TERAMANA L’APP CHE RACCONTA L’ARTE DEL LOUVRE DE SANCTIS, ‘PUNTO L’ESTERO MA NON MOLLO RADICI’

Autore dell'articolo: Marianna Mascioletti

25 Novembre 2013 08:04

TERAMO – “ArtGuru”. Si chiama così l’applicazione per smartphone che sostituirà le vecchie audioguide dei musei, inventata da Cristian Civera e Marco De Sanctis, teramano.

Quest'ultimo spiega ad AbruzzoWeb com’è nata quest’idea. “Io e il mio collega Cristian, quasi per divertimento, abbiamo creato un sistema di riconoscimento automatico delle immagini che funzionava su smartphone o tablet – spiega – Come mettere a frutto quest’invenzione? Ci siamo resi conto, anche discutendo coi nostri contatti in Microsoft, che se c’era un settore bisognoso di aggiornamento era quello delle audioguide: detto fatto, dopo molto lavoro sulla tecnologia e sui contenuti, è nata ArtGuru. Basta inquadrare un’opera d’arte col telefonino e subito l’app ne ‘racconta’ la storia in audio e in video”.

Ma come mai ArtGuru è disponibile soltanto per Windows Phone e non ancora per Apple e Android? “Abbiamo deciso di sviluppare l’applicazione su AppCampus, una piattaforma creata da Microsoft e Nokia, in cui aziende e sviluppatori sono liberi di presentare i loro prodotti, in cambio, però, di un’esclusiva di 90 giorni. Per il momento stiamo andando molto bene: già 3.000 download dall’uscita, quasi un mese fa”.






Quanto alla scelta del Louvre, De Sanctis spiega che “col museo parigino non c’è una collaborazione ufficiale, anche se naturalmente ci piacerebbe poterla avere in futuro. Il fatto è che il Louvre è il museo più visitato d’Europa – ricorda – quindi ci offre una platea molto vasta per la nostra applicazione, ed è anche un’ottima vetrina: se dimostriamo di riuscire a gestire quel tipo di complessità, diamo un’immagine seria e professionale, di un’impresa che ‘sa fare’ le cose. Adesso comunque, con Veezeon, la nostra azienda fondata a Londra per dare seguito al progetto di ArtGuru, stiamo proponendo il prodotto a molti altri musei: il Louvre è solo l’inizio”.

Nonostante la spinta che lo porta fuori regione, tanto più lavorando nel settore dell'hi-tech, il teramano non rinuncia per ora al suo retaggio familiare. “Vivo tuttora in Abruzzo: le mie radici sono qui e non voglio rinunciarci – assicura – Tuttavia, credo che se non avessi deciso di uscire da questo contesto, innanzitutto con l’università (ha studiato a Udine, ndr) e poi con il lavoro, avrei combinato ben poco. Il mio lavoro nelle nuove tecnologie è tale per cui non si può avere una 'sede' fissa, ma bisogna spostarsi seguendo l’innovazione e i progetti interessanti, dovunque siano”.

“Ho clienti in tutta Italia e in gran parte d’Europa – conclude De Sanctis – Limitare il mio campo d’azione all’Abruzzo, o a qualunque altro territorio, sarebbe stata sicuramente una scelta perdente. A un ragazzo che voglia seguire i miei passi dico: se fossi rimasto sempre fermo in un luogo, probabilmente non sarei riuscito a crearmi una rete di contatti con aziende come Microsoft, né sarei riuscito a lavorare in progetti di alta caratura. Ripeto, però: spostarsi non vuol dire perdere le radici”.

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