TAX GAP: LAVORO NERO ED EVASIONE COSTA 99 MILIARDI, L’ABRUZZO TRA LE REGIONI “CANAGLIA”

FOCUS RELAZIONE DEL MEF SU “ECONOMIA NON OSSERVATA”: ITALIA DEI FURBI PESA SUI CONTRIBUENTI ONESTI PER IL 12,1% SUL COMPLESSO DEL VALORE AGGIUNTO, IN REGIONE SI SALE AL 15,1%

9 Gennaio 2023 08:18

Regione - Economia

L’AQUILA – La buona notizia è che è calato rispetto agli anni precedenti in Italia il tax gap,  ovvero la  differenza tra le imposte che vengono effettivamente incassate dalle amministrazioni e quelle che si incasserebbero se fosse meno numeroso l’esercito di evasori, truffatori e parassiti.

La notizia che resta pessima, è che siamo ancora a una quota monstre di 99,2 miliardi di euro, con dati aggiornati al 2019 di cui 86,5 miliardi di euro relative all’evasione di varie imposte e tasse, e 12,7 miliardi di euro di mancate entrate contributive, per esempio legate ai contributi pensionistici, conseguenza funesta della piaga ancora dilagante del lavoro nero o irregolare.

E l’Abruzzo è una delle “regioni canaglia” ottava in Italia con l’incidenza complessiva sul Pil dell’economia non osservata pari al 15,1% del complesso del valore aggiunto.

A certificarlo è il Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha recentemente pubblicato la nuova “Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale contributiva”, scritta da una commissione di 15 esperti in varie materie, come l’economia, la statistica e il lavoro, allegata alla Nota di aggiornamento al Def presentata pochi giorni fa dal governo di Giorgia Meloni.

I dati della relazione fanno riferimento al 2019, e la stima del sommerso economico nei Conti nazionali comprende le componenti relative sotto-dichiarazione del valore aggiunto, connessa al deliberato occultamento di una parte del reddito da parte delle imprese attraverso dichiarazioni volutamente errate del fatturato e/o dei costi alle autorità fiscali, in secondo luogo la  “componente del valore aggiunto riconducibile all’impiego di lavoro irregolare”,  in termini di occupati, posizioni lavorative, unità di lavoro equivalenti a tempo pieno ed ore effettivamente lavorate.

Infine  “altre componenti del sommerso economico”, tra cui voce importante è l’attività delle famiglie proprietarie di immobili che le concedono in affitto, ad uso residenziale e non residenziale, senza un regolare contratto di locazione.





Il dato del 2019 è il più basso degli ultimi cinque anni: nel 2015 il tax gap è stato pari a 106 miliardi di euro, nel 2016 e 2017 a 107,5 miliardi e nel 2018 a 103 miliardi. Nel 2019 l’evasione fiscale e contributiva ha raggiunto un valore pari al 4,1 per cento del Pil, contro il 4,4 per cento del 2018, il 4,8 per cento del 2017 e il 4,9 per cento di 2015 e 2016. Negli ultimi vent’anni, il valore massimo è stato raggiunto nel 2014, quando il tax gap è stato pari al 6,2 per cento del Pil.

Detto questo merita un focus la distribuzione territoriale dell’economia non osservata, ovvero le analisi a base regionale.

Per rendere chiaro il confronto, occorre considerare che l’incidenza complessiva sul Pil del 2019 di questo insieme di componenti dell’economia non osservata è pari al 2,0%, ovvero al 12,1% del del complesso del valore aggiunto.

La Calabria è la regione in cui il peso dell’economia non osservata è massimo, con il 20,2% del valore aggiunto complessivo,  seguita da Campania (19,1%) e Puglia (18,4%).

Scorrendo la classifica generale, dopo Molise, Umbria e Sardegna troviamo l’Abruzzo, con il 15,1%.

L’incidenza più bassa si registra invece nella Provincia Autonoma di Bolzano  (8,1%), Lombardia e Provincia autonoma di Trento, con “solo” il 9,2%

Andando nel dettaglio Puglia (8,3%), Campania e Marche (entrambe 7,7%), Calabria (7,6%), Molise e Umbria (entrambe 7,5%) presentano la quota più alta di rivalutazione del valore aggiunto sotto-dichiarato. L’Abruzzo è nono con il 7%.





Le quote più basse si registrano invece nella Provincia autonoma di Bolzano-Bozen (2,7%) e nella Provincia Autonoma di Trento (3,7%).

Il peso del sommerso dovuto all’impiego di input di lavoro irregolare è particolarmente
elevato in Calabria (9,2% del valore aggiunto) e Campania (8,1%), le quote più contenute
sono quelle osservate in Veneto (3,5%), Lombardia, Provincia autonoma di Bolzano-Bozen e
Provincia Autonoma di Trento, tutte al 3,6%.

L’Abruzzo  è sesto per lavoro irregolare, con il 5,7%.

Si legge a questo ultimo proposito nel documento: “Il ricorso al lavoro non regolare da parte di imprese e famiglie è una caratteristica strutturale del mercato del lavoro italiano. Dopo aver segnato nel 2018 una flessione dell’1,5%, nel 2019 le unità di lavoro a tempo pieno in condizione di non regolarità mostrano un ulteriore diminuzione dell’1,6%, attestandosi a 3 milioni e 586 mila unità, occupate in prevalenza come dipendenti (2 milioni e 583 mila unità. La diminuzione ha interessato, però, esclusivamente le unità dipendenti (-2,4%), mentre quelle indipendenti sono aumentate dello 0,7%”.

Rispetto al 2016,  dato questo positivo, le unità di lavoro irregolari, nel 2019, sono circa 89 mila in meno, come sintesi di una diminuzione di 33 mila unità dipendenti e 55 mila unità indipendenti. Il tasso di irregolarità scende, nei quattro anni, dal 15,5% del 2016 al 14,9% del 2019.

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