrementare l’attività venatoria.  Tutti d’accordo che il Parco non può andare avanti così, commissariato dal 2015, e guidato dal dirigente regionale Igino Chiuchiarelli, con un budget risicatissimo che basta a pagare gli stipendi del personale e per poco altro.

Ma cresce il timore di essere tagliati fuori da finanziamenti e opportunità che potrebbero presentarsi allorché, come promesso ed anzi garantito dalla Regione di centrodestra, il Parco otterrà finalmente adeguate risorse, e con una governance finalmente a pieno regime, sarà in grado di intercettare finanziamenti europei e statali, in un contesto dove sul settore ambiente e sostenibilità sono previste importanti investimenti nell’ambito del Recovery plan.

E’ accaduto ad esempio Tione degli Abruzzi, dove a seguito delle riunioni convocate dal sindaco Stefania Mariani,  si è registrato un mutamento di posizione tra gli operatori economici, ed è stata approvata una delibera che di fatto cambiato il segno di quella approvata dalla precedente amministrazione del sindaco Tullio Camilli, che prevedeva l’uscita dall’area protetta di parte consistente del territorio comunale. In altri comuni che restano favorevoli  all’uscita, ci sono titolari di b&b aumentati negli ultimi anni, man mano che sono state ristrutturare le abitazioni, in particolare seconde case, danneggiate dal sisma, che nell’appartenere all’area protetta vedono un oggettivo vantaggio in termini di immagine.

Potrebbe non essere insomma più del tutto vero, come si legge nella relazione del pdl che la riperimetrazione “è funzionale alle esigenze delle comunità locali e espressione della volontà popolare”.

Dopo un periodo di stasi, il progetto di legge messo a punto nella primavera dello scorso anno, è tornato mercoledì scorso in commissione Territorio, la discussione però è stata rinviata, “per motivi tecnici, per la necessità di integrare documentazione”, ha spiegato ad Abruzzoweb il presidente Emanuele Marcovecchio della Lega, che non è voluto entrare nel merito della questione. La seduta è stata aggiornata alla prossima settimana.

Tra le altre novità previste nel provvedimento è che il territorio del Parco viene diviso in tre aree comprensoriali:   Subequana,  Marsicana e Altopiano Sirente Velino.

Il presidente  del Parco sarà nominato con decreto del presidente della Regione, su proposta della Comunità del  Parco, tra soggetti dotati di esperienza e competenza in materia. E non più in seno al Consiglio direttivo fra membri nominati dal Consiglio regionale.

Il cda viene  ridotto a 6 membri: 3 saranno nominati anche qui con decreto del presidente  della regione su designazione della Comunità del parco, gli altri tre nominati dal consiglio regionale.

Spariscono le designazioni da parte delle associazioni ambientaliste, e dell’Università dell’Aquila.

Previsto poi il Comitato consultivo con il compito di   esprimere “un parere tecnico-scientifico non vincolante su ogni argomento sottoposto  dal Consiglio Direttivo o dalla Comunità del Parco”.

Infine si rafforza vigilanza attiva sul territorio, con l’istituzione di apposite guardie parco con funzioni di agenti di polizia giudiziaria.

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